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Pubblicato il
16 giu 2012
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Andrea Canè: “Siamo in procinto di firmare con una marca americana di giacche”

Pubblicato il
16 giu 2012

L’azienda bolognese WP Lavori in Corso, che detiene fra l'altro la licenza mondiale di Woolrich, ha acquistato lo storico marchio di bomber Baracuta, la cui prima collezione sarà presentata a Pitti Uomo questo martedì. Il direttore creativo Andrea Canè svela la strategia del gruppo, che quest'anno compie 30 anni e annuncia l'arrivo di un nuovo marchio nel suo portafoglio.


Andrea Canè, direttore creativo di WP Lavori in Corso

FashionMag: Come si è evoluto WP Lavori in Corso durante i suoi 30 anni di vita?
Andrea Canè: Ho fondato l'azienda con la famiglia proprietaria Calori nel 1982. All'inizio eravamo dei distributori. Facevamo un lavoro pionieristico importando dei marchi storici inglesi e americani, prima in Italia, poi in Europa. In seguito abbiamo preso delle licenze, come quella mondiale per la label americana Woolrich o il marchio di abbigliamento outdoor inglese Barbour, di cui abbiamo la licenza di distribuzione per l’Italia. Abbiamo sempre privilegiato i marchi dotati di una vera eredità culturale, mantenendo l’unicità del prodotto dal punto di vista dell'immagine e della manifattura senza mai cadere nel «fashion». I dettaglianti fanno tanta richiesta di prodotti storici reinterpretati. Abbiamo anche acquistato dei brand, come quello americano di camicie Bd Baggies, l'etichetta italiana di cachemire degli anni '20 Avon Celli e Baracuta. L’idea è di mantenere un giusto equilibrio fra le licenze e i marchi in proprio, che ci danno una maggiore libertà d'azione.

FM: Dopo Baracuta, avete un'altra acquisizione in vista?
AC: Stiamo per firmare con uno storico marchio americano di giubbotti, che sarà gestito direttamente dalla nostra filiale sul posto. L’operazione dovrebbe essere ufficializzata nel 2014. Ci stiamo riposizionando negli USA con una distribuzione un po' più di alta gamma. E' un mercato molto complesso, che richiede grossi investimenti e dove bisogna essere visibili. Con altri marchi americani, abbiamo appena acquistato un palazzo a New York, su Bond street, dove apriremo i nostri uffici e un negozio WP Store. Possediamo una decina di WP Stores, per ora solo in Italia, dove vendiamo tutti i nostri marchi, ai quali si aggiungono i monomarca specifici per ciascun brand.

FM: Quali sono i vostri progetti per Baracuta?
AC: Per la prima collezione, che sveleremo al Pitti, e probabilmente anche per alcune altre stagioni, ci concentreremo esclusivamente sui capi di elevato outwear, vero core business del marchio, che intendiamo ristilizzare utilizzando dei tessuti più resistenti e dei dettagli originali. La collezione si svilupperà in tre direzioni: la 'Ivory Label', una linea un po' più commerciale disegnata da un team interno. Poi la 'Blue Label', una capsule collection di design realizzata dallo stilista giapponese Kenichi Kusano, ex direttore creativo della label nipponica Beams Plus, mentre, per finire, i due modelli iconici di Baracuta, i giubbotti “G4” e “G9”, saranno prodotti in Inghilterra.

FM: Siete stati colpiti dalla crisi?
AC: Abbiamo raggiunto un fatturato di 110 milioni di euro nel 2011, che si manterrà tale nel 2012, di cui il 40% è realizzato all'estero, fatto che ci ha permesso di resistere alla crisi. In Italia, i negozianti sono in difficoltà. La distribuzione è ancora molto frammentata e il settore è in forte sofferenza. Noi preferiamo vendere meno, ma meglio. All'estero siamo soprattutto presenti in Europa meridionale, nei paesi nordici e germanici, negli Stati Uniti e in Giappone. Entro settembre apriremo la nostra prima boutique Woolrich a Seul, in Corea del Sud, mentre siamo in trattativa con un partner cinese per aprire dei negozi l'anno prossimo. In Francia, siamo distribuiti da un anno da un nuovo socio, Robert Dodd, che ha programmato di aprire per l'autunno prossimo una boutique Woolrich a Lilla. Per il resto, possiamo contare su 2.000 clienti multimarca in Europa, dei quali 1.000 in Italia, e 500 nel resto del mondo.

Dominique Muret (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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