“FT Luxury Summit”: dal digitale alle frontiere dell’arte

Il 15 e 16 maggio si è svolto a Lisbona il “Financial Times Luxury Summit”. La prima giornata aveva consentito ai 400 partecipanti di ascoltare gli interventi di Nicolas Ghesquière (Vuitton), Jonathan Anderson (Loewe), Federico Marchetti (Yoox Net-A-Porter) e Guram Gvasalia (Vetements). E si è conclusa con un dialogo dinamico con Axel Dumas, CEO di Hermès. 

Axel Dumas, CEO di Hermès - FT Luxury Summit

La manifestazione si è rivelata l’occasione giusta per quest’ultimo di sottolineare che, se il ruolo degli artigiani è di dare valore alla materia prima, trovare dei nuovi modi di produrla o trovare ad essa delle alternative è oggi una delle grandi sfide della prestigiosa maison. "Il cuoio di Russia, per esempio, oggi non siamo più in grado di trovarne della stessa qualità", si è rammaricato. Dal proprio percorso di erede di una progenie di appassionati, ha tratto una lezione che ha confidato ai professionisti presenti: "È bello avere rispetto per la storia della vostra azienda. Ma non se questo comporta l’impedirvi di cambiare ciò che deve essere cambiato". Quanto al carattere unico della maison Hermès, Dumas lo ha riassunto in una frase: “Da Hermès non si fa marketing!”.
 
“Per un marchio come Hermès, tutto è possibile”, ha ribadito il giorno dopo, aprendo la seconda giornata del summit, il vicedirettore generale di Kering. Un Jean-François Palus che riassume da parte sua l'organizzazione fondamentale di un marchio di lusso a un triumvirato composto dal direttore artistico, dall’amministratore delegato e dal direttore del merchandising. “Quest’ultimo aiuterà il creativo a trovare l’equilibrio fra arte e business”. Alla domanda se Kering stia prendendo in considerazione di rafforzare il proprio portafoglio: “Abbiamo già tanto nel piatto, molti marchi che devono aiutarci a realizzare pienamente il loro potenziale”, ha risposto il responsabile. Che ha anche parlato a lungo della questione del “see now, buy now”, della necessaria apertura agli specialisti del digitale e dell’evoluzione della clientela del lusso in Cina.

Jean-François Palus, vicedirettore generale di Kering - FT Luxury Summit

“Tutti i nostri clienti in Cina hanno meno di 40 anni, tutta la nuova popolazione cinese benestante o ricca è giovane”, ha sottolineato su quest’ultimo punto Cyrille Vigneron. Per il CEO di Cartier, "L'intera questione riguarda il come parlare con loro. Ma, in fondo, i cinesi non sono così diversi nelle loro aspirazioni. Non credo che siano cinici”. Per il responsabile, la Cina sarà la prima ad avvantaggiarsi della ripresa in atto, davanti al Giappone, alla Corea del Sud e all’Europa. Per Cartier, il Chief Executive vede un grande futuro per le linee di prodotti più casual, “maggiormente indossabili in tutte le occasioni”. Soprattutto nel mercato maschile. E insiste sulla nozione fondamentale di “valore percepito” del prodotto. "Nel lusso, ci deve essere tensione tra domanda e offerta. Si dovrebbe sempre avere meno offerta rispetto alla domanda”, ricorda inoltre, aggiungendo che, per quanto concerne il digitale, sebbene l'e-commerce sia importante, “nella gioielleria/orologeria, resta un momento in cui il consumatore vuole vedere e provare il prodotto in negozio”.
 
“In passato ho lanciato un negozio fisico: è magico!”, sottolineerà più tardi a questo riguardo José Nevés, CEO del sito dedicato ai marchi di lusso e agli stlisti Farfetch. “Il concept, il merchandising, il rapporto umano... È qualcosa di magico. Ma il commercio fisico non può rimanere così com'è per sempre. Tutti i settori sono stati interessati dalla digitalizzazione, anche i jet privati”.  Per l’imprenditore, “fra molti decenni, alcuni marchi saranno ancora là. Forse persino reperibili agli stessi indirizzi. Ma questi saranno diventati degli showroom, degli experience stores, dei punti di raccolta o di servizi... La tecnologia avrà maggiori ricadute positive soprattutto per il lusso. E questo anche se nessuno ad oggi è ancora riuscito a “decifrare il codice!”.

José Neves, CEO di Farfetched - FT Luxury Summit

Al termine di questo “FT Luxury Summit 2017”, c’è stato un intervento che è sembrato riassumere perfettamente le grandi questioni che hanno scandito i due giorni di vertice: quello di Daniel Piette, ex CEO di L Capital e direttore di First Founder, attorniato in una tavola rotonda da Francesco Trapani (Bulgari) e Luigi de Vecchi (Citi). Nel suo ultimo intervento, lo specialista ha riassunto infatti quelli che, secondo lui, saranno i tre futuri vettori principali di sviluppo del comparto del lusso: “Prima di tutto la Cina, che diventerà mercato essenziale e il luogo in cui i marchi occidentali investiranno sempre di più. Poi il digitale, di cui solo adesso si stanno iniziando ad intravedere i reali impatti sul settore. E infine, la comparsa di un nuovo livello di lusso, che si pone al di sopra del lusso tout court, ai confini dell'artistico, e che renderà più confuso il confine tra lusso e arte”.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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