Anche Gucci nel prossimo blockbuster del Met

Dal sacro al profano: dopo aver accolto oltre un milione di visitatori per "Heavenly Bodies" su moda e immaginazione cattolica, il Metropolitan di New York ha già in cantiere il prossimo blockbuster: "Camp: Notes on Fashion" manderà in passerella dal 9 maggio all'8 settembre 175 capi di 37 stilisti per esplorare l'estetica Camp, enfatica e teatrale, e la sua evoluzione da stile marginale a importante influenza sulla cultura.

Facebook/Gucci

Oltre ad Anna Wintour, Lady Gaga, Alessandro Michele di Gucci, Serena Williams e il cantante pop Harry Styles saranno testimonial dell'iniziativa facendo gli onori di casa il 6 maggio al Gala del Costume Institute. Sponsor di mostra e party, Gucci e Conde Nast.

Camp è un concetto difficile da definire. È il kitsch esagerato, usato in maniera consapevole e sofisticata nell'arte, nella moda e negli atteggiamenti. Il punto di partenza è il saggio di Susan Sontag, "Notes on Camp", un trattatello in 58 punti che nel 1964 fece della sua autrice una celebrità. "L'essenza del Camp è il suo amore per l'innaturale, per l'artificio e l'esagerazione", aveva scritto la Sontag in anni in cui il confine tra arte di élite e cultura di massa cominciava a disintegrarsi.

A curare la mostra è ancora una volta Andrew Bolton, il responsabile del Costume Institute: da "Ru Paul Drag Race" alle celebrazioni su Andy Warhol worldwide e alla "Bambina con Palloncino" autodistrutta di Banksy, Bolton vede l'esplosione del Camp come una risposta parziale alla corrispondente ascesa di destre e populismi: "Molto del camp di alto livello è una reazione a qualcosa. Quello che spesso viene liquidato come vuota frivolezza può essere uno strumento sofisticato e politico specialmente per culture marginalizzate", ha detto al New York Times. Donald Trump, secondo Bolton, è un personaggio molto Camp.

Scopo della mostra è usare le lenti della moda per affrontare temi "pesanti" dalla religione all'ascesa della Cina. Abiti, sculture, disegni e dipinti guideranno attraverso due percorsi: il primo sulle origini del Camp, dalla Versailles del Re Sole ai dandy vittoriani e alla rivolta di Stonewall come espressione della comunità gay; dall'altro, sull'opera di stilisti come Moschino, Balenciaga, Prada e Demna Gvasalia e l'uso del trompe-l'oeil, del pastiche, dell'ironia e del teatro. "Tracciando la sua evoluzione e definendone gli elementi, questa mostra sfiderà il ruolo convenzionale della bellezza e del gusto e stabilirà il ruolo fondamentale che ha giocato nella storia dell'arte e della moda", ha dichiarato Max Hollein, il nuovo direttore del Met.

La mostra sarà disegnata dallo scenografo Jan Versweyveld che ha firmato "Lazarus" di David Bowie". Sarà ospitata nelle gallerie dove furono allestite le mostre su Alexander McQueen and Rei Kawakubo/Comme des Garçons. Kawakubo, la prima designer vivente in oltre 30 anni ad avere una mostra al Met, ha avuto qualche mese fa il sui momento Camp ispirandosi per la collezione autunno 2018 proprio al saggio della Sontag.

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