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Alessandro Santi (Souvenir): “Covid-19 una catastrofe, ma ripartiremo. Occorrono liquidità e ritorno alla produzione”

Pubblicato il
3 apr 2020
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Souvenir, fondato nel 2004 come brand di menswear pronto moda e diventato dal 2011 soprattutto marchio di abbigliamento femminile, aveva chiuso il 2019 a 18 milioni di euro di fatturato, +10% sull’anno precedente, e si mostrava molto ambizioso nell’Est Europa e in Oriente, prima dello scoppio dell’epidemia di Covid-19, che tutto o quasi ha bloccato. I negozi monomarca di proprietà diretta dell’azienda con sede al Centergross di Bologna si trovano a Firenze, Padova e Bari, altri due, a Pistoia e Dubai, sono in franchising. “Quest’ultimo è un progetto che abbiamo cominciato a sviluppare”, assicura a FashionNetwork.com Alessandro Santi, Amministratore Delegato di Souvenir, “con una prossima apertura indiretta ad insegna Souvenir a Tirana, in Albania”.

Alessandro Santi, AD ed azionista di riferimento di Souvenir


Alessandro Santi iniziò a collaborare con Souvenir come commercialista; nel 2010, anno in cui l’azienda versava in condizioni non facili, con un fatturato di 2 milioni di euro e un pesante indebitamento, entrò in società, diventandone poi il socio di maggioranza, possedendone il 30% delle quote. Dopo l’ingresso in società di Santi, e del figlio Gianni come Presidente del Consiglio di Amministrazione, l’azienda cambiò il progetto industriale, iniziando a produrre abbigliamento donna.
 
Santi sostiene che il governo stia sottovalutando la situazione dell’emergenza coronavirus per il comparto moda, costretto ad affrontare un azzeramento dei ricavi a marzo, e se continua così anche ad aprile. E che anche la stampa e i mass media non hanno dato il dovuto risalto alle gravissime perdite del settore, perché anche la ripartenza sarà lenta e durissima. “Questa è una catastrofe. Prenderemo una bastonata mai sentita prima”, si lamenta, in una testimonianza nella quale buona parte del comparto si può riconoscere. “Per Souvenir, ho stimato in 3-4 milioni di euro le perdite, pari a ciò che non riusciremo ad incassare dai nostri clienti, che non ci potranno pagare perché hanno i negozi chiusi, più qualche milione in meno di non fatturato”.

“Ormai si è capito che ci troviamo in mezzo a una guerra”, prosegue l’imprenditore. “Una guerra strana. Una guerra del XXI secolo, perché attorno a noi non vediamo soldati o carrarmati. In nessun libro di storia ci hanno raccontato una guerra così. Un conflitto invisibile, in cui esteriormente tutto sembra immutato. Ma sotto all’apparenza di tranquillità c’è la vera devastazione economica. Le Borse e i sistemi finanziari l’hanno capito subito: sono crollati. E adesso l’abbiamo compreso tutti: se i negozi non aprono né guadagnano, arrivati a fine mese devono comunque pagare le loro scadenze e ricevute bancarie”.
 
Ma anche le grandi fabbriche non sono immuni da spietate conseguenze, analizza Santi: “Le grandi aziende che a fine mese fatturavano e portavano in banca il loro salvo buon fine, poi anticipato per pagare fornitori, dipendenti, leasing, mutui, F24, tasse, hanno visto bloccarsi tutto il sistema. Fatturare zero a fine mese, significa essere impossibilitati a fare qualsiasi cosa”.
 
Souvenir aveva i magazzini pieni per poter affrontare la stagione in corso e servire il mercato nell’avvio della stagione Primavera-Estate, con una vasta produzione programmata. “Era proprio il momento peggiore perché questa crisi mondiale generata dal Covid-19 accadesse: l’inizio della stagione Primavera-Estate, un lavoro di pre-produzione che per la filiera nasce un anno fa, e che nelle linee di programmato parte ancor prima. Ma si è fermato tutto”, racconta Santi.
 
Abolizione dell’IVA ed eliminazione o rinvio del pagamento di spese e contributi, almeno per qualche mese o un anno, sono provvedimenti che secondo l’AD difficilmente verranno attuati. In questo momento, l’unica cosa fondamentale è avere un “intervento di liquidità da parte del sistema bancario per tutta la filiera dell’abbigliamento, che andrebbe a vantaggio soprattutto dei più piccoli”, afferma.

Souvenir, PE 2020


L’AD di Souvenir s’interroga anche sul problema degli articoli già prodotti. “I miei clienti hanno in negozio capi non più consoni al momento in cui ripartirà il mercato - spero a maggio, ma immagino a giugno - come trench, giacche e pantaloni in tessuti pesanti, per cui se li vorranno vendere dovranno praticare sconti. Oppure, se viene immessa liquidità nel sistema, seguendo il modello della Francia che ritengo più adatto a noi, fatto di un piano d’azione di iniezione di denari freschi in tutti i settori d’impresa sulla base del fatturato, tutto il comparto avrà nuovo dinamismo”.
 
“Senza voler apparire patetico, anche perché poi sicuramente reagiremo e ripartiremo (anche se in prima battuta avverrà lentamente), bisogna innanzitutto tornare a farci lavorare, naturalmente seguendo tutti i criteri richiesti per la salute e le dotazioni di sicurezza e le prescrizioni sanitarie necessarie”, continua l’AD di Souvenir.
 
Invocando un “umanesimo da ritrovare” nella “conduzione delle nostre aziende”, Alessandro Santi sente come fondamentale il tema delle tempistiche di riapertura, perché “bisogna iniziare a discuterne adesso, e non pensarci all’ultimo minuto”, sostiene: “Abbiamo voglia di ripartire, fateci tornare a lavorare!”.
 
Souvenir è presente anche in Russia, Germania, Cina, Francia e nei Paesi arabi. Era previsto un forte sviluppo nella penisola balcanica, come dimostra l’opening di Tirana, pensato come testa di ponte per l’evoluzione in quei mercati. Era previsto un piano di sviluppo anche in Russia e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, e un progetto di forte espansione del brand in Germania, “che ovviamente subiranno un notevole rallentamento”, è costretto a dire Alessandro Santi. “Oppure ci sarà una forte iniezione di liquidità”, insiste, “e allora ripartiranno la fiducia, l’entusiasmo e la voglia di lavorare”.

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