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A lezione di sostenibilità da celebri stilisti inglesi

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Adnkronos
Pubblicato il
today 9 gen 2019
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Lezioni di moda sostenibile a Firenze in occasione di Pitti Uomo. Tre dei più affermati brand di moda del Regno Unito e due stilisti pluripremiati hanno parlato del loro approccio alla sostenibilità e al lavoro etico.

Il finale di una sfilata di Christopher Raeburn, stilista britannico che ha sposato il concetto di sostenibilità


Nella prestigiosa biblioteca del British Institute of Florence, l'ufficio italiano del Department for International Trade ha invitato gli esponenti di tre marchi britannici di fama mondiale - Burberry, Stella McCartney e Vivienne Westwood - a condividere il loro approccio aziendale alla moda sostenibile. A loro si sono uniti due acclamati stilisti britannici, Christopher Raeburn e Bav Tailor, campioni della sostenibilità, per spiegare come il riciclo e il rispetto per l'ambiente siano i principi alla base del loro processo creativo.

Inserita nel calendario di Pitti Uomo, la conferenza ha mirato a promuovere l'eccellenza britannica nel campo della moda sostenibile. Burberry, Stella McCartney e Vivienne Westwood, le tre aziende scelte da Marina Iremonger, responsabile della sezione commerciale Consumer Luxury presso il DIT di Milano, sono ben note per i loro stretti e intensi legami con l'industria della moda italiana, e anche perché rappresentano la quintessenza dello stile british.

La produzione delle linee Vivienne Westwood è fatta al 100% in Italia, gran parte dei fornitori e partner di Stella McCartney sono basati in Italia. Burberry ha legami di lunga data con l'Italia, con un significativa parte della sua produzione basata in questo Pease, e ha di recente acquisito un'azienda di pelletteria a Scandicci, creando un centro di eccellenza per lo sviluppo e la produzione della pelletteria. I due stilisti selezionati dal DIT come speaker all'evento devono in parte il loro successo a fornitori o partner italiani.

"Siamo consapevoli che la filiera della moda è una delle più inquinanti al mondo, seconda solo all'industria petrolifera", ha commentato l'Ambasciatore britannico in Italia Jill Morris, che ha inaugurato la conferenza a Firenze. "Il Regno Unito ha posto la clean growth al centro delle priorità del proprio governo tanto che il Parlamento ha di recente istituito una Comissione di Controllo sull'Ambiente per valutare l'impatto sociale ed ambientale della moda e studiare modi per riciclare i capi di abbigliamento, in uno sforzo per ridurre sprechi e inquinamento", ha aggiunto Morris.

"Il team del Department for International Trade basato a Milano ha scelto di affrontare un tema di importanza critica per il nostro pianeta e sono orgogliosa di sostenere questa importante iniziativa durante una delle manifestazioni internazionali chiave per l'industria della moda britannica", ha concluso l'Ambasciatore.

La conferenza "UK-Italy: Lezioni di Moda Sostenibile" ha segnato la prima visita a Firenze di Andrew Mitchell dalla sua nomina a Trade Commissioner per l'Europa nel 2018.

Il commissario Mitchelll, che sovraintende da Milano le attività commerciali e di investimento in tutta Europa, ha dichiarato che "questa è un'importante manifestazione e sono felice di esserci. Sono lieto anche che oltre 100 aziende britanniche abbiano scelto di esporre a Firenze".

"È prova tangibile dei forti e storici legami tra le industrie della moda britannica e italiana”, ha aggiunto Mitchell. “Questi legami si manifestano in parte tramite le moltissime e produttive relazioni Sponsored by With thanks to d'affari tra stilisti e brand del Regno Unito e produttori e distributori italiani. Ma occorre anche notare che molti marchi sia storici che contemporanei della moda britannica hanno trovato nei fornitori italiani dei partner strategici essenziali per il loro impatto globale. Oggi successo globale significa la combinazione di prodotto di altissima qualità con l'impegno nella sostenibilità ambientale".

Sia Burberry sia Stella McCartney sono firmatari fondatori della Fashion Industry Charter for Climate Action, che è stata formalmente lanciata alla conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite Cop24, svoltasi nel dicembre 2018 a Katowice, Polonia.

Aderendo alla Carta delle Nazioni Unite amministratori delegati e presidenti delle principali organizzazioni di moda globali hanno confermato il proprio impegno ad affrontare il problema del cambiamento climatico e la propria volontà a promuovere la collaborazione all'interno e oltre il settore moda verso un futuro più pulito e una riduzione delle emissioni di carbonio.

"Il cambiamento climatico è indubbiamente una delle maggiori sfide, se non la più grande, della nostra vita. Lo è per tutti e interesserà tutti su questo pianeta e il nostro futuro", ha detto la stilista Stella McCartney.

"È per questo che sono orgogliosa di essere una dei firmatari della Fashion Industry Charter for Climate Action”, ha aggiunto la stilista. “Voglio fare appello a tutti i miei pari in questo settore, di altri marchi ma anche i rivenditori e i fornitori, perché firmino adesso questo documento e prendano le necessarie misure per affrontare il reale problema del cambiamento climatico nelle loro aziende e nelle loro filiere. Collettivamente abbiamo voce e potere per fare la differenza".

Il Chief Executive Officer di Burberry, Marco Gobbetti, ha aggiunto: "Burberry è orgogliosa di essere firmataria della Fashion Industry Charter for Climate Action. Mentre nelle nostre attività ci siamo impegnati a raggiungere zero emissioni, arrivare ad una riduzione del 30% nelle emissioni di gas effetto serra da parte dell'industria della moda globale entro il 2030 richiederà innovazione e collaborazione. Lavorando con gli altri firmatari della Carta crediamo di poter attuare un cambiamento sistemico e costruire un futuro più sostenibile".

Le campagne ambientaliste o politiche di Dame Vivienne Westwood hanno spesso fatto notizia. Oltre a marciare in prima fila per le strade di Londra ed usare le sue t-shirt o accessori per lanciare forti messaggi sul cambiamento climatico, la stilista ha anche intrapreso progetti molto concreti come la collezione Ethical Africa Bags realizzata a Nairobi da comunità locali con materiali di riciclo - un progetto iniziato nel 2010 in collaborazione con le Nazioni Unite e la Ethical Fashion Initiative della World Trade Organisation.

Più recentemente la stilista ha aperto le porte del suo archivio di bozzetti a Burberry per la realizzazione di una mini-collezione in edizione limitata, una collaborazione a sostegno di Cool Earth, un'organizzazione di beneficienza il cui scopo è combattere la deforestazione e il cambiamento climatico.

Bav Tailor, stilista nata a Londra di origini indiane, che ha vissuto in Nigeria e Australasia, ed ora è basata tra Londra e Milano, ha trovato in Italia piccole imprese familiari per la produzione della sua linea, per mantenere la sua collezione di qualità e livello artigianale. Ha fondato la sua label nel 2015 per portare avanti la tradizione dei suoi nonni, grandi sarti, approvvigionandosi da fornitori - in gran parte italiani - che incarnano l'eccellenza nell'innovazione, artigianalità e sostenibilità. Christopher Raeburn, diplomatosi al prestigioso Royal College of Art di Londra, si è fatto conoscere per il suo riutilizzo di tessuti militari ed in particolare per gli iconici capispalla realizzati con paracadute dismessi.

Il suo nome è diventato noto negli ambienti della moda italiani grazie alla mini-collezione Recycle creata in collaborazione con l'azienda italiana Save the Duck ed esposta a Pitti Uomo nel gennaio 2017. All'inizio del Sponsored by With thanks to 2019 è orgoglioso di annunciare il nuovo nome della sua label: “‘RÆBURN”, per segnare l'inizio di un nuovo capitolo per la sua azienda. Orsola de Castro, moderatrice della conferenza, è un nome noto tra i follower della sostenibilità. È cofondatrice della campagna digitale globale Fashion Revolution ed in passato è stata tra i fondatori, in collaborazione con il British Fashion Council, di Estethica, la showcase di moda sostenibile della London Fashion Week.

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