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Pubblicato il
25 nov 2022
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Alistair Williamson (The Lycra Company): “La sostenibilità non potrà essere fermata. Ne ha bisogno il pianeta e la chiedono le persone”

Pubblicato il
25 nov 2022

A testimonianza del continuo impegno per favorire una filiera tessile sempre più sostenibile per l’ecosistema, The Lycra Company ha partecipato all’ultimo salone MarediModa (di cui è partner) anche con l’intervento “Durable Swimwear is Sustainable Swimwear”, ovvero “Lo swimwear duraturo è uno swimwear sostenibile”, curato da Alistair Williamson, vicepresidente dell'abbigliamento per area EMEA ed Asia meridionale dell’eccellenza delle fibre tessili con sede nello stato del Delaware. FashionNetwork.com ne ha parlato direttamente con il dirigente inglese.

Alistair Williamson - The Lycra Company


Williamson ha innanzitutto presentato in anteprima i test condotti con atleti di diverse discipline acquatiche e sportive che hanno confermato qualità delle prestazioni dei capi di The Lycra Company in termini di resistenza, elasticità, adattabilità, qualità della vestibilità, forma e durata. Prove realizzate in collaborazione con il marchio spagnolo Odeclas, specializzato in aquawear, e Sponsify, agenzia di marketing sportivo con sede a Barcellona. Sei gli sportivi coinvolti nel test. Ciascun atleta ha indossato per un totale di 75 ore di attività sportiva capi realizzati con Lycra Adaptiv per il paddle surf in acqua di mare, Lycra Xtra Life per il nuoto agonistico e Lycra T400 per la pallanuoto in piscina.
 
Nel 2019 l’Unione Europea ha istituito il Green Deal, ha ricordato Williamson, una serie di iniziative per rendere l’Europa il primo continente Carbon Neutral, ovvero a impatto climatico zero entro il 2050, impegnandosi prima di tutto a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. “L’attenzione alla durabilità dei capi di abbigliamento s’inserisce perfettamente nell’idea alla base di questa iniziativa”, ha detto.

“Quando gli indumenti concludono la loro vita utile, vanno distinti due tipi di obsolescenza: la prima è quella fisica, quando il vestito cede, perde la forma o si buca, la seconda è l’obsolescenza emozionale, quando ci si stanca di un prodotto”, ha spiegato il dirigente inglese. “Pare che una persona in media indossi un vestito solo 7 volte nella sua vita… L’ho letto da qualche parte, e penso sia tremendo. Quando vivevo nel Regno Unito ho visto tanti negozi di rivendita dell’usato nelle strade britanniche. Ora vivo in Spagna e vedo pochissimi store di questo tipo, invece si tratterebbe di un’altra ottima opportunità per prolungare la vita dei capi. Per fortuna c’è stato, ed è ancora in corso, un boom nel secondhand, con la nascita di molte piattaforme che operano in questo modo, mentre nell’ultimo periodo tanti marchi di moda hanno dato vita ad iniziative di rivendita dei loro prodotti usati, magari riportati in negozio in cambio di un buono”.

Lycra


All’acquisto di un capo usato si frappone un altro ostacolo psicologico, secondo Williamson: “Molte persone ritengono poco appropriato o igienico indossare, che so, un paio di pantaloni usati - che naturalmente vengono lavati prima di essere rimessi in commercio. Però, rispondo io, quando andiamo in un hotel dormiamo in lenzuola già usate da altri che anche in quel caso sono state semplicemente lavate…”, sorride.
 
“Credo che molti vestiti vengano buttati via semplicemente perché le persone non hanno ancora la mentalità del riuso”, ha continuato il dirigente di The Lycra Company. “Ma penso anche che la sostenibilità non potrà essere fermata. Ne ha bisogno il pianeta ed è ormai richiesta da un numero sempre maggiore di consumatori. Inoltre, cresce la quantità di marchi che creano orgogliosamente capi fatti per durare nel tempo, perciò quando chi li ha acquistati si stanca di averli, se sono di buona qualità - e in questo caso è molto probabile - può pensare di rivenderli e qualcuno li ricomprerà, contribuendo alla durabilità dell’abbigliamento. Per un brand, avere un long lasting garment contribuisce ad incrementare la fedeltà in esso dei consumatori odierni, tra l’altro sempre più informati”.
 
Un mese fa, The Lycra Company ha annunciato la propria collaborazione con la società Qore, joint venture tra l'americana Cargill e la tedesca Helm, per utilizzare la sua tecnologia Qira per la progettazione di un elastan a base biologica. Grazie a tale componente presentato come “la nuova generazione di 1,4-butandiolo (BDO) prodotto dalla fermentazione di zuccheri di origine vegetale”, Lycra vuole lanciare la prima produzione commerciale al mondo su larga scala di elastan di origine biobased.
 
“Costruiremo una fabbrica per realizzare questo elastan usando il Qore, che sostanzialmente è basato sull’amido di mais”, rivela Williamson. “A simboleggiare l’evoluzione che aziende e consumatori hanno mostrato nella sensibilità e attenzione all’eco-sostenibilità posso portare un emblematico esempio: nel 2014 realizzammo già il medesimo prodotto, che allora chiamammo Type 162R. Forse era troppo presto, perché non ebbe nessun interesse, e quindi dovemmo subito smettere di produrlo. È molto significativo che meno di 10 anni dopo, invece, il mercato sia abbastanza maturo per riceverlo e comprenderne l’importanza”.

Lycra naturalFX


Sempre in collaborazione con HeiQ, che l’ha sviluppata, The Lycra Company ha infine presentato la tecnologia naturalFX, un processo di finissaggio tessile brevettato per capi in maglia di cotone al 100%, reso più performante rispetto ai finissaggi convenzionali grazie ad un'elasticità, una vestibilità e una sensazione di morbidezza prolungate.
 
Mentre The Lycra Company si occuperà della commercializzazione di naturalFX, HeiQ ne sosterrà l'introduzione attraverso la propria rete di marchi, oltre a produrre e vendere il finissaggio direttamente agli stabilimenti tessili, sfruttando i suoi servizi tecnici globali consolidati per offrire prestazioni ottimizzate.

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