Pitti Uomo: la moda maschile italiana cresce del 3,4% nel 2017

Alla vigilia di Pitti Uomo 94, la kermesse fiorentina che porterà in scena alla Fortezza da Basso dal 12 al 15 giugno 1.240 marchi (di cui 563 esteri) su una superficie espositiva totale di 60.000 metri quadrati, Pitti Immagine ha rilasciato i dati relativi all’andamento della moda maschile italiana nel 2017, elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per SMI.

Il menswear italiano a +3,4% nel 2017 - pittimmagine.com
 
La moda uomo ha registrato una crescita del 3,4%, superiore quindi al 2,1% comunicato a livello previsionale lo scorso gennaio, arrivando a un fatturato totale di 9,3 miliardi di euro e rappresentando il 17,2% del giro d’affari totale del comparto tessile-moda e il 27,4% del solo abbigliamento. Hanno registrato performance positive la maglieria (+7,6%) e la confezione (+3,4%), mentre sono risultate in flessione la camiceria e la confezione in pelle (oltre il -2%) e le cravatte (-9,5%).
 
L’export è arrivato a rappresentare il 65,5% del fatturato totale, con ricavi pari a 6,1 miliardi di euro (+5,2%); in crescita sia le aree UE (+6,6%), che pesano per il 54,2% sulle esportazioni, che quelle extra UE (+4,1%). Nel 2017 la Germania ha superato la Francia come primo mercato estero di sbocco del menswear italiano, registrando un incremento del 10,1% per un fatturato di 662 milioni di euro. Buone anche le performance in Regno Unito, secondo mercato, che ha messo a segno un +8,3%. In crescita anche Francia (+3,8%) e Spagna (+3,9%), sebbene in rallentamento rispetto al balzo del 15,4% del 2016.
 
Sul fronte extra UE, la Svizzera ha messo a segno un +7,5%, mentre gli USA registrano una flessione per il secondo anno consecutivo, pari al -5,1%. In Far East, molto bene Cina (+18,3%) e Corea (+13,8%), mentre risultano in flessione Giappone (-5,1%) e Hong Kong (-0,5%). Più che positive anche le performance in Russia, cresciuta lo scorso anno del 19,6%.
 
Per quanto riguarda infine le dinamiche dei diversi canali distributivi, lievi progressioni sono state registrate dalle catene (+0,6%), che rappresentano il 36,8% del totale, dalla GDO (+0,3%, 21,9% del totale) e dall’universo outlet e stockisti (+1,3%). Continuano a calare dettaglio indipendente (-9,3%, 25% del totale) e ambulanti (-6,6%). Dopo il boom del +42% del 2016, in frenata anche l’e-commerce, che ha registrato un -0,2% soprattutto a causa del calo delle vendite di abbigliamento e maglieria.

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