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Bellezza sicura ed etica, 12 ingredienti da evitare. E bando ai microgranuli

Di
Ansa
Pubblicato il
today 16 gen 2018
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Bellezza: naturale, sicura e consapevole. Si parla di sostenibilità e di etica in tanti settori, e sempre di più, dal cibo alla moda. In tema di beauty il non sperimentato sugli animali ha impiegato decenni per essere recepito come concetto dalle persone che acquistano e dalle stesse aziende (cominciò The Body Shop una trentina di anni fa), ma adesso, che il cruelty free è dato per acquisito, è ora di fare passi avanti.

Ansa


Ecco così che nuove campagne di sensibilizzazione e nuovi argomenti sono in campo sulla consapevolezza anche per la bellezza della persona. Un prodotto deve essere efficace, idratante, nutriente, antiage o come sia, ma anche sicuro e non solo per se stessi. E’ questo il nuovo sentire: per farsi belli, profumarsi o lavarsi non bisogna inquinare, sfruttare l’ambiente, mettere a rischio gli animali.

E in attesa che i marchi certificati come etici offrano a tutti i consumatori una facile lettura ecco cosa evitare per una bellezza in salute. E quindi cosa cercare in etichetta per un acquisto etico e consapevole:

No silicones (coprono la pelle impedendo la naturale funzione di questo organo)
No mineral oils (derivati dal petrolio, tendono a  ostruire la pelle)
No parabens (possono provocare squilibri ormonali) 
No GM ingredients (non si conosce abbastanza sull'impatto dell'uso a lungo termine)
No phthalates (hanno impatto tossico sulla vita degli uomini e degli animali)
No propylene glycol (derivati petroliferi) , indicati come Pg si trovano in prodotti per make-up, capelli, lozioni, dopobarba, deodoranti, colluttori, dentifrici 
No animal testing (non necessari e crudeli)
No DEA (diethanolamine, monoethanolamine triethanolamine, spesso indicati in etichetta come Cocamide e Lauramide: sono (composti chimici conosciuti per formare nitrati e nitrosamine , agenti causa-cancro)
No EDTA - (potente metal chelato) e non prontamente biodegradabile
No acrylates (derivati dal petrolio)
No nano -(non se ne sa abbastanza sull'impatto dell'uso a lungo termine)
No BHT - (antiossidante di dubbio profilo tossicologico e dal potenziale potere irritante su cute e mucose a concentrazioni più elevate).

C’è un ingrediente in particolare su cui è cominciata in tutto il mondo una grande battaglia di civiltà: i microgranuli, che sono minuscole particelle di plastica che si trovano in scrub ed esfolianti oggi di grande diffusione. Fanno malissimo alla pelle essendo un concentrato di chimica dannosa che entra nel nostro corpo essendo la pelle non una barriera, ma il nostro più grande organo che assorbe più di quello che butta fuori e sono enormemente dannosi per l'ambiente marino, come si può vedere ad esempio da questo filmato:


 


I plastic microbeads agendo in modo meccanico nella azioni di lavaggio inevitabilmente passano attraverso la rete fognaria andando a inquinare fiumi, laghi, mari e oceani finendo nella catena alimentare di pesci, anfibi, molluschi e altri animali, di cui gli esseri umani  si cibano.

Per fare un esempio, è stato calcolato dall’Università di Plymouth che il 36% del pesce pescato sulle coste inglesi contiene microgranuli, inquinando fiumi, oceani e accumulandosi in natura senza essere smaltito.

Secondo uno studio condotto nel 2012 dall'Università del Wisconsin, l'inquinamento dell'area dei Grandi Laghi è causato soprattutto da queste microsfere di plastica, la cui presenza è stata rilevata in concentrazioni molto elevate: oltre un milione di particelle di plastica per chilometro quadrato, che si legano ad altre sostanze inquinanti pericolose. 
Per tamponare questo fenomeno, negli Stati Uniti lo scorso febbraio è nata una proposta per la messa al bando dei microgranuli, dopo che il governo olandese ha posto la questione nel 2012 al Parlamento europeo.

Entro il 2017 si prevede nell'Illinois la messa al bando dei microgranuli dai processi di produzione, mentre entro l'anno successivo, il 2018, scatta il divieto di vendita all'interno dello Stato federale. Secondo la rivista "Time", anche altri stati come la California, New York e l'Ohio starebbero preparando delle leggi per mettere al bando questi ingredienti.

Secondo un report di Terra Nuova sul tema, alcune multinazionali come Unilever (in Italia proprietaria dei marchi Dove e Mentadent), si sono intanto impegnate a togliere dalla produzione di cosmetici le microplastiche. Nel nostro Paese manca ancora una presa di coscienza sul pericolo di queste sostanze, rispetto alla consapevolezza nel Nord Europa e in America. Tutto dipende dalle scelte dei consumatori, che possono perlomeno cercare di evitare tra gli ingredienti delle formulazioni questi ingredienti Polyethylene (PE), Polypropylene (PP), Polythylene Terephthalate (PET), Polymethyl methacrylate (PMMA) e Nylon.

Esfoliare la pelle, ripulirla dalle cellule morte, raffinando la grana resta un modo per curare la propria bellezza e la salute della pelle, ma avendo consapevolezza dei danni che procurano i microgranuli meglio decisamente scegliere esfolianti naturali come riso, semi di lotus, di rosehip, argan, kernel e polvere di pomice, farina d'avena o come facevano le nostre nonne il sale da cucina.

#BanTheBead  o Beat the Microbead sono alcuni dei nomi di una campagna mondiale e Good Scribe Guide è la guida (in inglese) per saperne di più. "Get Plastic off my face & Out of our ocean" è il titolo usato da vari marchi etici impegnati su questo tema, come Lush , Neal's Yard Remedies, mentre un marchio italiano di beauty vegan, Agronauti, che mette in pratica un'inedita politica di creative commons, ha un'etichetta totalmente trasparente con precisa indicazione di tutti gli ingredienti messi al bando, dagli ogm agli ftalati. Stessa trasparenza con tanti 'no' etici in etichetta per altri marchi italiani eco-beauty (solo nei saloni) come Davines (apripista green in Italia) e Rolland con le sue linee organiche.

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