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Pubblicato il
26 mag 2022
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Alberto Candiani (Candiani Denim): “Coreva diventerà un brand. Obiettivo di gruppo 100 milioni di fatturato”

Pubblicato il
26 mag 2022

L’azienda di jeans di Robecchetto con Induno (MI) ha proseguito il proprio percorso nella sostenibilità e verso la circolarità completa del tessuto denim realizzando un’iniziativa che parte dalla ricerca nelle manifatture delle materie prime. La limited edition di 50 overshirt unisex di jeans in vendita presso il Coreva Design store di Porta Ticinese a Milano è realizzata insieme a un collaboratore di lunga data della manifattura milanese di denim: l’azienda austriaca specialista delle fibre da cellulosa di legno Lenzing. Co-lab ancora più suggestiva se si pensa che le due società condividono l’anno di fondazione: il 1938. Ne è scaturita una capsule che ha come protagonisti il Tencel Lyocell, ricavato stavolta dalla cellulosa derivante dalla canapa, miscelato con il tessuto stretch biologico Coreva, che ha rappresentato l’ultima grande innovazione di Candiani Denim.

Alberto Candiani, presidente di Candiani Denim


“Ciò che accomuna Lenzing e Candiani è che viviamo per la ricerca e l’innovazione. In questo caso Lenzing ha sostanzialmente sviluppato una ‘fibra-prototipo’, pensata per guidare la ricerca ingegneristica e così portare al progressivo miglioramento di tutte le gamme”, ha detto a FashionNetwork.com il presidente di Candiani Denim, Alberto Candiani, quarta generazione della famiglia fondatrice.
 
Candiani ha deciso di utilizzare questa fibra prevalentemente, se non esclusivamente, all’interno dei tessuti Coreva, “perché molto presto lo faremo diventare un brand, che si chiamerà Coreva Design”, rivela il dirigente milanese. “In futuro lo faremo sposare a molti altri ‘ingredienti’ interessanti”.

Coreva Design diventerà quindi l’accentratore della produzione dell’azienda, evolvendo l’ecosistema societario finora basato sullo store Candiani Denim, con la sua piattaforma di riparazione Repair, e sullo spazio d’innovazione Vision, affiancati dalla micro-factory Custom nella vicina Piazza Mentana, 3. “Fondamentalmente è l’inizio di quel processo, perché vogliamo scalare Coreva al massimo e velocemente, in modo da renderlo più competitivo”, spiega il presidente. “Il suo grosso limite risiede ancora nel prezzo, in quanto i Coreva costano il 30-40% in più rispetto ai tessuti normali, quindi sul mercato del nostro tessile B2B questo costo crea resistenza (tutti i nostri clienti vorrebbero usarlo, ma molti per questo motivo si trovano ancora costretti a sacrificarlo). Però ci crediamo così tanto che attorno a lui creiamo un brand”.

Lo store Candiani Denim di Porta Ticinese 22 verrà quindi trasformato in tempo per il Salone del Mobile della seconda settimana di giugno ed è già stato ribrandizzato Coreva Design, diventando l’hub dell’azienda. Lo spazio sarà dotato di nuovi uffici e showroom, “in un concept di retail-showrooming nel quale l’aggiornamento della nostra piattaforma Repair ci permetterà di spiegare la circolarità dei prodotti Coreva, vista l’opportunità di estenderne la vita il più possibile riparandoli. E quando non si potrà più farlo, riciclandoli in una nuova fibra o, in casi estremi, in un fertilizzante organico per far ricrescere il cotone, in un vero ritorno alla Natura. Coreva è un modello di design che oggi vale la pena trasformare in marchio”, sostiene Candiani. La prima collezione effettiva del nuovo brand si vedrà nei negozi a gennaio 2023.

Lenzing per Candiani Denim - Gianluca Bolelli - FashionNetwork.com


“Dopo la montagna di greenwashing vista negli anni scorsi, è il momento che la sostenibilità diventi tangibile e in questo senso circolarità produttiva e diversificazione delle materie prime o delle mischie sono diventate parole d’ordine per l’universo del jeans”, assicura Alberto Candiani. “Che piaccia o meno, il tessuto denim è uno dei più prodotti al mondo. Se si vuole farlo in modo cheap, si trovano scorciatoie che molto spesso comportano catastrofi ambientali o sprechi pazzeschi di acqua e materiali, oppure la mancanza delle minime condizioni di salubrità per gli operatori. Si pensi alla demonizzazione del processo di sabbiatura, che non necessariamente è catastrofico per l’ambiente, ma deve essere applicato nel modo giusto e sicuro all’interno di cabine isolanti apposite, che non consentano di inalare le polveri che genera. Negli ultimi anni, fortunatamente, il laser ha sostituito il processo per rimuovere l’indaco dalla superficie del tessuto e creare quel particolare effetto di usura”, spiega il dirigente.

“Noi siamo stati pionieri nell’eco-sostenibilità nel nostro segmento perché producendo in Italia, dove i costi industriali sono elevati, abbiamo dovuto curare maniacalmente l’efficienza per sopravvivere, ovvero consumare il meno possibile ed ingegnerizzarci per realizzare una produzione ottimizzata che risparmiasse materie prime, prodotti chimici e acqua”, racconta ancora Candiani, “o che combinasse al cotone altre fibre possibilmente naturali o riciclate, per rendere sostenibile la nostra economia d’azienda. Un processo iniziato già con mio padre, e ancor prima con mio nonno, che ai loro tempi erano già ossessionati dalle nuove tecnologie”.
 
Con un fatturato 2021 di circa 90 milioni di euro, salito del 30% sul catastrofico 2020, Candiani Denim è già riuscito a superare di un milione di euro il dato del 2019 (“per noi non fu un grande anno”, ammette Alberto Candiani). L’azienda milanese è partita fortissimo nel 2022. “Anche se temiamo che le tantissime instabilità sociali che sferzano il mondo in questi ultimi mesi possano interrompere il nostro trend, nonostante tutto stimiamo di tornare al di sopra dei 100 milioni di euro di giro d’affari a fine 2022”, afferma.

Candiani Denim, alcuni jeans in Coreva - Gianluca Bolelli - FashionNetwork.com


Candiani ha anche assunto 55 persone in azienda, ma altre 20 sono in arrivo. Il piano è tornare alla turnazione produttiva di 6 giorni alla settimana con finestre di lavoro da 6 ore invece che 5 giorni a settimana con turni da 8 ore.

Primo mercato di Candiani Denim sono sempre gli Stati Uniti, dove il brand possiede un quartier generale locale con laboratorio di ricerca. “Per la prima volta nella nostra storia il fatturato 2021 in dollari ha superato quello in euro, risultando il 52% del totale. L’Europa sta recuperando dopo i rallentamenti del 2021. La nostra proporzione attuale è tornata 60% Europa-40% America, con Germania e Scandinavia mercati più cresciuti e trainanti del momento”, conclude Alberto Candiani.

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