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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 set 2021
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Belstaff rimane in deficit nel 2020 nonostante l'aumento delle vendite

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 set 2021

Il marchio di moda britannico Belstaff ha pubblicato i suoi risultati annuali dell’esercizio 2020. Un bilancio in chiaroscuro, perché nonostante le vendite in crescita, l'azienda di proprietà del gruppo Ineos rimane in perdita.

Belstaff


Malgrado la pandemia, il fatturato di Belstaff è aumentato del 9,4%, a 43 milioni di sterline (50 milioni di euro). Il margine lordo è migliorato, passando dal 10,8% al 17,3% su base annua e l'utile lordo annuale ha raggiunto i 7,47 milioni di sterline (8,7 milioni di euro) dai 4,35 milioni di sterline (5,1 milioni di euro) dell'anno precedente.
 
Ma, allo stesso tempo, il passivo netto della società è aumentato, raggiungendo i 206,5 milioni di sterline (240 milioni di euro), dai 175,3 milioni di sterline (203,7 milioni di euro) dell’anno precedente, e la perdita operativa è stata di 20,4 milioni di sterline (23,7 milioni di euro), allo stesso livello dell’esercizio 2019. La perdita al netto delle imposte ha superato i 31 milioni di sterline (36 milioni di euro), in aggiunta alla perdita di 28 milioni di sterline (32,5 milioni di euro) subita alla fine dell'esercizio precedente.

L'azienda vuole ridurre i costi e affinare la propria rete di vendita al dettaglio ricercando “nuove location adatte al marchio, al suo posizionamento commerciale e alle sue capacità finanziarie”.

Belstaff ha recentemente lanciato una collaborazione con Gore-Tex per la realizzazione di due giacche super tecniche - Belstaff x Gore Tex


Belstaff specifica che, nonostante l'aumento delle vendite, la crisi sanitaria ha causato una serie di difficoltà operative e finanziarie. L'azienda è stata costretta a chiudere temporaneamente la sede di Londra e i negozi nel Regno Unito per una parte dell'anno. La società afferma di aver reagito rapidamente per proteggere il proprio flusso di cassa, sfruttando al contempo le iniziative del governo britannico per ridurre i costi del personale, le aliquote fiscali e altre spese.
 
Un altro punto importante è l’accento posto da Belstaff sulle sue operazioni di e-commerce. Le vendite online del brand un tempo di proprietà italiana sono cresciute rapidamente e sono all’origine dell'aumento delle entrate e del margine lordo – un dato particolarmente incoraggiante, soprattutto perché molte aziende che hanno visto aumentare le proprie vendite online non sono ancora riuscite a superare i livelli di vendita pre-pandemia.
 
L'azienda prevede inoltre degli effetti negativi legati alla Brexit, pur specificando che dovrebbero rimanere marginali.

Il marchio inglese ha anche collaborato con il brand di motociclette suo connazionale Royal Enfield per il suo 120° anniversario. Ne è scaturita una limited edition con due giacche, t-shirt, cappellini, felpe e mug - Belstaff x Royal Enfield


Fondato nel 1924 e diventato popolare perché indossato da personaggi come Lawrence d’Arabia, Che Guevara, Arthur Miller, e in tempi più recenti da star di Hollywood come Steve McQueen, Marlon Brando, Brad Pitt o George Clooney, Belstaff era stato comprato nel 2004 dall’imprenditore veneziano Franco Malenotti, attraverso la sua società Clothing Company, dopo che aveva detenuto la licenza del marchio per l’Italia dal 1991. Malenotti ha poi venduto Belstaff nel 2011 alla svizzera Labelux, in seguito confluita in JAB Luxury, la divisione di lusso del gruppo tedesco JAB Holdings, che a sua volta, nell’ottobre 2017, ha ceduto il brand al gigante britannico della petrolchimica Ineos, di proprietà di uno degli uomini più ricchi d’Europa, Sir Jim Ratcliffe, per una somma non comunicata.

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