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Assopellettieri: un “Manifesto” per rimettere in moto l’economia italiana

Pubblicato il
6 apr 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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L’associazione (ex AIMPES) presieduta da Franco Gabbrielli del marchio Gabs, che riunisce circa 200 imprese italiane di pelletteria, ha pubblicato il suo “Manifesto” per interrompere il “meccanismo vizioso”, come lo definisce nel proprio comunicato, creatosi dallo scoppio della pandemia di Coronavirus.

Franco Gabrielli è dal 2019 il presidente di Assopellettieri


L’associazione che dal 1966 rappresenta le imprese di pelletteria, un settore da 9 miliardi di euro, composto dai brand del lusso e da piccole e medie imprese altamente qualificate, ha analizzato la condizione economica dell’Italia e l’impatto delle misure adottate dal Governo durante l’emergenza pandemia di Covid-19. Da questa analisi è scaturito un “Manifesto” che ha voluto inviare, sotto forma di lettera, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alle principali rappresentanze politiche.
 
Nel documento, Assopellettieri individua come tema principale l’esigenza di garantire che le imprese del Bel Paese rimangano “liquide”, disponendo di mezzi finanziari sufficienti per far fronte ai propri impegni della gestione ordinaria, compreso il pagamento delle retribuzioni. Se così non fosse si genererebbe un meccanismo vizioso potenzialmente senza fine: le imprese sarebbero insolventi, i dipendenti non sarebbero pagati, i fornitori neppure e questi, a loro volta, sarebbero insolventi.

La principale soluzione proposta dall’associazione di categoria è che le risorse d’emergenza offerte dallo Stato vengano impiegate per garantire i prestiti che gli istituti bancari concederanno alle imprese (ipoteticamente in misura pari al 30% dei ricavi consuntivati nell’ultimo esercizio), da rimborsare poi in un arco temporale compreso tra i 25 e i 40 anni.
 
Il meccanismo andrebbe sottoposto, sempre secondo Assopellettieri, a specifiche condizioni di funzionamento, come ad esempio la condizione che l’impresa richiedente fosse in bonis alla data della dichiarazione dell’emergenza, che i debiti siano saldati alle dovute scadenze per almeno cinque anni, che vi sia il mantenimento dei livelli occupazionali per almeno un quinquennio, e l’applicazione ex officio della disciplina prevista per il fallito in caso di mancato rispetto delle condizioni precedenti o dell’accordo di finanziamento.
 
Anche laddove non fosse condivisa una soluzione che l’associzione definisce “così coraggiosa”, Assopellettieri chiede alle principali forze politiche del Paese l’adozione di alcune misure minime per rimettere in moto l’economia italiana:
 
1. Ammortizzatori sociali: evitare che siano le imprese a dover anticipare la cassa integrazione ai lavoratori;
2. Fisco: posticipare e rateizzare tutti i pagamenti fiscali e contributivi per le imprese piccole, medie e grandi, per esempio ipotizzando un piano di rientro in 120 rate mensili a decorrere dal momento in cui si siano ristabilite le condizioni tecniche del mercato; 
3. Accesso al credito: potenziamento di tutti i sistemi di garanzia per sostenere la liquidità a breve e a lungo termine;
4. Smobilizzo crediti: predisposizione di opportuni strumenti a tutela dello smobilizzo dei crediti commerciali.
 
Siccome l’integrazione del reddito prevista dalle attuali misure di emergenza non trova applicazione per la figura dei lavoratori a domicilio, categoria a cui il settore della pelletteria fa molto ricorso, Assopellettieri ne chiede quindi l’estensione applicativa, e domanda anche di ampliare lo spettro d’azione degli ammortizzatori sociali.
 
Infine, l’associazione sottolinea l’importante sostegno all’export per il sistema della pelletteria del Nostro Paese determinato dal salone della pelletteria Mipel. Assopellettieri chiede quindi che il credito d’imposta per la partecipazione alle fiere in generale sia elevato al 60% per il prossimo anno (fino al 31 marzo 2021) e poi strutturalmente fissato al 50%.

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