Anta Fall: "La legge francese che vieta le modelle anoressiche, è giusta"

"La legge francese che regola il peso delle modelle in passerella fissandone i limiti è giustissima, sacrosanta. Una ragazza alta un metro e settantacinque deve pesare 55 chili, non 50". Il commento viene proprio da una top model che calca le passerelle internazionali della moda, la senegalese Anta Fall, alta un metro e ottanta e a suo dire "magra di natura". E' tra le modelle preferite di Jean Paul Gaultier.

Anta Fall - Foto: Ansa

"Io sono fortunata - rivela Anta - perché mangio quello che voglio e poi però corro e faccio fitness, rimanendo magra. Ma all'inizio della mia carriera di modella, ho sofferto anch'io di anoressia. Ho iniziato a lavorare a 16 anni e vedevo le altre modelle magrissime, volevo essere come loro e ho cominciato a non mangiare e a vomitare. Stavo malissimo e la notte mi faceva male anche il letto alle ossa. Ho superato da sola questo periodo perché a 19 anni mi sono guardata allo specchio e ho visto che non ero più io. Ero sola in Italia, malata, allora ho detto basta e ho ricominciato a mangiare piano piano come un bebè. Avevo dolori allo stomaco anche con un boccone di pane". ''E' ovvio che gli stilisti - conclude la top model - hanno la loro responsabilità e dovrebbero scegliere solo modelle magre ma sane". 

La top model interviene sul tema della magrezza eccessiva delle modelle alla quale la Francia dopo una battaglia cominciata anni fa ha detto basta approvando un emendamento alla riforma del sistea sanitario, vietando le modelle-scheletro e l'esaltazione della magrezza eccessiva, in nome della difesa della salute fisica e psicologica di giovani e giovanissime. Nero su bianco ha previsto il divieto per le agenzie di modelle di far sfilare in Francia ragazze troppo sottopeso.

Il tema è proprio questo ''la legge che è appena stata approvata a Parigi può essere una regolamentazione giusta e saggia purché non rasenti l'obbligo e la 'ghigliottina' di una creatività che deve comunque essere assolutamente libera.

Quindi, bando alle etichette e alle taglie, l'importante è che ci si assicuri, durante i casting o gli shooting, che le mannequin abbiano una salute sana e che le agenzie non strumentalizzino le ragazze nel consigliare diete insensate", dice lo stilista Stefano Dominella, presidente della maison Gattinoni che nel 2006 ha firmato  il primo manifesto nazionale di autoregolamentazione della moda Italiana, contro questo grave disturbo alimentare. Dominella sottolinea che non bisogna colpevolizzare il mondo della moda.  "La Maison Gattinoni  è stata sempre sensibile al problema dell'anoressia. Già nel 1999, il direttore creativo Guillermo Mariotto scelse la top model curvy Sophie Dahl per la sfilata della collezione prêt-à-porter 2000 e, per la collezione Alta Moda Autunno-Inverno 2006/2007 fu la top model curvy Tanya Gervasi il volto scelto dalla Maison, proprio in seguito alla pubblicazione del Manifesto Nazionale di autoregolamentazione della Moda italiana contro l'anoressia". Nello stesso tempo sottolinea di aver ''incontrato pochissimi casi di modelle anoressiche, molto spesso si è trattato di mistificazioni finalizzate a scoop mediatici o a foto shock. Fermo restando che i creatori di moda prediligono modelle magre ma sane, che enfatizzino gli abiti che portano in passerella, piuttosto che forme provocanti o seni e sederi rivisitati dalla chirurgia estetica. Tutto ciò però, ritengo che debba assolutamente essere nei canoni di una salute corretta da un'alimentazione costante e regolare".

Copyright © 2019 ANSA. All rights reserved.

SportPeople
ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER