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Pubblicato il
1 apr 2014
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Bangladesh: le ONG invitano Benetton, Auchan e Carrefour a pagare

Pubblicato il
1 apr 2014

Sono partiti i risarcimenti per le vittime e per le famiglie delle vittime del crollo del Rana Plaza, e ora le ONG ingiungono Benetton, Auchan e Carrefour di partecipare alle spese.

Shila Begum, operaia tessile scampata al crollo del Rana Plaza - Foto: Peuples Solidaires



A quasi un anno di distanza dal crollo del palazzo che conteneva diverse fabbriche tessili, quasi nessuno dei marchi che si rifornivano nell'edificio ha preso parte agli indennizzi. L’emozione suscitata dal dramma, che ha causato 1.138 morti e migliaia di feriti gravi, è stata univoca a livello mondiale.

L’Organizzazione mondiale del lavoro ha istituito un fondo di risarcimento che dovrebbe raggiungere i 30 milioni di euro. A partire dal 24 aprile, le vittime e le loro famiglie riceveranno un pagamento di circa 450 euro (50.000 takas).

«L'unico freno a questo processo resta oggi il rifiuto di marchi come Benetton, Carrefour e Auchan di contribuire al fondo di risarcimento» indica però un comunicato congiunto di Peuples Solidaires e del collettivo Ethique sur l’Ethique.

«Al momento, solamente 10 marchi hanno confermato di aver contribuito al fondo, tra i quali Camaïeu, Mango, C&A e Inditex (Zara). Questi contributi permettono di dare il via alla gestione delle richieste di indennizzo, ma ad oggi la somma disponibile rimane ampiamente insufficiente».

Il 7 aprile alla ore 11 in place Sainte-Opportune a Parigi (I arrondissement) si svolgerà un happening. Chiamata “Bangladesh, le vere vittime della moda”, la manifestazione vedrà la partecipazione di un'operaia del Bangladesh sopravvissuta al dramma, Shila Begum, e di una rappresentante del sindacato locale NGWF, Safia Parvin. L’obiettivo è soprattutto quello di esercitare pressioni sulle aziende che non prendono parte ai risarcimenti.

«Queste aziende si dimostrano già irresponsabili nelle loro pratiche di acquisto, che favoriscono condizioni di lavoro indegne nella fase terminale della catena», secondo Vanessa Gautier, responsabile di questo progetto per Peuples Solidaires. «Adesso si devono prendere le loro responsabilità e aiutare queste famiglie a ricostruirsi una vita. Non è più tempo di aspettare».

Almeno l'80% delle esportazioni del Bangladesh riguardavano l'anno scorso dei prodotti tessili e di abbigliamento. Vale a dire circa 27 miliardi di dollari di prodotti, provenienti da circa 4.500 fabbriche. Con più di 3 milioni di posti di lavoro, il settore è un pilastro dell'economia nazionale.

Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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