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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 lug 2022
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9 minuti
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Bruno Pavlovsky, eletto presidente della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, svela i suoi piani

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 lug 2022

Il 1° luglio Bruno Pavlovsky è stato eletto presidente della Fédération de la Haute Couture et de la Mode (FHCM), succedendo a Ralph Toledano. FashionNetwork.com ha incontrato il dirigente di Chanel per discutere i suoi piani per la moda francese e la settimana della moda di Parigi, la più grande vetrina di moda del mondo. Il dirigente fa parte del comitato esecutivo della FCHM da dieci anni. Unico candidato alla carica di presidente, Pavlovsky è stato eletto all'unanimità dai diciotto membri del consiglio direttivo della federazione.

È un giorno importante per un leader energico e cerebrale come lui, e un’altra tappa raggiunta in una carriera già impressionante. Bruno Pavlovsky è il presidente della moda di Chanel dal 2002 e sotto la sua guida il marchio ha vissuto due decenni particolarmente effervescenti. Durante questo periodo, Karl Lagerfeld ha messo in scena le sfilate di moda più accattivanti del pianeta e Chanel ha registrato una crescita costante a due cifre.

Dopo la morte di Karl Lagerfeld, Bruno Pavlovsky ha supervisionato con delicatezza il passaggio della direzione creativa a Virginie Viard, ottenendo risultati altrettanto dinamici, anche in mezzo a una pandemia. Inoltre, Bruno Pavlovsky lo scorso gennaio si trovava al fianco del presidente Emmanuel Macron per l'inaugurazione del 19M, un centro di competenze artigianali e métiers d’art riunito sotto l'egida della holding Paraffection di Chanel. Questo enorme spazio vicino alla tangenziale di Parigi è stato progettato per essere aperto a tutti gli stilisti e designer di moda, per garantire il futuro di savoir-faire francesi unici.
 
Dato che Pavlovsky è riuscito a mantenere la posizione preminente di Chanel come marchio di lusso più celebre della moda, non c'è da stupirsi che i suoi colleghi gli abbiano affidato la guida del futuro della federazione, che il leader chiama affettuosamente la “Fédé”. Ma anche per preservare la capitale francese come prima capitale mondiale delle sfilate, grazie alla Paris Fashion Week.
 
Sebbene il presidente della moda di Chanel si dimostri pieno di lodi per il suo predecessore, Ralph Toledano, e per il presidente esecutivo di FHCM, Pascal Morand, Pavlovsky sta già pianificando dei cambiamenti. In particolare, vuole ampliare le dimensioni del comitato esecutivo dell'FHCM per includervi i tre presidenti di ciascuna Chambre Syndicale, che si occupano rispettivamente di haute couture, prêt-à-porter femminile e moda maschile.

Bruno Pavlovsky - DR


FashionNetwork.com: Quali saranno per lei gli obiettivi più importanti della FHCM nei prossimi anni?
Bruno Pavlovsky: L'importante è consolidare tutto ciò che è stato fatto in queste ultime annata, con Ralph (Toledano), ovviamente, e con Pascal (Morand). Penso che siano state fatte molte cose molto importanti che hanno reso la federazione, e soprattutto la settimana della moda di Parigi, così d'impatto, così interessanti e così creative. Significa soprattutto proseguire in un mondo che cambia, forse più difficile e meno favorevole all'emergere di marchi giovani. La FHCM deve adattarsi costantemente al contesto in cui ci troviamo per poter garantire che Parigi continui ad essere ciò che è Parigi.

A ciò s’aggiunge evidentemente un altro ruolo che sta diventando sempre più importante. Si tratta di rendere chiaro e intelleggibile a marchi e membri tutto ciò che riguarda le normative sociali, giuridiche e legate allo sviluppo sostenibile. Succedono tante cose tra Parigi e Bruxelles e la federazione ha ovviamente la responsabilità di dare ai marchi gli strumenti per comprendere questi argomenti.

Infine, la federazione deve continuare a procurarsi i mezzi affinché l'IFM (la scuola di moda e management dell’Institut Français de la Mode) continui a svilupparsi. La federazione e i nostri marchi sono stati attori importanti nella creazione e nello sviluppo dell'IFM. Questo pilastro è diventato imprescindibile nell'ecosistema parigino, quindi è ovviamente necessario che la federazione continui attraverso i suoi aderenti a sostenere lo sviluppo dell'IFM.

La federazione ha anche avuto un ruolo internazionale. Ma dal momento che ha un budget limitato, dobbiamo scegliere le nostre priorità. Per me, oltre a queste tre priorità, credo ci siano altri due punti fondamentali: la creazione giovane e quali risorse aggiuntive possiamo fornire. Penso che questo sia uno dei progetti di successo degli ultimi tre anni e quindi come possiamo rafforzare tale successo? Tali questioni saranno tanto più essenziali in quanto la situazione rischia di essere economicamente difficoltosa. È qui che sono importanti la federazione e il supporto ai membri sulla visibilità nel tempo dei marchi giovani. C'è davvero tanto lavoro da fare.

Successivamente, ci sarà da fare un lavoro ad hoc attorno ai Giochi Olimpici del 2024 a Parigi. Ce ne stiamo occupando con Pascal, perché questo lavoro potrebbe causare una serie di problemi. Ora che abbiamo una buona comprensione di questo evento e del suo impatto su Parigi, abbiamo le collezioni di prêt-à-porter a marzo, l’abbigliamento maschile a giugno, le collezioni d’alta moda a luglio e ancora le collezioni di prêt-à-porter a settembre e ottobre. È la federazione che deve concentrarsi sulla ricerca di luoghi per presentare queste collezioni. Dobbiamo infatti proporre delle soluzioni ai nostri membri, visto quello che accadrà a Parigi. Ciò richiede molta energia, perché significa che dobbiamo lavorare con il Comitato Olimpico, la città di Parigi e il governo per riuscire a proteggere i luoghi in cui possiamo sfilare. Inoltre, la questione è divisa in due tempi, perché ci sono le Olimpiadi a luglio e le Paralimpiadi a settembre. Le Paralimpiadi hanno un impatto leggermente inferiore, ma le sedi principali parigine rimarranno le stesse. Dunque niente Grand Palais, niente Grand Palais éphemère, niente Tuileries, ecc. Dobbiamo trovare delle soluzioni.

FNW: Storicamente Parigi è la capofila delle quattro maggiori città della moda; una lista che comprende anche Milano, Londra e New York. Come garantirete il mantenimento di questa posizione?
BP: Ancora una volta, penso che tutto ciò che è stato fatto abbia contribuito a mantenere lo status di Parigi sulla scena della moda internazionale. Dobbiamo continuare in questa direzione. Fondamentale il lavoro delle Chambres per ogni Fashion Week. Il lavoro di selezione e i criteri di supporto ci hanno permesso di arrivare dove siamo oggi. Parigi ha il vantaggio di esistere da molto tempo. Ma dobbiamo essere in grado di continuare a fare le cose correttamente tenendo conto delle evoluzioni del mondo attuale.

FNW: In un certo senso, Parigi ha una selezione più rigorosa rispetto alle altre città, giusto?
BP: Naturalmente, è stata questa selezione più rigorosa che ci ha permesso di avere successo. Rimango dell'opinione che essere severi sia una giusta esigenza del talento. È anche un modo per valorizzare il know-how che si può trovare a Parigi. Penso che questa sia la ricetta che ha tenuto viva Parigi, anche in tempi difficili.
 
FNW: Anche se la Francia ospita i più grandi marchi (Dior, Chanel, Louis Vuitton), il budget della federazione è inferiore a quello di Londra e New York. C'è una soluzione a questo o è inevitabile?
BP: È un impegno! Penso che abbiamo fatto del nostro meglio con questo bilancio, vista l'evoluzione di una serie di questioni. Parlo di creazione giovane, della necessità di essere presenti su tutti i nuovi temi legislativi, siano essi europei o francesi ; penso che la federazione debba pensare a trovare ulteriori mezzi per poter affrontare queste tematiche.

Sul tema della sostenibilità, ad esempio, domani bisognerà saperla misurare. Dobbiamo supportare i nostri membri nella valutazione dell'impronta di carbonio delle loro sfilate, ma anche dei loro prodotti. Un approccio molto importante. Se domani queste materie saranno un obbligo legale, dobbiamo sostenere e difendere i nostri iscritti. Su temi del genere la federazione deve mettersi in gioco, ma oggi non ha necessariamente i mezzi per occuparsene. Ci sono alcuni argomenti che sono trattati dal Comité Colbert, ma che non coprono necessariamente le stesse esigenze che ha la moda. Dobbiamo quindi unire le forze con tutti coloro che possono difendere questi interessi in modo da riuscire a far sentire i nostri bisogni. Quindi, oltre a far sognare le persone con la Paris Fashion Week, la federazione deve impegnarsi di più.

Photo: IFM


FNW: Come immagina di lavorare con i suoi colleghi a Milano, Londra e New York?
BP: Pensavo che mi avrebbe chiesto dei miei colleghi parigini e le avrei risposto che lavoro già piuttosto bene con loro tramite la federazione. Affinché la FHCM funzioni, tutti devono mettere da parte le controversie tra i marchi per lavorare insieme su una visione e interessi comuni. Penso che la federazione sia riuscita a fare tutto quello che ha fatto, in particolare l'IFM, grazie a una reale visione comune.

Quanto a quelli delle altre grandi città, li conosco ma non li ho mai incontrati. Con Pascal, che li conosce, ci piacerebbe incontrarli e vedere cosa possiamo fare. Oggi, penso che sia importante che ogni grande capitale e la sua Fashion Week collaborino per vedere come tutto questo può integrarsi e funzionare insieme.

FNW: Ralph Toledano ha sempre parlato dell'importanza del lavoro di squadra in federazione, soprattutto all'interno del comitato esecutivo, quindi chi saranno i suoi prossimi colleghi e come lavorerà con loro?
BP: Penso che per riuscire a costruire ciò che la federazione ha costruito, era importante avere un comitato esecutivo costruito attorno ai grandi gruppi – come LVMH, Kering, Chanel e Hermès. Ma ormai il comitato esecutivo è abbastanza forte da potersi aprire. Quello che proporrò, infatti, è di aprire il comitato esecutivo ai presidenti delle camere sindacali. Penso che possiamo aggiungere i loro tre presidenti al comitato esecutivo per allargarci ad altri marchi e altri membri. Troverei molto interessante se Anouck Duranteau-Loeper (CEO di Isabel Marant), presidentessa della Chambre Syndicale de la Mode Féminine, ed Elsa Lanzo (CEO di Rick Owens), presidentessa della Chambre Syndicale de la Mode Masculine potessero partecipare ai lavori del comitato esecutivo.

FNW: Chi è il presidente della Chambre Syndicale de la Haute Couture?
BP: In questo momento è Ralph, e a settembre ci sarà il voto per sostituirlo. Tradizionalmente - non chiedetemi perché - di solito è il presidente della FHCM a essere presidente della camera sindacale dell’alta moda. Tuttavia, mi auguro di non essere il presidente dell'alta moda. Penso che il lavoro svolto da Anouck nella femminile e da Elsa nella maschile ci abbia permesso di ottenere quei risultati che si sono riverberati nelle ultime Fashion Week.

FNW: Il sostegno finanziario ai giovani stilisti è maggiore a Londra e New York che a Parigi. Come ha intenzione di recuperare questo ritardo?
BP: C'è un lavoro da fare. Abbiamo gettato le basi mirabilmente, ma possiamo andare oltre. Con il comitato esecutivo si tratta di vedere come aumentare il budget della federazione per poter sostenere i marchi. Ma non voglio paragonarmi a quello che sta succedendo a New York, Londra o altrove, non è questo il punto. L'obiettivo è scoprire come possiamo supportare meglio questi giovani marchi nel lungo periodo, in modo che si appoggino a una base reale.

A Parigi c'è un intero ecosistema ed è anche questo che rende forte la capitale francese. Per questo è importante che ci impegniamo anche nell'IFM, con l’Andam.... Ad ognuno la sua professione. L’Andam ad esempio deve identificare i talenti e la federazione deve pensare a come supportare al meglio i nuovi marchi non provenienti dall’Andam. Penso che siamo riusciti ad avere un potente ecosistema.

FNW: La maison Chanel, che lei presiede, ha assunto molti laureati dell’IFM?
BP:  Sì, ogni anno. Non ho le cifre davanti a me, ma ci sono molti laureati dell’IFM in molte case di moda parigine.
 
FNW: L'inclusività è un'idea molto importante nella moda e nella società. Come affronterete questo problema all'interno dell'FHCM?
BP: Ancora una volta, è l'apertura ciò di cui la federazione deve dar prova. Deve essere aperta a nuovi talenti e dare dei mezzi a tutti. È un equilibrio che deve essere sviluppato e mantenuto.

La sede di Chanel, in rue Cambon a Parigi - DR


FNW: In Francia, molti marchi hanno direttori creativi che non sono francesi. Questo la preoccupa per il futuro?
BP: Niente affatto, l'importante è avere dei talenti. Penso che l'argomento sia trovare talenti che abbiano la capacità di capire cosa sono i brand e che abbiano l’abilità di dare loro un significato. La federazione non sta là per decidere al posto dei marchi. La cosa più importante è trovare il talento giusto per esprimere il valore del brand. Ciò che caratterizza Parigi è soprattutto questa straordinaria rete di saperi che è l'artigianato. Ma è un qualcosa che va oltre l’artigianato ed è anche ciò di cui si ha bisogno per avere successo. Questo è quanto distingue Parigi dalle altre grandi capitali, dove – diciamo così – l'impronta lasciata attorno al prodotto è meno forte.

FNW: Iniziando il suo primo giorno dovendosi preparare ad affrontare tutte queste sfide, come si sente?
BP: Innanzitutto, è un grande onore nella vita professionale poter intraprendere una professione prestigiosa come la moda. Poi, mi sento pronto, perché prima di tutto c'è una squadra che lavora molto bene. Se dovessimo ricominciare da capo e ripartire da zero, non credo sarebbe la stessa cosa. Ho lavorato otto anni con Ralph, conosco la maggior parte delle tematiche. E dobbiamo progredire su alcune di esse. Questa è un'opportunità incredibile per me.

Penso che Ralph e Pascal formassero un grande team. La linea è tracciata e dovremo far progredire diversi dei temi che ho citato. Non rivoluzionerò la federazione. È un lavoro di squadra. L'obiettivo è di darci i mezzi per poter andare un po' più oltre su tematiche che ci sembrano fondamentali per la professione. Ma anche per continuare a far risplendere Parigi.

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