Richemont vede crescere l’utile netto nel primo semestre

Richemont, il numero due mondiale del lusso, ha riferito come previsto di avere ottenuto un incremento dell’utile netto nel primo semestre, in crescita dell’80%, a 974 milioni di euro. Nei primi 6 mesi dell’esercizio scalato 2017-18 (chiuso il 30 settembre), il suo fatturato è invece aumentato del 10%, a 5,6 miliardi di euro, ha indicato in un comunicato.

Collezione Autunno-Inverno 2017 - Chloé

A metà ottobre, il gruppo proprietario dei marchi di gioielleria Cartier e Van Cleef & Arpels aveva già avvertito che i suoi risultati sarebbero stati nettamente superiori al corrispondente periodo del 2016, soprattutto grazie alla fine di un’ampia operazione di riacquisto di stock in Asia.
 
Nel corso del primo semestre, le sue vendite nella regione Asia-Pacifico sono aumentate del 25% a cambi costanti, raggiungendo i 2,1 miliardi di euro. La Cina, Hong Kong, la Corea del Sud e Macao hanno mostrato crescite in doppia cifra, ha fatto notare Richemont, che ha sottolineato in particolare la buona tenuta della gioielleria e orologeria.
 
Nella zona Americhe, il fatturato è cresciuto del 10%, a 890 milioni, trainato dalla gioielleria, mentre la riapertura del flagship di New York per la maison Cartier e l’apertura di una boutique Van Cleef & Arpels a Miami hanno avuto un impatto positivo sulle vendite.
 
Il gruppo, proprietario fra gli altri marchi della casa di moda Chloé, ha anche menzionato il contributo, in misura minore, dell’abbigliamento.
 
Prudenza per la totalità dell’esercizio
 
In compenso, in Europa le vendite mostrano una progressione molto più moderata, crescendo del 3%, a 1,6 miliardi di euro. Su questo mercato in cui gli acquisti turistici contribuiscono a una percentuale significativa dei ricavi per gli orologieri svizzeri, Richemont ha osservato che il rafforzamento dell'euro ha pesato. Le vendite hanno registrato una crescita a due cifre nel Regno Unito, hanno ottenuto un’evoluzione positiva moderata sulla maggior parte dei suoi grandi mercati europei e sono rimaste stabili in Francia.
 
“Sebbene noi non possiamo prevedere l'ambiente in cui ci evolveremo sulla totalità dell’anno, è chiaro che i risultati dell’esercizio non avranno il livello di cescita eccezionale di questo primo semestre”, ha dichiarato Johann Rupert, il presidente del gruppo, citato nel comunicato. Il miliardario sudafricano, noto per la prudenza nelle previsioni, ha insistito sul fatto che questo balzo del primo semestre è dovuto alla base di confronto, dal momento che i risultati del primo semestre 2016 erano stati influenzati da oneri non ricorrenti per 249 milioni di euro.
 
Per affrontare il crollo del mercato degli orologi in Asia, Richemont aveva lanciato una vasta operazione di riacquisti di scorte presso i dettaglianti per riprendere i modelli che faticavano ad essere venduti e così fare spazio alle nuove collezioni. L'industria dell'orologeria aveva sperimentato una spettacolare fase di espansione grazie all'appetito dei consumatori cinesi per i beni di lusso, ma il meccanismo si era inceppato quando Pechino aveva preso alla fine del 2013 dei provvedimenti per lottare contro la corruzione che avevano fortemente penalizzato gli orologi di prestigio.
 
L’orologeria elvetica aveva poi accumulato dei rovesci di fortuna in serie, tra la cosiddetta Rivoluzione degli Ombrelli di Hong Kong nel 2014 e gli attentati in Europa seguiti all’attacco di Parigi del 2015, che avevano pesato sugli acquisti dei turisti.
 
Dopo essere diminuite per due anni di seguito, le esportazioni di orologi svizzeri si sono gradualmente riprese dallo scorso marzo.
 
“Richemont ha pubblicato dei buoni risultati in linea con le aspettative”, ha commentato Christian Weiz, analista di Baader Helvea, in una nota, il che “non costituisce una sorpresa”, ha aggiunto, tenuto conto non solamente delle indicazioni date da Richemont alla metà di ottobre, ma anche della ripresa del mercato del lusso nel suo insieme.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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