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Beyoncé prende il controllo di Ivy Park dopo le polemiche riguardanti Philip Green

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 16 nov 2018
Tempo di lettura
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La superstar Beyoncé Knowles ha acquisito il totale controllo del marchio di sportswear Ivy Park, che lei stessa aveva lanciato due anni fa nell’ambito di un accordo siglato con il proprietario di Topshop, Philip Green, che attualmente si trova invischiato in uno scandalo.

Ivy Park


La cantante ha acquistato la totalità delle quote dell'imprenditore nella società, poche settimane dopo l’emergere delle accuse sul comportamento inappropriato tenuto da quest'ultimo nei confronti di diversi membri dello staff del suo impero della moda, Arcadia, in un contesto di molestie sessuali e razzismo.
 
Un portavoce di Ivy Park ha confermato giovedì mattina che il contratto di cessione è entrato in vigore, senza rivelare alcuna informazione finanziaria.

Secondo lui, le trattative riguardanti a questa acquisizione sono durate "quasi un anno": esse erano dunque precedenti alle recenti accuse di cui deve rispondere Sir Philip Green. Il portavoce ha confermato che la società di gestione di Beyoncé, Parkwood, possiede ormai il 100% del brand Ivy Park. In precedenza, era attiva una joint venture 50/50 con Topshop.
 
Come sta andando Ivy Park? Il suo legame con Queen B si è stretto ulteriormente, e il marchio ha sicuramente un futuro promettente. Parkwood ha dichiarato che Topshop onorerà gli ordini effettuati finora e che il brand continuerà ad essere distribuito dalla catena britannica, oltre che dal gigante dello sport JD Sports e da Selfridges.
 
Il progetto Ivy Park è in cantiere dal 2014. Nel 2016, il suo lancio ha ottenuto un successo clamoroso, con Beyoncé e Topshop che sono riusciti a sfruttare l’immensa popolarità della cantante e la crescita continua del mercato dello sportswear, sempre più apprezzato e popolare tra i giovani consumatori.

Sir Philip Green alla London Fashion Week del 2013 - Foto: Shutterstock


Ma nei mesi che hanno seguito il lancio, la collaborazione con l’uomo d’affari britannico si è dimostrata poco fruttuosa, almeno per quanto riguarda l'immagine pubblica del marchio. I suoi problemi, di cui si è parlato molto nelle cronache recenti, sono iniziati con le accese critiche da parte di politici, media e pubblico riguardo al suo ruolo nel collasso della catena BHS avvenuto nel 2016. Senza contare il declino delle vendite di Arcadia, con il brand Topshop in particolare che ha avuto problemi a svilupparsi e a riprendersi dai problemi incontrati in Australia, o, più recentemente, dal suo abbandono del mercato cinese.
 
La cattiva pubblicità intorno a Philip Green ha raggiunto il suo culmine il mese scorso, quando l’imprenditore inglese ha attaccato un giornale per impedirgli di pubblicare un articolo sul suo presunto comportamento scorretto, prima che il suo nome venisse svelato nel Parlamento britannico da un deputato non soggetto a questa ingiunzione (un membro della Camera dei Lord ha indicato in Philip Green l'uomo d'affari il cui nome figura nella parte britannica dello scandalo ‘#Metoo’ per accuse di molestie sessuali da parte di cinque dipendenti. L’imprenditore 66enne aveva precedentemente inviato una diffida al Daily Telegraphper evitare la pubblicazione del suo nome nell’articolo in questione, ndr.) L'uomo d'affari dice di aver vissuto "la peggiore settimana della mia vita" dopo queste rivelazioni, prima di negare "categoricamente e totalmente" ogni accusa di "comportamento sessuale o razzista contrario alla legge".

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