SMI: nel secondo trimestre +3,8% il fatturato del tessile-moda italiano

Dopo un +2,8% di fatturato nel 1° trimestre dell’anno in corso rispetto al medesimo periodo del 2016 (con le imprese tessili che non hanno superato il +1,3%, e quelle dell’Abbigliamento-Moda hanno fatto meglio con un +3,6%), nel secondo trimestre è proseguito il trend positivo, con un +3,8% dei ricavi. Da un lato, tuttavia, il “monte” segna una lieve flessione (-1%), mentre le aziende operanti a “valle” registrano un bel +6,7%. La stima per la congiuntura nell’ultimo scorcio del 2017 è improntata alla “stabilità”, almeno per il 74% del campione di imprese intervistato nell’Indagine Congiunturale condotta da SMI presso un centinaio di aziende associate operanti in tutti gli stadi della filiera e dimensionalmente assai diversificate.

Sistema Moda Italia

Con riferimento ai mercati esteri, hanno fatto meglio le tessiture laniere piuttosto che le aziende del tessile-casa. Per le aziende del “valle” il 2° trimestre ha evidenziato i risultati migliori in termini di fatturato estero. Sulla base delle dichiarazioni del campione di aziende, l’occupazione ha segnato un +1,1% nel primo trimestre dell’anno e un +0,9% nel secondo. Per il terzo quarter ci si attende, invece, una variazione positiva in frenata al +0,3%.
 
La raccolta ordini in portafoglio, pur provvisoria, archivia un aumento del +2,7%. Più in dettaglio, gli ordini del comparto tessile chiudono con un incremento pari al +2,0%, mentre quelli dell’Abbigliamento-Moda crescono del +3,1%. Da notare, inoltre, come per entrambi i macro-comparti della filiera, sia la raccolta nazionale sia la raccolta estera si muovano positivamente. All’opposto, alcuni comparti tessili trovano nel mercato interno maggior dinamismo, tra cui la filatura laniera, la tessitura cotoniera e lo stesso tessile-casa, che tuttavia ha sperimentato tassi di crescita delle vendite estere sostenuti.
 
Nei primi 7 mesi del 2017 (sulla base dei dati Istat attualmente disponibili) le vendite estere mettono a segno una variazione del +2,4%, superando i 17,9 miliardi di euro. Parallelamente, l’import cresce del +1,9%, per un totale di quasi 12,4 miliardi di euro.   all’export il Tessile frena al +0,5%, mentre l’Abbigliamento-Moda guadagna un +3,4%; nel caso dell’import, invece, il “monte” della filiera presenta una variazione pari al +3,5%, mentre il “valle” non va oltre un +1,2%.
 
E così, nel periodo da gennaio a luglio 2017 il saldo commerciale dell’industria Tessile-Moda italiana, si porta sui 5,6 miliardi di euro, crescendo di quasi 183 milioni rispetto al gennaio-luglio 2016.
 
Esaminando i singoli comparti, sul fronte export maggior dinamismo si riscontra per la maglieria, il cui export vede un aumento del +7,5%; segue la calzetteria, che, invertito il trend, cresce del +3,6%. L’abbigliamento archivia un incremento pari al +1,1%, mentre le vendite estere della biancheria casa e del tessile tecnico risultano in crescita rispettivamente del +4,5% e del +3%. Calano invece le esportazioni di filati (-1,6%) e tessuto (-0,8%).
 
L’export di Tessile-Moda cresce sia nella UE (+1,7%), sia soprattutto nei mercati extra-UE (+3,3%). Anche lato import, le dinamiche risultano contraddistinte dal segno positivo, pur tuttavia i flussi UE non vanno oltre ad un +0,4%, mentre quelli provenienti da aree extra-UE si incrementano del +3,2%.

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Germania e Francia, prima e seconda destinazione del Tessile-Moda Made in Italy, presentano rispettivamente un incremento del +1% e una flessione del -1,3%. Più vivace risulta invece l’export verso il Regno Unito, in crescita del +3,8%, e  verso la Spagna, in crescita del +5,7%, mentre fuori dall’Europa gli USA frenano al -0,6%, la Cina cresce del +11,5% e la Russia del +13,4%, Hong Kong non va oltre un +1,4%, arretra lievemente il Giappone (-1,4%), mentre la Corea del  Sud sale del +5%.
 
Nella classifica dei principali fornitori dell’Italia, la Cina si conferma al primo posto con una quota del 20,5% sul totale Tessile-Moda importato, con un aumento dell’1,6%. Quasi un miliardo e settecento milioni di euro separa la potenza asiatica dalla Francia, secondo partner, che comunque cresce del +1,8%. Sale al terzo posto la Spagna (+13,1%), segue il Bangladesh, in aumento del +8,2%. Cala invece l’import da Turchia (-4,9%) e Romania (-8,8%).
 
Il report di Sistema Moda Italia si conclude indicando che i più recenti dati provvisori diffusi da ISTAT indicano un trend favorevole nel periodo luglio-settembre e una nuova accelerazione in agosto, con riferimento in particolare alle esportazioni, che si tradurrebbe in una variazione del +1% e del +4,4% rispettivamente per il Tessile e l’Abbigliamento su base cumulata negli otto mesi.
 
Il presidente di Pitti Immagine Claudio Marenzi, titolare del marchio di abbigliamento maschile Herno, intervenuto alla presentazione di Pitti Uomo 93, ha indicato che gli Stati Uniti sono il mercato più stabile attualmente, anche se c’è un grosso problema sui department store che soffrono, ma che è comunque legato ad un problema interno. “Per la prima volta in Italia abbiamo un segno + per i consumi: +1,3%: dopo anni di segno zero o negativo, finalmente anche l'italia riprende a crescere. Quindi siamo fiduciosi”, ha ricordato Marenzi. “Anche i dati di Sistema Moda sono incoraggianti, con 74 miliardi (al netto delle vendite interne al settore che ammontano a circa €10 miliardi) che è il totale previsto del fatturato consolidato dell’industria italiana della moda e degli accessori nel 2016 (+2,5% in un anno) mettendo dentro al dato tutto: tessile, abbigliamento, pelletteria, calzature, occhialeria, gioielli e bigiotteria. Si tratta del secondo settore manifatturiero italiano, con una quota europea che supera il 40% della moda europea”.
 
L’Italia ha esportato 58 miliardi di beni del settore nel 2016, (pari a 1/4 dell’export di tutti i Paesi UE), per un saldo commerciale di 24 miliardi di euro, che costituisce il più elevato saldo commerciale positivo con l’estero in Europa: un risultato ancora più significativo se si considera che Francia, Germania, Spagna e Regno Unito registrano tutti un saldo commerciale con l’estero negativo in questo comparto.
 
Il 7% è la quota delle esportazioni mondiali dell’Italia, che si conferma il maggior esportatore mondiale, dopo la Cina, di prodotti di moda e accessori.

Claudio Marenzi - DR

Il 20% è la quota dell’Italia nella pelle e pelletteria (escluse borse e articoli da viaggio), 12% è la percentuale dell’Italia nelle borse e articoli da viaggio (esclusi pelle, tessuto e altri materiali), il 10% è la quota dell’Italia nelle calzature, mentre superiamo la cina nell’occhialeria con il 31% del mercato mondiale.
 
L’Italia è il maggior esportatore europeo in: Cina, di pelletteria, abbigliamento, calzature e occhialeria; in Giappone, di tessile abbigliamento calzature e occhialeria; negli USA, di tessile, abbigliamento, calzature, occhialeria, gioielleria e bigiotteria.
 
Il settore della moda e degli accessori dà lavoro a 600mila addetti nell’industria e 200mila nel commercio al dettaglio, pari a 1/4 dell’occupazione europea del settore, circa il triplo della Germania o della Spagna, cinque volte la Francia o il Regno Unito.
 
“L'unico altro settore che ha dati simili è la Germania per l'automobile. In pratica, a livello europeo noi stiamo alla moda come i tedeschi stanno al comparto auto”, ha concluso Marenzi.

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