Athison: via all’espansione internazionale

Uno dei nomi nuovi visti per la prima volta al Mipel 114 è il marchio di borse e piccola pelletteria Athison, prodotto da 4 anni dal gruppo piemontese Manifattura Domodossola della Val d’Ossola. “Per noi è molto importante essere al debutto al Mipel, perché essendo un’azienda che produce semilavorati di nicchia, arrivare a fabbricare prodotti finiti di pelletteria intrecciata e colorata costituisce un passo molto impegnativo ed importante”, afferma a FashionNetwork.com Silvia Polli, che rappresenta la quarta generazione della famiglia fondatrice.

Silvia Polli con la linea di zaini e sacche di Athison - Gianluca Bolelli - FashionNetwork.com

I prodotti di Athison (antico nome del fiume Toce, che attraversa la Val d’Ossola) sono tutti caratterizzati dall’uso dell’intrecciato e vengono realizzati interamente a mano nella sede di Villadossola (VB) usando materiali diversi, anche molto diversi, tra loro (per esempio cuoio – naturale o vegetale – e rame). La pelle usata da Athison viene conciata al vegetale e, prima di essere tagliata ed intrecciata su antichi telai, viene tinta con colori all’acqua interamente atossici, mentre i filati sono tinti e lucidati con prodotti naturali al 100%.
 
Nella collezione più casual per la prossima primavera-estate 2019, e cioè la prima collezione di zainetti e sacche presentata da Athison, viene invece utilizzato un tessuto jacquard con cotone cerato di 1.056 fili realizzati in colori diversi, in una filiera che in tutti i casi va dal filo al prodotto finito, interamente realizzata in-house.

Athison

“Abbiamo circa 80 dipendenti, che lavorano tutti nella sede del gruppo. Non è facile fare un prodotto di alto livello con i nostri materiali, difficili da lavorare perché rigidi. Tanto che abbiamo creato anche una serie di articoli per l’arredo casa e una linea di colonne per arredare (interamente fatte di cuoio o rame intrecciati) che abbiamo esposto all’ultimo Salone del Mobile”, prosegue la Polli. 
 
I prodotti di Athison vengono venduti al pubblico in un range di prezzi che parte dai 20 euro dei portachiavi e braccialetti e arriva ai 2.000 euro della borsa grande da viaggio in cuoio. Il Gruppo Manifattura Domodossola dedica comunque buona parte della produzione alla realizzazione di arredamento di lusso, ad esempio per yacht o aerei.

Athison

Il fatturato del Gruppo è stato di 8 milioni nel 2017 ed è salito del del 10% in un anno. “La speranza è di crescere ancora in double digit nel 2018, anche se questo non è stato un anno facile per il comparto dei semilavorati”, riconosce Silvia Polli. “Un mercato atono un po’ in tutto il mondo, non solo in Italia, la quale rappresenta il 40% del nostro giro d’affari, con Spagna, Giappone e Stati Uniti che seguono con il 10% circa del dato ciascuno”.
 
Manifattura Domodossola vende i suoi semilavorati in 60 Paesi, mentre le borse di Athison al momento sono commercializzate in una decina di nazioni in 20 negozi top. Tra fine 2017/inizio 2018 sono approdate in Corea del Sud e in Giappone. “Stiamo contrattando per cercare il partner locale giusto per distribuirci anche in Cina nei prossimi mesi”, rivela Silvia Polli. “Ma anche in Germania, Olanda, Svezia, Finlandia e Canada abbiamo appena conquistato i primi clienti locali. Poi penseremo agli Stati Uniti”. Sul giro d’affari societario il semilavorato pesa ancora per l’80%, visto che Manifattura Domodossola lo vende a tantissimi fra i principali marchi della moda e del lusso.

Lo stand Athison al Mipel 114. In primo piano, le colonne di rame intrecciato presentate all'ultimo Salone del Mobile - Gianluca Bolelli - FashionNetwork.com

“L’intenzione è di veder raddoppiare la quota ottenuta coi prodotti finiti di pelletteria nel giro di tre anni”, indica la Polli. “Non pensiamo ad aprire corner o monomarca: vorremmo privilegiare la vendita in negozi multimarca dal posizionamento alto, di nicchia, perché i nostri prodotti hanno un certo costo, e non vogliamo “dare fastidio” ai nostri clienti del semilavorato facendo loro concorrenza diretta, soprattutto in Italia”, conclude Silvia Polli.

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