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24 nov 2020
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Brexit, ‘no deal’ brucia quasi 130mila posti di lavoro nel tessile europeo

Pubblicato il
24 nov 2020

Mentre l’Europa è alle prese con l’emergenza sanitaria, sta per scadere il conto alla rovescia per la Brexit. In caso di mancato accordo entro fine anno, a farne le spese sarà anche il sistema moda, tra i settori più duramente colpiti dalla crisi del Covid-19. 

Addetti nel tessile - Shutterstock


L’allarme arriva da Euratex, che pubblica i dati di uno studio commissionato all'Università di Lovanio sull'impatto che avrà sul tessile-abbigliamento l’uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Il 'no deal' rischia di bruciare oltre 100mila posti di lavoro nel settore a livello Ue-27 e più di 27mila Oltremanica. In termini di produzione, le perdite sarebbero pari al 41,8% del valore aggiunto in Uk e del 9,7% nella Ue-27.
 
Dopo il divorzio formalizzato a fine gennaio 2020, Unione Europea e Regno Unito hanno aperto una fase di transizione per contrattare i termini dell’uscita, che terminerà il prossimo 30 dicembre. I negoziatori sono nel pieno delle trattative, ma un ‘no deal’ può ancora verificarsi, osserva Euratex. Lo scenario ‘soft Brexit’ ridurrebbe al minimo i danni, con 17.786 occupati in meno e una flessione dell'1,7% del valore aggiunto nel continente, mentre in Uk si perderebbero 4.759 posti di lavoro con un -7,3% del valore aggiunto.

Italia, Romania, Portogallo, Germania, Francia, Spagna e Polonia subiranno le perdite più ingenti sul fronte occupazionale. In caso di ‘hard-Brexit’, infatti, circa 27mila, 12mila e 11mila posti di lavoro andranno persi rispettivamente in Italia, Romania e Portogallo, pari a circa il 27%, il 12% e il 10% dei lavoratori Ue nel settore. Tuttavia, a Irlanda, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Francia, Danimarca e Repubblica Ceca spetterebbe, in proporzione, il conto più salato, sia in termini di valore aggiunto che di perdita di posti di lavoro. Per Irlanda e Belgio, un ‘no deal’ comporterebbe rispettivamente il 23% e il -14% di occupati nel settore e una perdita di produzione, rispettivamente, del -40% e del -25% del valore aggiunto. 
 
"Queste cifre rispecchiano la legittima preoccupazione delle aziende per una Brexit senza compromessi”, commenta Dirk Vantyghem, direttore generale di Euratex. Le relazioni commerciali Ue-Uk sono una componente essenziale del loro modello di business. Per il tessile-abbigliamento abbiamo proprosto una soluzione vantaggiosa per tutti, che integra il Regno Unito nella Convenzione Pem), limitando al minimo le interruzioni nella supply chain".
 
“Invito i leader politici a usare il loro buon senso e a pensare ai posti di lavoro a rischio. Le nostre aziende cercano di mantenere i livelli occupazionali, nonostante l'impatto della pandemia; non possiamo aggiungere altro peso”, ricorda Alberto Paccanelli, il presidente Euratex.

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