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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
19 apr 2022
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Accusato di omofobia, Philipp Plein viene scagionato dalla giustizia americana

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
19 apr 2022

Sotto processo per discriminazione omofoba, Philipp Plein ha vinto la causa dinanzi alla Corte Suprema di New York. Il Tribunale di primo grado dello Stato di New York ha completamente scagionato il designer tedesco e fondatore della maison di lusso che porta il suo nome, in una causa che lo vedeva opposto da più di un anno all'ex direttore regionale dei suoi negozi di New York.

La giustizia americana ha dato ragione allo stilista tedesco - Philipp Plein


Quest'ultimo, Amro Alsoleibi, ha accusato l'imprenditore di discriminazione nei suoi confronti, sul posto di lavoro, a causa della propria omosessualità, atteggiamento che, secondo lui, ha portato al suo ingiustificato licenziamento. In un comunicato, che segue il verdetto della corte a suo favore, la griffe spiega che “l'ex dipendente ha utilizzato false accuse di omofobia per distogliere l'attenzione dalle irregolarità commesse all'interno di Philipp Plein Americas Inc., che hanno portato al suo licenziamento nel 2019”.
 
Assunto nel 2018, Amro Alsoleibi aveva effettivamente organizzato una frode sottraendo fondi aziendali per un importo di 100.000 dollari, che erano stati fatturati per servizi fittizi a una società fantasma di proprietà del suo amico e coinquilino Tala Atassi. È stato scoprendo questi fatti che Philipp Plein ha proceduto al licenziamento del suo manager, in modo che il tribunale di New York ha potuto ricostruire i fatti, riferisce la maison.

Da parte sua, il complice di Amro Alsoleibi, Tala Atassi, aveva citato in giudizio il gruppo di moda chiedendo un pagamento per servizi di reclutamento pari a 100.000 dollari. Ma anche in questo caso la maison Philipp Plein ha vinto la causa. “Il 6 aprile 2022, la Corte Suprema di New York ha dichiarato ingiustificata tale richiesta. Ha anche stabilito che non solo Alsoleibi non aveva l'autorità per assumere il suo amico o chiunque altro per conto del gruppo Plein, ma che aveva inoltre nascosto tali contratti al suo datore di lavoro”.
 
“Sono molto contento di questa decisione, che ristabilisce i fatti e risponde al disperato tentativo del signor Alsoleibi di screditare la mia reputazione e cercare di fare soldi alle mie spalle”, commenta nel comunicato lo stesso Philipp Plein. “Il mio marchio e la mia azienda sono stati costruiti da zero in oltre vent'anni di duro lavoro effettuato da parte di centinaia di persone, comprese persone LGBTQ ed eterosessuali, che sono sempre rappresentate all'interno dell'azienda”, continua. 
 
“Reagirò sempre ad attacchi come quelli del signor Alsoleibi, che prima ha cercato di ingannare me e la mia azienda, e poi ha cercato di ingannare anche l'opinione pubblica e la stampa con false accuse. La mia più grande considerazione va al giudice, che ha saputo riconoscere i fatti”, conclude Plein.

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