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Adnkronos
Pubblicato il
12 ott 2011
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Bari: sequestrati 20mila capi contraffatti

Di
Adnkronos
Pubblicato il
12 ott 2011

Concorso in ricettazione di merce contraffatta e falsificazione dei marchi: con queste accuse, su disposizione del gip del Tribunale di Bari, sono state eseguite stamane quattro ordinanze di custodia cautelare (ai domiciliari), richieste dalla Procura del capoluogo barese.



Ad eseguire i provvedimenti i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Monopoli. Si tratta di Alessandro Cirulli, detto Dino, 40 anni, residente a Bari (Japigia); Nicola Cirulli, 42 anni, residente a Casamassima; Giovanni Colucci, 43 anni, residente a Noci; Giuseppe Pupillo, 41 anni, residente a Bari (Loseto). Altre quattro persone, due napoletani e due baresi, sono indagate.

Gestivano un mercato parallelo di capi contraffatti di grandi marche (Hogan, Nike, Moncler, Blauer, Refrigiwear, Walt Disney). L'operazione è stata denominata 'Fake Brands Import'. L'organizzazione di compra-vendita di scarpe e abbigliamento griffati era capillare e in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza del cliente: dal colore al modello dell'articolo, perfettamente imitato. Una contraffazione talmente curata nei dettagli che risulta davvero difficile, anche per gli esperti del settore, distinguere i capi sequestrati (oltre 20mila nel corso dell'indagine) da quelli originali. L'inchiesta, avviata due anni fa, ha preso le mosse da un sequestro di abbigliamento contraffatto a Conversano.

Sono state quindi avviate una serie di intercettazioni e attraverso le conversazioni i militari della Finanza, coordinati dalla Procura di Bari, sono venuti a capo di un'organizzazione capillare di produzione, commercializzazione e vendita di scarpe e giubbini contraffatti. I fratelli Nicola ed Alessando Cirulli sono risultati fra i maggiori fornitori dei rivenditori 'al dettaglio' di Bari e provincia. I due acquistavano la merce da due grossisti baresi specializzati: Giuseppe Pupillo per le scarpe Hogan e Nike, Giovanni Colucci per i giubbini Moncler, Blauer, Refrigiwear.

Questi ultimi, come in una sorta di piramide commerciale degna delle più grandi holding del settore, si rifornivano soprattutto dal mercato campano, dove l'arte della contraffazione è a livelli sofisticatissimi: qui vengono create vere e proprie società distributrici di articoli di moda che esistono solo sulla carta e che si servono di corrieri ufficiali che trasportano la merce contraffatta con bolle di accompagnamento in grado anche di eludere i controlli della Guardia di Finanza.

Il rifornimento dal mercato cinese, invece, da qualche tempo era stato emarginato dagli indagati baresi a causa dei continui sequestri che proprio la Procura di Bari aveva effettuato. A seguito di queste difficoltà di importazione della merce, gli indagati hanno anche allestito laboratori per la produzione di capi di abbigliamento contraffatti. Per lo più, però, si trattava di applicazioni dei marchi e loghi falsi che sull'abbigliamento che arrivava dalla Campania.

Gli indagati baresi si sono rivelati veri e propri esperti di vendita, in grado di offrire alla propria clientela gli ultimi modelli e i colori alla moda delle varie marche. Operazioni commerciali a bassissimo rischio per gli organizzatori: poche rimanenze in magazzino (i box, seminterrati, appartamenti adibiti anche a veri e propri bazar per la vendita al dettaglio dove l'acquirente viene ricevuto quasi sempre per appuntamento) e ordinazioni al momento. Una catena di rifornimento che funzionava alla perfezione e che non subiva contraccolpi neppure quando l'azione sistematica e incisiva dei finanzieri portava a continui sequestri non solo della merce, ma anche delle auto.

I continui colpi inferti dalle Fiamme Gialle avevano, però, indotto gli organizzatori a rivedere le proprie strategie commerciali: auto e locali (da adibire all'attività illecita) venivano intestati a persone insospettabili, schede telefoniche venivano cambiate quotidianamente, ma anche l'acquisto e la vendita dei prodotti veniva effettuata attraverso un catalogo di foto confezionato ad hoc dai fornitori sia campani sia baresi. Un mercato difficile da stroncare non solo per la capacità delinquenziale di chi vi opera a livelli di professionalità elevatissima, ma anche per l'enorme domanda di articoli con griffe false che viene dai cittadini, di varia estrazione sociale, disposti ad alimentare tale mercato illecito, forse persino senza sapere del grave danno prodotto ad uno dei piu' fiorenti settori dell'economia nazionale.

La crisi economica, poi, ha giocato a favore di chi fa di questa attività illecita un business di inimmaginabili proporzioni. La Procura di Bari, nel rispetto della legge che regola il settore e previo accordo con le società proprietarie legalmente dei suddetti marchi, sta vagliando la possibilità che gli oltre 20mila capi sequestrati (di ottima manifattura) non vengano distrutti ma, una volta privati del marchio contraffatto possano essere donati, attraverso istituzioni o associazioni, a persone indigenti.

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