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Buccellati è nuovamente in cerca di un investitore

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 21 nov 2018
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Buccellati, uno degli ultimi produttori di gioielli indipendenti d’Italia, si è messo attivamente alla ricerca di un nuovo compratore. Il suo attuale proprietario cinese intenderebbe infatti cancellare il piano di espansione da 200 milioni di euro che aveva prospettato per il brand, secondo alcune rivelazioni fatte a FashionNetwork.com da fonti vicine alla pratica, che vogliono rimanere anonime.

Uno store Buccellati


Il gruppo cinese Gagnsu Gantai Holdings, uno dei distributori di gioielli più importanti del mondo e proprietario di miniere aurifere, è in difficoltà finanziarie e in conflitto con il governo di Pechino da sei mesi. Impossibilitato a trasferire fondi dalla Cina, non può onorare l'impegno assunto con l'acquisto dell'85% del gioielliere milanese nel 2016: finanziare la produzione, il marketing e l’apertura di 88 boutique Buccellati.
 
“Gangtai non ha più le risorse necessarie per continuare a sostenere lo sviluppo di Buccellati”, sospira una delle fonti vicine al dossier. “Sta diventando sempre più difficile far uscire denaro dalla Cina”. Gangtai si è fatto intrappolare da una misura repressiva del governo riguardante i crediti nel settore immobiliare ed è costretto a vendere i suoi beni uno dopo l'altro per estinguere il proprio debito. L'azienda ha già venduto un enorme progetto immobiliare in Cina quest'estate. In settembre, Gangtai non ha potuto assolvere al pagamento di un’obbligazione societaria da 500 milioni di yuan con scadenza nel 2019. Questa si va dunque ad aggiungere alle numerose obbligazioni societarie non pagate in Cina, in un contesto che vede affacciarsi un rallentamento economico e una preoccupante guerra commerciale con gli Stati Uniti.

“Il governo proibisce l’uscita di denaro nel caso di alcuni accordi di fusione-acquisizione come questo”, spiega una fonte. “Il governo è totalitario, quindi non possiamo farci nulla”.
 
Gangtai deve cominciare a considerare l'idea poco attraente di dover cedere Buccellati a un prezzo molto minore dei 230 milioni di euro sborsati nel 2016 per l’acquisto del gioielliere italiano. I ricavi generati da Buccellati sono valutati attorno a 50 milioni di euro all’anno e si pensa che l’azienda possieda una somma equivalente sotto forma di scorte invendute. Secondo fonti vicine al dossier, è improbabile che sia venduta a molto più di 150 milioni di euro.
 
Il candidato meglio posizionato per acquisire il controllo del marchio italiano sarebbe il proprietario di Cartier, Richemont, che ha già espresso interesse per il brand e ha consultato i suoi conti, secondo due fonti. Ma le trattative con Gangtai sono ardue e non è ancora chiaro se raggiungeranno un accordo.
 
Tra gli altri compratori potenziali, si sarebbe manifestato anche il gruppo del Qatar Mayhoola (che possiede Valentino e Balmain), ma questo non dispone delle stesse sinergie di Richemont in termini di distribuzione e marketing, poiché il gruppo svizzero è proprietario dei marchi di gioielli Piaget, Van Cleef & Arpels e Montblanc.

Il braccialetto "Ducale" di Buccellati


Fondato giusto un secolo fa, nel 1919, il marchio Buccellati attrae da molto tempo famiglie reali e ricchi intenditori. È uno dei pochi gioiellieri italiani ad esser riuscito a conservare uno stile chiaramente riconoscibile ed un’artigianalità tutta sua. Famoso per i suoi anelli di pizzo a nido d'ape da 4.000 euro e i braccialetti in oro spazzolato che costano 20.000 euro, Buccellati utilizza tecniche di incisione originali e tradizionali che risalgono al Rinascimento.
 
Nonostante il suo forte heritage, e come numerosi marchi di lusso controllati da famiglie italiane, Buccellati ha sofferto di liti familiari, della mancanza di una chiara strategia di crescita a lungo termine e dell’insufficenza degli investimenti compiuti per lo sviluppo in nuovi mercati come l'Asia. In effetti, sono ormai quasi 10 anni che il gioielliere di Milano cerca un compratore serio. Era già sul mercato da molti anni quando è stato acquistato dal fondo d’investimento privato italiano Clessidra nel 2013, che ha assunto l’ex PDG di Lanvin Thierry Andretta (ora alla testa del marchio britannico di lusso Mulberry) per dirigere l’azienda.
 
Dopo la morte del socio principale e vero motore di Clessidra, Claudio Sposito, deceduto all’inizio del 2016, il controllo del fondo è stato venduto a Italmobiliare SpA, un gruppo industriale quotato in Borsa e controllato dalla famiglia miliardaria Pesenti. Buccellati è stato di nuovo messo in vendita ed è stato siglato un accordo con Gangtai Holdings alla fine dell’estate del 2016. Clessidra e la famiglia Buccellati possiedono ancora fra tutt’e due il 15% del gioielliere milanese.
 
Clessidra cerca un acquirente anche per Roberto Cavalli, che perde soldi e genera entrate per circa 150 milioni di euro l’anno. Molte fonti affermano che Philipp Plein starebbe facendo gli occhi dolci al marchio italiano, ma nessuna offerta definitiva è stata ancora comunicata. Cavalli è diretto da Gian Giacomo Ferraris, arrivato in azienda nel luglio 2016 dopo aver lavorato per molti anni per Versace (ora di proprietà di Michael Kors).

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