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Brooks Brothers chiede il Chapter 11 e si mette in vendita, molti gli interessati all’acquisto

Pubblicato il
8 lug 2020
Tempo di lettura
4 minuti
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Brooks Brothers ha annunciato nel pomeriggio di mercoledì di aver avviato la procedura prevista dalla normativa Chapter 11 presso la Sezione Fallimenti del tribunale statunitense del Delaware al fine di facilitare il suo processo di vendita al massimo prezzo. L’operazione garantirebbe che l’iconico marchio (il più antico brand di abbigliamento americano, le cui camicie e abiti hanno vestito numerosi presidenti degli Stati Uniti, compresi Kennedy, Lincoln e Roosevelt) possa continuare l’attività anche negli anni a venire.

Instagram: @brooksbrothers


L’etichetta di proprietà italiana (nel 2001 è stata acquisita da Claudio Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica) tiene a sottolineare che continuerà a svolgere la consueta attività durante l’intera procedura giudiziaria, e che prevede di concludere la fase di vendita nei prossimi mesi, in attesa dell’approvazione del tribunale, mentre i dettagli sulle tempistiche della procedura competitiva d’asta saranno resi noti nei prossimi giorni.
 
L’azienda ha anche comunicato di aver ottenuto finanziamenti per 75 milioni di dollari (65,8 milioni di euro), tramite una linea di credito di tipo “debtor-in-possession”, da WHP Global, società di brand management. In più, ha fatto sapere che continuerà ad assistere i clienti online e procederà con un piano di riapertura della maggioranza dei punti vendita al dettaglio chiusi a causa del Covid-19. Sono 51 i negozi che Brooks Brothers aveva deciso di chiudere durante la pandemia (e che oggi sta per chiudere o ha già chiuso) negli Stati Uniti.

Ricordando nel comunicato come il marchio abbia sempre dato prova di grande resilienza in 200 anni di storia, resistendo a cambiamenti di gusti e tendenze a volte radicali, a “cicli economici fluttuanti e persino guerre mondiali”, Claudio Del Vecchio, Presidente e Amministratore Delegato di Brooks Brothers, indica quale priorità della società “aprire questo importante capitolo con un nuovo proprietario che apprezzi la tradizione di Brooks Brothers, abbia una visione del futuro e si allinei ai nostri valori più profondi e alla nostra cultura. Prima del Covid-19”, prosegue, “stavamo già valutando varie opzioni strategiche per posizionare la società con successo in un ambiente di vendita al dettaglio in rapida trasformazione, inclusa una potenziale vendita. I venti contrari del settore sono solo stati intensificati dalla pandemia”.

Coi suoi 500 negozi nel mondo, 200 dei quali in Nord America, Brooks Brothers ha realizzato un fatturato di 1 miliardo di dollari nel 2019, secondo il Wall Street Journal, che precisa come l’azienda, che produce i suoi vestiti negli USA, “preveda di interrompere la produzione nelle sue tre fabbriche statunitensi il 15 agosto".

Non appena ha cominciato a circolare la notizia dell’imminente richiesta di protezione da parte dello storico brand americano del Chapter 11 della legge fallimentare statunitense, che consente alle aziende di ristrutturarsi al riparo dai creditori, vari potenziali acquirenti hanno manifestato interesse, prearandosi a una battaglia di offerte per accaparrarselo.
 
Secondo alcuni resoconti di mercato, le società interessate sarebbero Authentic Brands Group (ABG), in collaborazione con Simon Property Group e Brookfield Property Partners, come pure Marquee Brands e Sequential Brands.
 
Il travagliato marchio d’abbigliamento ha anche attirato l'attenzione di Solitaire Partners e WHP Global, la società di gestione di marchi di recentissima fondazione guidata da Yehuda Shmidman che, insieme ad ABG, è considerata uno dei contendenti più forti in lizza.
 
Solitaire Partners è guidato da David Jackson, ex CEO di Istithmar World di Dubai, che possedette Barneys dal 2007 al 2012. I piani di Jackson per Brooks Brothers, secondo quanto riferito, implicherebbero il mantenere intatta la rete di begozi in franchising e il continuare a produrre abbigliamento in modo indipendente, un approccio rispettoso all'eredità del marchio che può differenziare la sua offerta.
 
Fondato nel luglio 2019, WHP ha già comprato i brand Anne Klein e Joseph Abboud, e recentemente ha ricevuto ulteriori finanziamenti da Oaktree Capital Management, il cui investimento nell'azienda ammonta ora a 350 milioni di dollari (307,2 milioni di euro), portando i suoi fondi complessivi a oltre 1 miliardo di dollari (877,6 milioni di euro).
 
Tuttavia, è ABG che è visto da molti come il favorito. Con una lista di sostenitori che comprendono BlackRock, Leonard Green & Partners, General Atlantic e Lion Capital, l’zienda ha comprato Sports Illustrated per 110 milioni di dollari (96,5 milioni di euro) lo scorso anno e ha anche battuto un'offerta di Jackson per acquisire la catena di grandi magazzini di lusso Barneys per 271 milioni di dollari (237,8 milioni di euro).
 
ABG ha anche comprato Forever 21 per 81,1 milioni di dollari (71,2 milioni di euro) in febbraio e, se la sua offerta per Brooks Brothers verrà accettata, si prevede che utilizzerà una strategia simile a quella usata per questo deal. In questo caso, ABG e Simon Property Group hanno acquisito il 37,5% delle quote di proprietà intellettuale e del business operativo dell'azienda, mentre Brookfield Property Partners ne ha avuto il 25%. Tutti i negozi di Forever 21 sono rimasti aperti in seguito all'accordo, e il marchio ha guadagnato un nuovo CEO, l’ex H&M Daniel Kulle.
 
Fondata nel 1818, Brooks Brothers è stato il primo brand americano a offrire abbigliamento prêt-à-porter. In seguito ha introdotto i tessuti seersucker e madras o le camicie non-iron con l'originalissimo collo button-down. 
 
Brooks Brothers è stato sicuramente colpito duro dalla pandemia di Covid-19. Tuttavia, sebbene la crisi sanitaria possa essersi dimostrata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, molti dei quasi 200 negozi gestiti negli Stati Uniti dal marchio, i cui debiti ammontano a circa 600 milioni di dollari (quasi 555 milioni di euro), attraversavano già diverse difficoltà prima dell’inizio della pandemia.

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