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Borghi: “Il retail moda rischia di perdere 15 miliardi di euro”

Pubblicato il
8 apr 2020
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2 minuti
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Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, lancia l’allarme: “Oggi è in gioco la sopravvivenza delle nostre aziende di fronte a questa crisi eccezionale, che rischia di fagocitare 15 miliardi di euro di consumi nel solo settore moda, 8mila punti vendita con 21.500 addetti. Questa è la stima del rischio cui si va incontro”.

Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio - federazionemodaitalia.com

 
Il comparto, che oggi conta in totale 115mila punti vendita e 313mila posti di lavoro, attraversa già da qualche anno delle difficoltà, che la pandemia di coronavirus ha inasprito; negli ultimi otto anni, infatti, si sono registrate 52mila chiusure di negozi, a fronte di 26mila aperture.
 
“L'urgenza è pertanto quella di rispondere alle difficoltà di flusso di cassa incontrate da aziende che fanno della stagionalità il proprio modello di vendita. Oggi è a repentaglio la stabilità finanziaria delle nostre attività”, sottolinea Borghi. “Ecco perché sarà importante ripartire il più presto possibile, non appena i dati di diffusione del contagio lo consentiranno, mantenendo l’impegno dei negozi a garantire, con tutti i dispositivi di prevenzione previsti, la salute collettiva e il distanziamento sociale all’interno e all’esterno dei punti vendita”.

La liquidità è il fattore determinante secondo la Federazione, visto che il comparto, non incluso nel decreto “Cura Italia”, ha visto una stagione dei saldi dimezzata, visto che già a febbraio le presenze nei negozi erano diminuite, e una primavera/estate, finora, completamente assente. La disponibilità economica, possibile grazie a un accesso al credito semplificato e con tempi per i pagamenti più lunghi, servirà non solo per far fronte ai debiti con i fornitori, ma per poter ripartire.
 
Secondo il Presidente di Federazione Moda, dunque, l’attività dei negozi va riattivata quanto prima, in modo che gli stessi possano tornare a vendere e quindi far fronte ai loro impegni nei confronti di dipendenti, fornitori, proprietari immobiliari.
 
Borghi chiude la nota stampa diramata con un augurio: “Auspichiamo che, da questa crisi globale, possa scaturire anche un rinnovato modello di filiera, per adattare i tempi della moda all'attuale livello slow di consumo, già a partire dallo spostamento dei tempi di consegna delle collezioni autunno/inverno 2020/21 e degli ordini della primavera/estate 2021".
 
Questo potrebbe significare un ritorno a ritmi più consoni alle future modalità di consumo e ai cambiamenti climatici, che permetterebbe ai negozianti di fare scelte più consapevoli e ponderate. La crisi attuale è anche un momento per fare riflessioni, tornare a un mondo meno virtuale, con l’augurio che una volta usciti dall’emergenza si ritorni ad aver voglia di relazionarsi con le persone, ad andare nei negozi, dopo tanti acquisti online, ad uscire di casa e a vivere le città.

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