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Beraldo (OVS): lettera aperta ai politici italiani

Pubblicato il
24 mar 2020
Tempo di lettura
2 minuti
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A fronte delle ultime disposizioni presenti all’interno del Decreto “Cura Italia”, Stefano Beraldo, Ammistratore Delegato di OVS, ha inviato una lettera aperta indirizzata alla classe politica italiana, per evidenziare la grave situazione in cui versa il settore del commercio di abbigliamento e accessori, che secondo Beraldo non viene presa in giusta considerazione dal Governo.

Stefano Beraldo scrive una lettera aperta ai politici italiani

 
“Le aziende del settore commercio abbigliamento e accessori, in cui operano grandi e piccole realtà prevalentemente italiane, e oltre 200.000 lavoratori, sono tra quelle che subiscono il peggior impatto dall’emergenza. Non capiamo pertanto perché siano ad oggi escluse dai settori o filiere meritevoli di particolare tutela previste nel Decreto ‘Cura Italia’”, esordisce la lettera. “Tali aziende hanno infatti visto azzerarsi gli incassi per l’obbligo di chiusura, ma mentre alberghi, ristoranti, bar potranno sospendere gli acquisti di materie prime cristallizzando la loro situazione, esse non possono bloccare la maggiore voce di costo, ossia gli acquisti o la manifattura dei prodotti per la stagione primavera/estate”.
 
Il manager prosegue evidenziando che tale situazione crea “una condizione di totale squilibrio finanziario”, con pagamenti sospesi, che ricadrà a cascata su tutta la filiera e chiedendo quindi che anche il comparto del retail moda sia inserito all’interno dei settori in crisi, con le medesime disposizioni di tutela.

Un altro problema sottolineato da Beraldo è il pagamento dell’IVA in dogana: “Nei mesi scorsi e nei prossimi le aziende del nostro settore hanno versato e verseranno IVA su merci che non sono state e non saranno vendute. Occorre sospendere immediatamente questo meccanismo, che in tempi normali funziona bene, ma che in quelli attuali è perverso”.
 
L’AD di OVS si augura inoltre che vengano prese misure quali immissioni di liquidità nel sistema bancario, da utilizzare a sostegno delle aziende maggiormente colpite, dando precedenza a quelle con i migliori parametri di merito.
 
Ma la misura più importante, secondo Beraldo, è lo slittamento a fine anno delle scadenze fiscali e contributive: “Occorre pensare a una moratoria generale delle obbligazioni, una situazione che congeli possibili azioni esecutive, che alla riapertura dei tribunali rimetterebbero la responsabilità di non far saltare il sistema nelle sole mani dei giudici. Dobbiamo evitare il far west”, conclude il manager. “Terminato il periodo di moratoria, almeno 6 mesi, le obbligazioni congelate dovranno iniziare ad essere rimborsate in base ad un piano di rientro di medio termine, probabilmente 12/18 mesi. Dobbiamo agire come un vero sistema”.

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