Ralph Lauren chiude Denim & Supply

Stefan Larsson l'aveva preannunciato: Ralph Lauren si focalizzerà sul proprio core business. Il CEO del gruppo statunitense, al posto di comando della società ormai da un anno, ha fatto partire il suo piano di ristrutturazione, chiamato “Way Forward”. Pieno di novità.

Ralph Lauren vuole dare a Polo nuovi argomenti nel campo del denim - Ralph Lauren Denim & Supply

Intanto, ha deciso di smettere di collaborare con i negozi multimarca meno redditizi: sembra che dal 20% al 25% dei suoi clienti wholesale non saranno più serviti. Il tempo ci dirà come questo annuncio troverà applicazione su mercati come l'Italia.

Altro annuncio, più agevole da applicare: Stefan Larsson ha deciso di stoppare la label Denim & Supply, il marchio giovane che gioca sui codici del denim, ma ispirandosi anche alle culture bohémien e militare. Annunciata con discrezione alla fine di settembre, la chiusura dell'attività del brand è stata confermata alla presentazione dei risultati trimestrali del gruppo.

“Concentrati sull'obiettivo di migliorare l'attenzione e le risorse rivolte ai nostri marchi principali, recentemente abbiamo annunciato la decisione di chiudere il marchio Denim & Supply. Risponderemo con più efficacia alle attese dei mercati del jeans con il brand Polo, migliorandone forza e capacità di penetrazione”.

Denim & Supply era nato nel 2011 con un'offerta che proponeva dei bei capi in denim miscelati con giacche e completi militari, così come alcuni pezzi forti della tendenza bohémien. Nelle ultime stagioni, l'offerta era più urban. Apprezzato per il suo lavoro sulla figura, il marchio ha però sempre faticato a sedurre il proprio target, quello dei 15-30enni, a causa di un posizionamento prezzi elevato. Era proposto dagli specialisti del jeans, ma anche in alcuni corner all'interno di grandi magazzini.

Nonostante una presenza internazionale fatta di una ventina di negozi a suo nome, Denim & Supply rappresentava una parte minuscola dell'attività del gruppo Ralph Lauren. “Quando si guarda al peso del marchio, si nota che esso rappresenta solamente il 2% delle vendite nette globali (pari comunque a circa 150 milioni di euro l'anno scorso, ndr.)”, ha precisato Jane Hamilton Nielsen, direttrice finanziaria del gruppo, arrivata all'inizio di settembre. “E quando guardiamo al nostro portafoglio di marchi, pensiamo di avere una grande opportunità nel denim, con Polo, per ritrovare le vendite di un tempo”.

La direzione del gruppo vuole far passare più segmenti possibili sotto l'ombrello dei suoi marchi di punta, come Polo. Mentre il futuro della divisione lusso è stato confermato, va adesso a porsi sul tavolo la questione dell'avvenire di marchi come Chaps o Club Monaco. Quest'ultimo possiede 59 negozi gestiti tramite dei partner licenziatari, e 77 concessioni in grandi magazzini. Abbastanza per assicurarne la sopravvivenza?

Olivier Guyot (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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