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Pubblicato il
28 feb 2020
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Arienti (Deloitte) ottimista su resilienza del lusso italiano a coronavirus

Pubblicato il
28 feb 2020

Il settore del lusso in Italia è in grado di reggere l’impatto del coronavirus, ma serve un'iniziativa di sistema per fare fronte all’emergenza. A lanciare l’appello è Patrizia Arienti, Consumer Leader Deloitte per il Fashion & Luxury EMEA.

Un look della sfilata Giorgio Armani AI 2020 andata in scena a porte chiuse per emergenza coronavirus - Foto: Giorgio Armani


“I primi segnali incoraggianti che arrivano dalla Cina, con il raggiungimento del picco dei contagi e una seguente stabilizzazione, sono di buon auspicio per le prossime settimane, ma allo stesso tempo è necessario un piano d’azione mirato per questo settore, che veda coinvolti tutti gli attori istituzionali e del mondo delle imprese”, sostiene Arienti.
 
“L’impatto del coronavirus sull’economia rappresenta una questione globale”, prosegue. “E il settore Fashion & Luxury, che per definizione ha un bacino e un coinvolgimento mondiale, non può restare inerte di fronte agli ultimi sviluppi. Il settore sta inevitabilmente mostrando un rallentamento, ma confidiamo che le aziende italiane del fashion abbiano la forza per reggere l'impatto economico”.

In una fase di stasi del mercato interno, il lusso Made in Italy ha sviluppato la sua vocazione internazionale, superando i 63 miliardi di euro di export di TMA (tessile, moda, accessori), in crescita del 2,17% rispetto al 2018.
 
Sempre più dipendente dalla domanda asiatica, la moda italiana ha fronteggiato le defezioni da Pechino e Shangai all’ultima fashion week con la campagna “China, we are with you” che ha coinvolto 16 milioni di cinesi attraverso social, canali dedicati, dirette streaming e presentazioni online delle collezioni.

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