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Beatrice Trussardi: “Lo stilista di moda vuole sentirsi artista”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 1 apr 2019
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Beatrice Trussardi si è ritirata nel 2014 dall’azienda familiare di moda che ha diretto per oltre dieci anni. Ora si dedica all’arte contemporanea, in particolare tramite la Fondazione Nicola Trussardi, che presiede dal 1999, e tramite il progetto Design+Art di Yoox, che guida dal 2018. In occasione di un incontro ristretto a Milano con alcune testate della stampa internazionale, tra le quali FashionNetwork.com, la Trussardi ci ha parlato dei suoi progetti e dei legami sempre più stretti fra il settore della moda e il mondo dell’arte.

Beatrice Trussardi - DR


FashionNetwork.com: Il mese scorso, Trussardi è passato sotto il controllo del fondo d’investimento italiano QuattroR, per il 60%, mentre il resto è nelle mani di suo fratello Tomaso e di sua madre Maria Luisa Gavazzeni. Come ha vissuto la cessione della casa di moda fondata dal suo bisnonno, Dante Trussardi, nel 1911?
 
Beatrice Trussardi: Sono tre anni che ho venduto tutte le mie quote nella società. Era il 2016. Ho lavorato per più di 10 anni come capo dell’azienda, nei ruoli di Presidente e Amministratore Delegato, dal 1999 al 2014, non rivestendo più alcun ruolo operativo dal 2013. Mi piacciono i cambiamenti e ho deciso di lasciare il posto a mio fratello Tomaso e a mia sorella Gaia. Il mercato è diventato tanto complicato e il settore della moda così complesso. Non sono rimaste molte aziende familiari nella moda. L'importante è che il marchio continui ad andare avanti nel modo migliore.

FNW: Ora si sta concentrando principalmente sulla Fondazione Nicola Trussardi. Qual è la sua storia e il suo scopo?
 
BT: È una fondazione di famiglia voluta e creata nel 1996 da mio padre, che era molto interessato alla cultura, e di cui sono diventata presidente nel 1999. A partire dal 2003 ho scelto come direttore artistico Massimiliano Gioni, che lavora anche al New Museum of Contemporary Art di New York e ha curato numerose biennali d’arte, tra le quali quelle di Berlino, Lione e Venezia. Il nostro desiderio era di parlare di arte contemporanea con un reale coinvolgimento nella vita di tutti i giorni. Così abbiamo trasformato la Fondazione in un'agenzia di produzione artistica, con un approccio nomade, che ci rende flessibili e reattivi.
 
FNW: Vale a dire?
 
BT: La Fondazione non è collegata a uno spazio particolare. Organizziamo eventi o installazioni artistiche ogni volta in un luogo diverso a Milano. Per noi è la città italiana più internazionale, con il pubblico più completo. Anche se ci è capitato di fare delle incursioni altrove. Inoltre, non siamo collezionisti. Le opere, che noi finanziamo, rimangono nelle mani degli artisti o sono acquistate presso di loro da musei o collezionisti. Il nostro obiettivo è far dialogare la storia con il presente e attirare l'attenzione su temi spesso complessi con progetti che siano portatori di un messaggio. Prima scegliamo sempre il luogo, sul quale poi chiediamo ad un artista di intervenire.
 
FNW: Come viene finanziata la Fondazione?
 
BT: È finanziata principalmente dalle donne della famiglia, cioè mia madre, mia sorella Gaia, anche lei uscita dall'azienda di famiglia l'anno scorso, e da me stessa, e poi da un gruppo di filantropi. Abbiamo prodotto trenta progetti in 16 anni e ora siamo riconosciuti dalle istituzioni, come il Ministero della Cultura, la Regione, la Città di Milano, ecc.
 
FNW: Il sito italiano di e-commerce Yoox ha lanciato una piattaforma dedicata alla vendita di opere d'arte nel 2012. La sezione Art at Yoox, che è stata rivista e ribattezzata Design+Artnel 2018, è stata affidata a lei. Qual è esattamente il suo ruolo?
 
BT: Sono stata chiamata un anno e mezzo fa da Federico Marchetti, il CEO di Yoox Net-A-Porter per ridisegnare e guidare questa sezione. Ne sono la curatrice sia a livello dell’immagine che dei contenuti. Mi occupo del catalogo delle opere e degli oggetti proposti, ma anche dei progetti speciali, che sono realizzati specificatamente per il sito online. L'obiettivo era creare una sorta di galleria virtuale che offre oggetti di design e arte accessibili. Per esempio, abbiamo appena lanciato il progetto Rob Pruitt x Yoox, Migration Moving Blanket. L'artista americano ha realizzato una serie limitata di 40 coperte speciali, pezzi unici ispirati alle migrazioni forzate.
 
FNW: Vendere arte su un sito di moda. Funziona?
 
BT: Sì, funziona! E c’è di più: funziona esattamente come per l’e-shop di moda. Se l'oggetto acquistato non piace, si può restituire. Naturalmente si tratta di prodotti accessibili, che devono possedere un'identità vicina allo spirito di Yoox, vale a dire ludica, versatile, sorprendente. Per un oggetto, il nostro cliente non spenderà più di 1.000 euro. D'altra parte, se si tratta di un'opera unica, è pronto a investire molto di più. Ci sono diverse proposte e segmentazioni, con opere uniche, edizioni limitate, oggetti come skateboard, fotografie, ma anche libri d'arte.
 
FNW: Stilisti e marchi si avvicinano sempre di più al mondo artistico. Lo vediamo in un numero sempre maggiore di collezioni o nella moltiplicazione delle collaborazioni. Che ne pensa?
 
BT: Tutto ciò è sempre esistito. Moda e arte sono due forme estetiche che si sono sempre stimolate attraverso scambi reciproci. Quello che sta cambiando è che oggi [lo scambio] è molto più ibrido. L'artista vuole confrontarsi con il grande pubblico, che gli può permettere di ottenere una collaborazione nel mondo della moda. Invece, lo stilista di moda vuole sentirsi artista. Pharrell Williams e Virgil Abloh, per esempio, sono artisti a 360 gradi.
 
FNW: Per tornare alla Fondazione Nicola Trussardi, presenterete presto un nuovo progetto. Di cosa si tratta?
 
BT: In occasione della Milano Art Week, la settimana dedicata all’arte contemporanea che si svolge parallelamente al salone internazionale d’arte moderna MiArt, noi organizziamo sempre un'installazione. Per la prossima edizione, dal 2 al 14 aprile, ci insedieremo nei due padiglioni doganali di Porta Venezia, una delle vecchie porte d'accesso alla città, con il progetto A Friend, realizzato dall’artista ghanese Ibrahim Mahama, che coprirà completamente questi edifici neoclassici con sacchi di juta cuciti insieme, solitamente usati per trasportare le derrate alimentari provenienti soprattutto dall'Africa. Quest’opera tocca il tema della circolazione e delle migrazioni.
 
FNW: Lei fa anche parte del comitato consultivo americano Tent Partnership for Refugees. Che cos’è esattamente?
 
BT: Tent è stato creato negli Stati Uniti tre anni fa da Hamdi Ulukaya, il proprietario di Chobani, leader mondiale dello yogurt greco. È una specie di coalizione di aziende e multinazionali impegnatesi per la causa dei rifugiati. In Italia vi hanno aderito Generali e Barilla. L'idea è di aiutare i rifugiati assumendoli e d’incoraggiare le aziende a rivolgersi anche a un pubblico di questo tipo. Ho voluto impegnarmi al loro fianco.

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