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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
16 nov 2022
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“Kingdom of Dreams”: Bernard Arnault è un cavaliere bianco o un cavaliere nero?

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
16 nov 2022

Imprenditore visionario o geniale manipolatore? La serie documentaristica Kingdom of Dreams si chiede: Bernard Arnault sta salvando dalla rovina le case di moda più prestigiose o sta approfittando delle loro difficoltà per accumulare ancora più ricchezza? La première si è tenuta lo scorso fine settimana a Parigi durante A Shaded View of Fashion, il primo festival di fashion film al mondo.

Gli autori descrivono questa serie in quattro episodi il “Game of Thrones“ della moda - Kingdom of dreams


Prodotta da Ian Bonhôte e Peter Ettedgui, figlio del genio britannico del retail Joseph Ettedgui, la serie di quattro episodi afferma di essere il Game of Thrones della moda. Visivamente spettacolare, raccoglie documenti di storia della moda risalenti agli anni '90, quando Bernard Arnault, poi François Pinault e suo figlio François-Henri Pinault intrapresero la corsa all'acquisizione di maison storiche come Christian Dior, Givenchy, Louis Vuitton, Gucci e Yves Saint Laurent.La serie si basa soprattutto su un attento montaggio di scatti spesso crudi, reportage dalla televisione francese, britannica e canadese, clip delle giornaliste di moda Jeanne Beker e Vix Foster, il tutto intervallato da interventi di storici della moda, giornalisti, commentatori, amici e familiari, così come interviste d'archivio con i quattro designer al centro di questa lotta di potere: John Galliano, Alexander McQueen, Marc Jacobs e Tom Ford.

Tuttavia, Kingdom of Dreams adotta una visione molto anglosassone della moda, ponendo i quattro designer precedentemente citati al vertice della piramide artistica ed esagerando chiaramente l'influenza di Anna Wintour. Alcuni designer che hanno rivoluzionato lo stile negli anni '90 non sono nemmeno menzionati: Helmut Lang, Miuccia Prada, Dries Van Noten o i notevoli maestri giapponesi Yohji Yamamoto e Rei Kawakubo, per esempio, sono tra i grandi dimenticati. Dimenticanze gravi, soprattutto se pensiamo che la prima del documentario si è svolta presso il centro culturale della Kawakubo a Parigi.

Un fotogramma della serie - Kingdom of dreams


La riflessione principale della serie è basata sul libro Deluxe: How Luxury Lost Its Lustre, una pubblicazione polemica dell'ex giornalista di Newsweek Dana Thomas, intervistata molte volte nella serie. Il libro afferma che la rapida concentrazione della proprietà delle case di moda e lusso più grandi da parte dei gruppi LVMH (Bernard Arnault), Kering (François Pinault) e Richemont (famiglia Rupert) ha portato a un calo della qualità reale dei prodotti e a un ricorso non riconosciuto alla pratica del subappalto, che molti operatori del settore respingono. In realtà, se Bernard Arnault e François Pinault sono diventati davvero immensamente ricchi, è stato assumendo e formando migliaia di artigiani per realizzare tutte le borse, le scarpe e gli accessori che li hanno resi miliardari.

Comunque, anche gli esteti troveranno nella serie motivi per cui rallegrarsi, perché Kingdom of Dreams permette di rivedere immagini eccellenti dei momenti salienti della moda: la leggendaria collezione di abiti-kimono del 1994 di John Galliano nella dimora di Sao Schlumberger, il suo debutto da Dior, le rivoluzionarie prime sfilate di Alexander McQueen e anche la sua prima presentazione newyorkese, così affollata che anche ad Anna Wintour fu rifiutato l'ingresso, ma anche la prima collezione grunge di Marc Jacobs per Perry Ellis, che lo ha immediatamente fatto licenziare, e la prima collezione di Tom Ford per Gucci.

“La moda ha avuto il suo periodo d'oro negli anni 90. Avevamo bisogno del format di una serie televisiva per raccontare questa storia. Da un lato, c'era questa nuova generazione di straordinari giovani creatori di moda, come il quartetto [menzionato nella serie], e dall'altro c'erano gli squali della finanza che si stavano lanciando nel lusso. Stavano rivoluzionando il mercato con acquisizioni ostili e grandi lotte per accaparrarsi alcuni marchi e case. I due mondi del commercio e dell'arte fanno da eccellente tela di fondo. Vedevamo i designer come una sorta di 'maghi' e ci ha divertito il fatto che la serie potesse essere Game of Thrones trasposta nel mondo della moda”, sorride Peter Ettedgui, il quale ha già prodotto un altro documentario su Alexander McQueen con Ian Bonhôte.

Un fotogramma della serie - Kingdom of dreams


Con la partecipazione di Fremantle Films e Sky, Kingdom of Dreams è già disponibile nel Regno Unito e sarà presto visibile in Francia e negli Stati Uniti.

Il festival ASVOF ha festeggiato quest'anno i suoi 14 anni nell'elegante cornice dell'Hôtel de Coulanges, dimora storica situata ai numeri 35-37 di rue des Francs-Bourgeois, nel Marais, che ospita anche la boutique di Comme des Garçons. L'attrice Caroline de Maigret, ambasciatrice di Chanel, è stata presidente della giuria e lo stilista francese Jean-Charles de Castelbajac è stato presidente onorario della cerimonia.

Gli spettatori hanno potuto scoprire Klash! L'art entre acte, una miniserie in cui Franck Perrin analizza il lavoro di artisti come Olafur Eliasson, Ai Weiwei e Orlan. Proiettato anche il film di Sara Driver sull'adolescenza dell'artista Jean-Michel Basquiat, Boom for Real.

Ma Kingdom of Dreams è stato senza dubbio il vero evento del festival e dovrebbe persino arrivare ad offendere qualche ego del settore.

Peter Ettedgui, co-regista della serie durante la première al festival ASVOF - Kingdom of dreams


François-Henri Pinault ha rifiutato di commentare la serie e un portavoce ha lasciato intendere che è improbabile che la guardi. Il portavoce di Bernard Arnault, da parte sua, non ha risposto alle nostre telefonate e non si è degnato di richiamarci. Peccato: volevamo solo chiedere al presidente e amministratore delegato di LVMH, che è anche l'uomo più ricco d'Europa, se pensa di stare dalla parte dei buoni o dei cattivi...

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