Valentino: moda e design dialogano nelle stanze della boutique milanese

Può capitare che Moda e Design scelgano di unire le forze per raccontare il presente e definire meglio il senso della contemporaneità. È questo il caso del nuovo progetto “Nina Chez Valentino”, lanciato dalla storica maison del lusso, che ospita dal 17 al 22 aprile, all’interno della sua boutique milanese, in via Montenapoleone, alcuni complementi d’arredo della Galleria Nilufar.

La “Stanza A”
 
In occasione della Design Week meneghina, in 5 stanze del punto vendita del marchio, selezionati capi della Fall 2018 firmati Valentino dialogano e convivono con alcuni pezzi della collezione della designer iraniana Nina Yashar.
 
“Ho lavorato con Nina perché mi piace il suo approccio colto ma sempre personale. Insieme abbiamo indagato il valore della tradizione di moda e design in un dialogo ideale”, ha spiegato il Direttore Creativo della griffe, Pierpaolo Piccioli.
 
L’intento dell’iniziativa è quello di “indagare l’identità del passato, ovvero la grande tradizione dell’estetica di Valentino e dei grandi maestri del design, per creare nuove direzioni, non retrospettive”, si legge in una nota del gruppo.
 
Simbolo e funzione sono le parole chiave della “Stanza A”, dove l’abito con serpente e l’impermeabile con drago coabitano con i Tavoli Atollo di Massimiliano Locatelli. I concetti di presenza, linea e colore sono affrontati nella “Stanza B”, dove trovano spazio le poltrone Tummen di Arne Norell e Bergere di Gio Ponti. La “Stanza C”, invece, indaga il tema ossimorico “Brutalismo e delicatezza”, declinato nella ricerca di un’armonia impossibile tra visioni primitive e visioni hi-tech.

La “Stanza D”
 
La “Stanza D” mette a confronto uno dei punti fermi del lavoro di Pierpaolo Piccioli da Valentino, gli abiti a intarsio e righe della nuova collezione, con uno dei valori fondanti del design storico, esemplificato dalla Lampada Arenzano di Ignazio Gardella. Memoria ed oblio nella “Stanza E” chiudono il percorso, perché “per ricordare il passato, dopo averlo studiato, capito e quindi ricordato fino in fondo, bisogna imparare a dimenticarlo”.

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