AltaRoma senza alta moda. Big grandi assenti

Quattro giorni di sfilate, eventi, talk e manifestazioni diffuse per la Capitale, provando a mantenere intatto il legame con il passato, e conservare, al tempo stesso, un occhio di riguardo nei confronti della creatività emergente. Mentre cala il sipario su Altaroma, la kermesse capitolina andata in scena quest'anno nelle ex caserme Guido Reni, però, è lecito domandarsi quale ruolo stia cercando di ritagliarsi la manifestazione nel panorama nazionale e internazionale.


Se è vero che negli anni Altaroma ha assunto più le vesti di un trampolino di lancio per gli stilisti del domani che quello di una manifestazione strettamente legata all'alta moda (dal solo 'Who is on next?', il progetto di scouting creato 13 anni fa in tandem con Vogue Italia, sono stati sfornati nomi del calibro di Marco De Vincenzo, Stella Jean, Aquilano.Rimondi, Gabriele Colangelo, Nicholas Kirkwood e Paula Cademartori), ci si chiede perché continuare a proporre un modello ibrido tra moda 'alta' e pret-à-porter quando di stagione in stagione mancano i nomi degli atelier storici in calendario, lasciando Renato Balestra come solo creativo in grado di trainare l'haute couture capitolina.

Del resto, il potenziale per reinventarsi non sembra mancare alla kermesse, che è sostenuta dai soci, dal ministero dello Sviluppo Economico, (che per tutto il 2017 ha messo a disposizione nuovi fondi), e dall'Ice - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane. Il sostegno alla rassegna è stato inoltre espresso dalla Regione Lazio e dalla Camera di Commercio di Roma, che hanno manifestato la loro volontà di continuare a lavorare per garantire un futuro ad Altaroma. Anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che sabato sera si è seduta in prima fila da Balestra, consegnando allo stilista la medaglia del Natale di Roma, ha ribadito di stare lavorando "al dossier di Altaroma e a tutti i dossier delle partecipate".

Difficile però fare un primo bilancio sull'edizione che si è appena conclusa, e provare a immaginare il futuro della kermesse. Interpellato dall'AdnKronos, il direttore generale di Altaroma, Adriano Franchi, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. La realtà è che negli anni Altaroma è evoluta, trasformandosi in un incubatore di formazione e creatività, spingendo l'acceleratore sulla valorizzazione dei nuovi talenti. Basti pensare al numero di designer provenienti dalle precedenti edizioni di 'Who is on Next?' che si sono alternati in pedana: da Brognano e Miahatami (vincitori dell'ultima edizione) a Edithmarcel, Melampo Milano, Parden's, Greta Boldini, Marianna Cimini e Morfosis. Per non parlare delle scuole di moda come l'Accademia di Costume e Moda, l'Accademia Koefia, lo Ied di Roma e l'Accademia delle Belle Arti di Roma, che hanno trovato una vetrina d'eccezione per presentare le collezioni dei loro pupilli.


Ma i nomi forti, quelli delle maison storiche che potrebbero tentare di ridare lustro alla manifestazione, continuano a scarseggiare. Accanto a Balestra è tornato a sfilare Gattinoni, certo, assieme al libanese Rani Zakhem, Sabrina Persechino, Camillo Bona e Nino Lettieri. Come ha evidenziato il presidente di Altaroma, Silvia Venturini Fendi, però, per raggiungere il suo obiettivo, ossia "rendere Altaroma più liquida e aperta" occorre ritrovare "un senso di comunità compatta". Aspetto che manca ancora nella Capitale, che preferisce focalizzarsi sullo scouting. "Da 13 anni, grazie a 'Who is on next?' la città si è ritagliata il ruolo di scouting - ha spiegato il presidente di Altaroma, intervenendo sabato al talk 'Roman's Romance' al Museo Maxxi - La città è il palcoscenico della creatività".

Creatività che negli anni ha contribuito a fare della Capitale una vera e propria fucina di talenti, da Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, ieri ex studenti dello Ied di Roma e oggi al timone di Valentino e Dior, a Giambattista Valli, per non parlare di Frida Giannini, ex stilista di Gucci e dell'attuale direttore creativo della maison fiorentina, Alessandro Michele, provenienti dalle aule dell'Accademia di Costume e Moda. Nomi che hanno portato la critica di moda e docente della Iuav di Venezia, Maria Luisa Luisa Frisa, a parlare di una vera e propria "scuola romana", ma che forse non è sufficiente a far tornare a Roma quella delegazione di stilisti e di maison che alla Capitale preferiscono da anni il palcoscenico parigino.

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