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Pubblicato il
22 giu 2019
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A Simonetta le licenze kidswear di Cucinelli e Fay e del newborn di Balmain

Pubblicato il
22 giu 2019

L’azienda marchigiana di abbigliamento per bambini, che nel giugno 2017 è stata rilevata totalmente da Isa SpA, realtà brianzola che fa capo al gruppo Carisma che produce tessuti per importanti griffe del lusso, rivede il proprio portafoglio licenze con due uscite (Lanvin ed Aston Martin) e due altrettanto prestigiosi ingressi (Cucinelli e Fay Junior, quest’ultimo un ritorno).

Fay Junior torna nell'orbita di Simonetta - DR


“Il gruppo Simonetta sta attraversando una nuova fase della sua storia”, indica a FashionNetwork.com l’Amministratore Delegato Niccolò Monicelli, operativo in azienda dallo scorso maggio. Il dirigente è associated partner della società di consulenza strategica Bain & Company, per la quale ha lavorato per 19 anni, gli ultimi 10 impegnato in due diligence e operazioni straordinarie (buy side sell side) con fondi di private equity.
 
Da giugno 2017 la nuova proprietà ha varato un progetto di rilancio basato su tre direttrici: lo sviluppo delle licenze solo produttive di power brand cui, oltre a Fendi, si è affiancata la new entry del kidswear di Brunello Cucinelli (che per iniziare avrà una durata di sei stagioni rinnovabili); il rafforzamento delle licenze di brand che affidano a Simonetta anche la loro commercializzazione, settore in cui l'azienda cura da tre stagioni Balmain Junior, e ha appena ripreso Fay Junior, dopo che per due anni il gruppo Tod’s aveva deciso di internalizzarlo; infine, spingere maggiormente sul marchio di proprietà Simonetta.

Nel frattempo Simonetta ha visto uscire Lanvin dalla propria scuderia, contratto lasciato giungere a naturale scadenza.
 
L’azienda di Jesi ha intanto prolungato e ampliato la licenza produttiva di Balmain, ottenendo quella per la linea dedicata al neonato e poi “continua il successo di Fendi Junior (ancora primo marchio sul giro d’affari): l’azienda romana crede tanto nella linea kids”, sostiene Monicelli, “mentre oggi abbiamo presentato la linea bambino di Emilio Pucci a Firenze, che ha già avuto una pre-collezione andata molto bene”, tiene a sottolineare l’AD. “Intravedo un orizzonte molto interessante per noi, in quanto siamo ormai un player forte di marchi che si completano senza cannibalizzarsi, che ci consentono di approfondire competenze tecniche specifiche che vanno dalla maglia al cardigan, al piumino, alle calzature, per le quali ci avvaliamo di produttori specializzati”.

La presentazione della collezione PE 2020 di Pucci in occasione di Pitti Bimbo a Firenze - DR

 
Per Brunello Cucinelli, Simonetta è entrata"in corsa" sviluppando il campionario dell’AI 2019 tra febbraio e marzo. "Adesso stiamo realizzando la produzione dell’AI 2019 che verrà consegnata fra settembre e ottobre e, questa settimana, consegnamo il campionario della PE 2020”, puntualizza il nuovo AD.
 
Niccolò Monicelli non conferma la cifra di fatturato di 21 milioni di euro per l’esercizio 2018 di Simonetta apparsa su varie fonti di stampa italiane, ricordando che l’azienda era tecnicamente fallita quando è stata rilevata nel 2017 dal gruppo Carisma e che, di conseguenza è meglio parlare di fatturati ‘buoni’, che generano margini, e non fatturati ‘cattivi’, che generano crediti che poi non saranno incassati generando problemi nei bilanci. "Mettiamola così: rispetto al 2018, sorta di anno zero, in cui abbiamo dovuto investire commercialmente e ricostruire, chiuderemo il 2019 con una crescita di oltre il 35%. Se poi aggiungiamo che la commercializzazione di Cucinelli non è ancora a pieno regime saremo a un 40% di crescita nel 2019-20, il tutto tornando ad avere una marginalità interessante”.
 
Avvalendosi anche di un nuovo direttore commerciale dotato di grande esperienza nel kidswear, Nicola Fusillo, arrivato in società a marzo, Simonetta ha incrementato la rete di agenti e ora è presente soprattutto in Russia, Medio Oriente, Regno Unito, Francia, Spagna, Germania e Giappone. “Le caratteristiche dei brand in licenza sono molto diverse”, ricorda l’Amministratore Delegato. “Emilio Pucci registra vendite maggiori in Medio Oriente e UK, Balmain è molto più omogeneo nelle vendite su tutti i mercati, mentre Fay è un brand al 100% italiano. A parte la Cina, mercato in cui bisogna entrare con cautela, cui stiamo guardando con estremo interesse, negli altri mercati chiave siamo già presenti o stiamo per approdare”.

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