Tossicità nell'abbigliamento: Greenpeace nota dei progressi, ma...

Sette anni dopo aver lanciato la campagna Detox per denunciare l’impiego di prodotti tossici da parte dell’industria della moda, Greenpeace ha ricevuto l'impegno di 80 società, 29 delle quali marchi, che rappresentano il 15% della produzione mondiale d’abbigliamento. Sebbene l’ONG apprezzi il lavoro svolto da Adidas, Nike, H&M, Inditex, Mango e altri, chiede anche una mobilitazione più massiccia su questi temi.

La campagna Detox è stata lanciata 7 anni fa

Al di là della creazione di una lista nera in materia di prodotti ammessi nei loro processi produttivi, i marchi firmatari della carta istituita da Greenpeace hanno soprattutto dovuto confrontarsi con la realtà dei loro subfornitori, al cui livello gli impegni sociali e ambientali presi dagli imprenditori vanno spesso a perdersi.
 
“Dovendo confrontarsi alla realtà delle pratiche insufficienti messe in campo nella gestione delle sostanze chimiche sul terreno, i marchi hanno dovuto rafforzare le capacità umane e materiali necessarie, spesso partendo da zero, istituire procedure di formazione e fornire assistenza tecnica”, indica Greenpeace. “Oggi, (i marchi) più trasparenti comunicano l’identità di questi fornitori fino a tre livelli di outsourcing e alcuni si sono già impegnati ad includere in un prossimo futuro le tappe della produzione delle fibre tessili, all'inizio della catena di approvvigionamento”.

80 società e 29 marchi si sono impegnati nel programma Detox

In questo rapporto sui progressi, Greenpeace sottolinea inoltre che le introspezioni intraprese da una parte della filiera hanno reso possibile evidenziare il carattere non necessario di alcuni utilizzi di prodotti chimici, soprattutto dopo che varie alternative sono venute alla luce. Alternative ancora frenate da costi aggiuntivi e disponibilità. Il che non impedisce che il 72% dei firmatari dichiari di aver eliminato i perfluorati (PFC) dalla loro produzione.

80 società e 29 marchi si sono impegnati nel programma Detox

“In un’epoca in cui l’economia circolare s’impone come il nuovo mantra del settore, almeno sulla carta, le società firmatarie di Detox sono d’accordo con noi: la circolarità è possibile solo attraverso l’eliminazione preliminare delle sostanze nocive sin dalla fase iniziale della progettazione”, conclude Greenpeace.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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