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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
27 set 2021
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Altrove a Milano: Quira, Arthur Arbesser e Plan C

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
27 set 2021

In una stagione in cui la moda di Milano ha cominciato a riprendersi in questo post pandemia, c'era molto da vedere anche lontano dalle passerelle. A tale proposito, ci siamo occupati di tre giovani designer che pensano fuori dagli schemi.

Quira - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Milano - Photo: Camille Vivier / Quira


Quira: favolosi sogni proibiti
 
C'è una nuova stella della moda nel firmamento di Milano. Il suo nome è Veronica Leoni. Il suo marchio si chiama Quira.

Abbreviazione e soprannome di Quirina, il nome della nonna di Veronica Leoni, designer che vive a Roma e vanta un curriculum vitae davvero impressionante. Da responsabile di design del kintwear per Jil Sander in persona a curatrice della pre-collezione di Celine sotto Phoebe Philo. Il suo curriculum avrebbe importanza se Leoni non avesse un vero talento. E invece di stile, predisposizione e capacità lei ne ha chiaramente da vendere.
 
In un pomeriggio soleggiato, Veronica Leoni ha presentato la sua prima collezione all'interno di uno showroom che a Milano viene normalmente usato per cene di designer hipster. E, francamente, questo è stato il debutto più impressionante visto a Milano da molti anni.
 
Quira si basa tutto sulle forme scultoree, ma realizzate quasi senza nonchalance: una sciarpa di lana sottile sovradimensionata avvolta e annodata su una gonna favolosa, una camicia a scacchi mascolina intrecciata in un’elegantissima gonna punk a strati, o una guaina color argento liquido avvolta in un abito degno di Isadora Duncan.
 
“Sono i miei sogni proibiti. È molto primitivo. Siamo in cinque [nel brand], solo amici. Ho lavorato a Londra tre volte nella mia vita, l'ultima era con Phoebe da Celine, poi sono tornata a Roma nel 2017 e ho deciso di creare qualcosa di personale. E durante la pandemia l’abbiamo messo insieme. Volevo creare una bolla ed essere ostinata”, ha spiegato Leoni.
 
I vestiti della Leoni coprono, si afflosciano, apparentemente cadono dalle spalle, ma sempre con tanta grazia. La sua confezione - grandi trench, impermeabili consumati - è sovradimensionata, avvolgente ma sempre lusinghiera. Inoltre, c'è molta energia straordinaria nelle sue creazioni, come nel grembiule di pelle grigio da carpentiere decostruito che ricordava una delicata scultura di Claes Oldenburg.
 
Realizzata nei migliori tessuti italiani in fabbriche di prim'ordine, la collezione ha una ‘mano’ che ne fa immediatamente percepire l’altissima qualità, specialmente grazie ai tessuti. Le sue creazioni sono benedette da una certa leggerezza. I loro volumi significano che fluttuano, ma non sembrano mai fragili.
 
“Sono in ginocchio la maggior parte del tempo per puntare con spilli i pantaloni e i vestiti. Cercando di creare un senso di spazio. Mi eccita molto il drappeggio, il modo in cui i tessuti si comportano spontaneamente. Sono molto tattile e gioco con la fluidità assieme a una sartorialità molto strutturata. Mi piace questo eclettismo”, ha detto la stilista romana - e romanista, essendo tifosissima della Roma.
 
Inoltre, l'intero progetto Quira è stato completamente concepito con accessori omaggio: zoccoli medievali artyo una serie di morbide tote bags di medie dimensioni. C'erano anche alcuni poetici look di abbigliamento da uomo.
 
“La mia prima volta con il menswear m’è uscita fuori spontaneamente. È una grande opportunità per me sfidare il genere con una visione più allargata. Voglio essere sofisticata per tutti. Voglio adattarmi a molti caratteri e non essere di nicchia”, ha concluso Veronica Leoni.
 
Da quando Phoebe Philo si è ritirata tre anni fa, le appassionate di moda sono state impegnatissime in una ricerca tipo quella del Santo Graal per trovare chi le potesse succedere. Alla fine non dovevano andare a cercare tanto lontano. Bastava andare a Roma.

Carolina Castiglioni alla mostra “Tokyo e i suoi narratori contemporanei” - Photo: Plan C


Plan C per il magazine Perimetro di Tokyo
 
Plan C è la giovane casa di moda di Carolina Castiglioni, sofisticata designer milanese con una passione per Tokyo. Da questo nasce il suo ultimo progetto, uno show-galleria e una collaborazione creativa con l’innovativa rivista e gruppo artistico Perimetro per un'edizione speciale dedicata al Giappone.
 
Il risultato è stata una grande collezione di immagini scattate da otto fotografi (giapponesi, italiani e francesi) di Tokyo, che vanno da studi di antichi barbieri ad autostrade e fiumi oscuri e tortuosi dentro le città, a eccentrici paesaggi urbani e stravaganti bar - tutte quelle cose che rendono unica Tokyo.
 
“Tokyo è la mia città straniera preferita e dove trovo così tante ispirazioni. Quindi ho amato l'idea alla base di questo concept: vedere Tokyo da tante angolazioni diverse”, ha spiegato la designer.
 
Le immagini erano tutte esposte su enormi rotoli di tessuto sospesi all'interno della galleria d'arte nella zona sud di Milano, in una mostra intitolata “Tokyo e i suoi narratori contemporanei”.
 
Accanto ad esse, Plan C ha prodotto una selezione in edizione limitata di T-shirt immacolate sulle quali sono state cucite raffinate riproduzioni di tessuto delle foto di Tokyo.
 
Parallelamente a questo, era presente una selezione di nuovi oggetti giapponesi quotidiani – dagli arricciacapelli alle teiere - in un altro esempio del modo molto particolare di miscelare arte e commercio di Plan C.

Arthur Arbesser - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Milano - Photo: Arthur Arbesser


Un Arthur Arbesser bucolico in Via della Spiga
 
Arthur Arbesser rappresenta sempre una voce inusuale nel firmamento della moda meneghina. In questa stagione, lo stilista ha creato un pop-up che in realtà era sia una galleria d’arte che uno spazio espositivo.
 
Il designer l’ha definito “Arthur Arbesser Casa”, l'ultimo uso di quello spazio nell’ambito di un progetto chiamato “Visiting Installation Art” (VIA), una serie di allestimenti multidisciplinari mostrati in negozi rimasti vuoti per rimettere in moto l'economia milanese. Situato sull’arteria dello shopping di lusso Via della Spiga, il pop-up presentava un meraviglioso sfondo da favola dipinto a mano in stile Matisse e ogni sorta di arguto lavoro di recupero, insieme a oggetti per la casa.
 
“Che senso ha buttare le scatole di DHL e Amazon, quando puoi trasformarle in fiori?”, ha sorriso Arbesser, che aveva alcuni vasi di questi “fiori secchi” dipinti a mano come decorazione dell’ambiente.
 
La sua nuova collezione era altrettanto ingenua e naif, con silhouette lunghe e infantili o camicie squadrate da ragazzino realizzate in popeline giapponesi cartacei o nylon tecnici. Inaspettati abiti a scacchi con enormi tasche applicate, dipinti a mano con immagini di giardini bucolici, o stampe a riquadri patchwork inserite in abiti plissettati - tutti sormontati da berretti di paglia da toreri lavorati all'uncinetto.
 
Tutto molto spensierato e molto Arthur.

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