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12 mag 2021
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AEFI: il sistema fieristico italiano rischia di soccombere alla concorrenza tedesca

Pubblicato il
12 mag 2021

È un quadro a tinte fosche quello dipinto dai principali player del sistema fieristico italiano in occasione della conferenza stampa online organizzata da AEFI (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane), alla quale hanno partecipato il Presidente di AEFI Maurizio Danese, l’AD di Fiera Milano Luca Palermo, il Presidente di Italian Exhibition Group Lorenzo Cagnoni, il Presidente di Bolognafiere Gianpiero Calzolari e il CEO di Veronafiere Giovanni Mantovani.
 

I partecipanti alla conferenza AEFI; in alto, da sinistra: il Presidente di Italian Exhibition Group Lorenzo Cagnoni, il caporedattore di Rai News Gianluca Semprini e il Presidente di AEFI Maurizio Danese; in basso, da sinistra: l’AD di Fiera Milano Luca Palermo, il CEO di Veronafiere Giovanni Mantovani e il Presidente di Bolognafiere Gianpiero Calzolari


Sul tavolo della discussione, moderata dal caporedattore Rai News Gianluca Semprini, la situazione dei sostegni governativi alle fiere italiane, paragonata con quanto successo al sistema in Germania, primo player fieristico europeo, tallonato dall’Italia, e terzo al mondo dopo Stati Uniti e Giappone.
 
“Nel 2019 le fiere italiane hanno generato un fatturato complessivo di 1,1 miliardi di euro, realizzato per circa il 70% dai primi quattro attori del settore, i poli fieristici di Milano, Bologna, Rimini/Vicenza e Verona; nel 2020 la perdita è stata nell’ordine del 75/80% circa. Il Governo ha stanziato fondi importanti a sostegno del comparto, ma secondo la regola del ‘de minimis” della Commissione Europea, questi quattro player possono ricevere non più di 10 milioni di euro ciascuno, pari solo al 23% delle perdite. A oggi i 4 principali poli espositivi nazionali hanno percepito ristori per soli 8,5 milioni di euro, l’equivalente del 5% delle perdite subite nel 2020 e poco più dell’1% rispetto ai fondi stanziati, che con l’attuale impianto rimarranno in buona parte inefficaci”, ha spiegato Maurizio Danese, Presidente di AEFI. “Lo scorso dicembre, invece, il Governo tedesco ha stanziato 642 milioni di euro, a copertura del 100% delle perdite e del mancato guadagno del 2020, chiedendo alla Commissione Europea una deroga al de minimis; deroga che a gennaio è stata approvata. Entro fine giugno, dunque, le fiere tedesche riceveranno fondi a copertura completa delle perdite subite e dei mancati guadagni del 2020, il che rischia di creare un divario incolmabile per quelle italiane, che rischiano di soccombere e diventare ‘preda’ della Germania”.

“L’ultima chiamata è quella del Sostegni bis, per questo c’è attesa e attenzione in merito a quanto dirà il presidente Mario Draghi nel question time di oggi”, ha proseguito Danese. “Serve superare la norma di Bruxelles pensata per scongiurare concorrenza sleale tra Stati che, paradossalmente, sta avvantaggiando il nostro principale competitor, la Germania. Si tratta di un effetto boomerang della norma Ue, con forti ripercussioni sul futuro degli eventi bandiera del made in Italy. Ciò che chiediamo è semplicemente un allineamento con il regime tedesco degli aiuti”.
 
Dello stesso avviso di Danese, come del resto tutti i partecipanti all’incontro, anche Luca Palermo, AD di Fiera Milano: “Le avance della fiera di Colonia, che nel momento in cui si stava discutendo sull’opportunità di realizzare il Salone del Mobile si è dichiarata disponibile a ospitare gli espositori italiani, sono il sentore di quello che potrebbe succedere. Quando questa tempesta sarà finita, rischiamo un’importante asimmetria di mercato. Le fiere italiane si troveranno a utilizzare il valore creato dalla ripartenza per rimborsare i prestiti, mentre i colleghi tedeschi potranno fare investimenti e tentare di prendersi le nostre eccellenze. In Europa, l’industria fieristica italiana è la più importante dopo quella tedesca e quarta nel mondo e dà un fondamentale contributo al Pil. Solo per quanto riguarda Milano, il venduto fieristico delle sue manifestazioni è di 53,7 miliardi di euro l’anno, pari al 3% del PIL del Paese, di cui circa 17 miliardi di export. Un dato importante che sottolinea quanto il sistema vada protetto”.
 

Il polo fieristico di Fiera Milano a Rho - fieramilano.it


“Abbiamo alle spalle un 2020 terremotato, con perdite molto pesanti: prima del Covid IEG realizzava un giro d’affari di 180 milioni di euro, sceso a 70 milioni lo scorso anno, con un EBITDA negativo e perdite molto importanti”, ha sottolineato Lorenzo Cagnoni, Presidente di IEG. “Ritengo che nel 2021 i numeri saranno anche peggiori. La crisi del sistema fieristico italiano non è un’esagerazione furbesca, la nostra è una crisi vera e molto pericolosa: quel tanto che ancora è presente in termini di valore strutturale e competitività del nostro settore rischia di essere definitivamente travolto dalla situazione che si sta producendo. I provvedimenti sono stati numerosi, anche troppi, ma con risultati che non esito a definire ridicoli. Nessuno di noi è in grado oggi di fare un minimo di previsione su quell’ipotetico sostegno che l’autorità di Governo dovrebbe darci”.
 
“Dall’inizio del lockdown ad oggi abbiamo cancellato 75 manifestazioni, ma le nostre società non si possono ‘congelare’: nonostante il mancato guadagno, abbiamo comunque costi fissi pesanti”, ha evidenziato Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere. “Il sistema fieristico è una parte fondamentale del sistema industriale del paese, i nostri appuntamenti rappresentano i più importanti distretti italiani e se l’Italia deve ripartire, come ci dicono anche le principali organizzazioni industriali, c’è bisogno anche delle fiere. Abbiamo organizzato diverse iniziative online, ne stiamo programmando ancora, ma le fiere fisiche sono un’altra cosa; con il digitale abbiamo tenuto connesse le nostre comunità, ma gli affari si fanno fisicamente e le fiere sono importanti per vedere cosa sta succedendo nel mondo. In termini di sostegni, ad oggi abbiamo incassato 4 milioni di euro; facendo un rapido calcolo, se fossimo stati in Germania ne avremmo ricevuti almeno una cinquantina”.
 
Infine, Giovanni Mantovani, CEO di Veronafiere, ha dichiarato: “Il primo dato che va sottolineato è che le fiere ancora oggi sono in perdita e questo si somma ad un 2020 già in negativo. Finora Verona ha ricevuto solo 500 mila euro in termini di ristoro, se fossimo stati in Germania avremmo ricevuto intorno ai 35/40 milioni. Mentre noi siamo ancora qui a chiederci cosa succederà dal punto di vista dei sostegni, i nostri principali competitor in questi mesi si sono dedicati ad ammodernare le strutture espositive per mantenere alto il livello di competitività e a sviluppare la parte digitale, che anche nei prossimi anni rimarrà un’integrazione fondamentale alle manifestazioni fisiche. Noi ad esempio abbiamo creato, ‘Vinitaly Plus’, una community online di espositori e compratori che rimarrà attiva tutto l’anno, e lo stesso faremo per le altre fiere”.
 
Secondo l’analisi di AEFI, lo scorso anno il settore, che vale oltre 1 miliardo di euro e genera un impatto sui territori di 23 miliardi di euro, ha perso circa il 75% del proprio fatturato. Le chiusure stanno influendo in maniera pesante, con appena 53 giornate fieristiche svolte nel 2020 e zero nel 2021. Cali tra il 70% e l’80% anche nel numero di eventi dello scorso anno (erano circa 1.000 in fase pre-Covid), di espositori e di visitatori (in media 20 milioni l’anno) che abitualmente partecipano alle manifestazioni italiane.
 
Nonostante le problematiche siano dunque molteplici, sono suonate almeno parzialmente rassicuranti le parole del Ministro del Turismo Massimo Garavaglia, nel suo breve intervento telefonico durante la conferenza: “Ci tenevo a tranquillizzare il settore sulle questioni più importanti, oggi nel pomeriggio arriverà da Draghi un messaggio positivo, che abbiamo condiviso. Stiamo lavorando al prossimo decreto sistemi, che prevedrà il cosiddetto ‘fondone’ per il turismo, quindi anche per le fiere. Il percorso è tracciato, sono positivo”.
 
Nel frattempo, le varie manifestazioni si stanno preparando per le prossime edizioni fisiche, dopo il via libera del Governo alle fiere dal 15 giugno e a eventi e congressi a partire dal 1° luglio. AEFI e i diversi organizzatori hanno approntato un protocollo di sicurezza, condiviso con il Ministero, per garantire che tutti gli appuntamenti si svolgano con le massime misure precauzionali. Tra i primi a ripartire, Veronafiere con il Motor Bike Expo dal 18 al 20 giugno e Fiera Milano con Sì Sposa Italia (dal 25 al 27 giugno) e Milano Unica (6 e 7 luglio), per arrivare a una vera e propria ripartenza di tutte le principali manifestazioni a settembre.
 
“La pandemia ci lascerà due importanti insegnamenti: da un lato, proseguire nello sviluppo digitale che avevamo già avviato e che il Covid ha accelerato, e che in futuro potrà rivelarsi importante anche dal punto di vista occupazionale, con la creazione di nuove competenze; dall’altro, il desiderio di creare sinergia tra le varie realtà fieristiche italiane: i tempi sono maturi per fare operazioni straordinarie che coinvolgano diverse manifestazioni”, ha concluso Danese.

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