Pitti Uomo 92: Drumohr torna sul mercato del Regno Unito

Lo storico brand scozzese di maglieria di lusso oggi di proprietà italiana ha visto crescere del 38% il fatturato 2016 rispetto all’anno precedente. “Sempre nel 2016, a ottobre avevamo comprato il Maglificio Dalmine”, indica a FashionNetwork.com il Managing Director e membro del board Stefano Negri, “e le nazioni cresciute di più lo scorso anno sono state Germania e Corea del Sud. La mission del marchio è chiaramente l’internazionalizzazione, tanto che abbiamo (ri)cominciato a distribuirci nel Regno Unito installando un pop-up store da Harvey Nichols a Londra”.

Drumohr ha rilavorato la giacca in maglia, uno dei suoi bestseller - Foto: FashionNetwork.com - Gianluca Bolelli

Il primo mercato di Drumohr è ancora l’Italia con il 50% del giro d’affari, fa sapere Negri, seguita dal Giappone con il 25% e appunto da Corea e Germania.
 
“Pensiamo di crescere notevolmente anche quest’anno in Corea del Sud e punteremo molto sui department store con una strategia di aperture di pop-up e corner dai numeri non ancora definiti”, continua il direttore generale.
 
I monomarca Drumohr sono 3 (Milano, Tokyo, Alassio), “quello di Roma è stato chiuso perché era un franchising, mentre noi preferiamo trovare una prime location gestita in modo diretto, il metodo migliore per le città importanti”, indica Stefano Negri dallo stand di Pitti Uomo 92 del marchio di knitwear e cachemire.

Un'altra proposta di Drumohr

Drumohr è distribuito in 230 punti vendita multimarca, fra i quali tutti i migliori del mercato (Colette e Le Bon Marché a Parigi, Harvey Nichols a Londra, Braun ad Amburgo, Antonia e Biffi a Milano, Ratti a Pesaro, Isetan-Mitsukoshi e Barney’s in Giappone, Lane Crawford a Hong Kong, Shinsegae in Corea e ancora Beams, Galleria, Excelsior Milano, insomma gli usuali key player più autorevoli). Il suo showroom è a Milano, in Via Manzoni, 45.
 
“Stiamo cercando di dare un’impronta lifestyle al nostro stile, ma presentando dei capi speciali ed esclusivi”, specifica a proposito del design Stefano Negri, “perché non ritengo abbia senso andare da Drumohr per comprare una giacca per così dire “normale”, ma per acquistare pezzi effettivamente riconoscibili e differenti. Abbiamo per esempio rilavorato molto la giacca in maglia, nostro bestseller da diverse stagioni, categoria di prodotto che stiamo espandendo. Addirittura con lo stesso punto cominciamo a fare dell’outerwear, e quindi modelli come il baracuta o il bomber in knitwear”.
 
“Riteniamo che questo possa essere il futuro”, continua Negri, “perché l’uomo vuole sempre più confort in ciò che indossa, pur cercando sempre un acquisto che gli consenta di usare quel capo in più occasioni. Per esempio, il blazer blu in lana è utilizzabile in modo casual-sportswear, ma indossando insieme ad esso un pantalone elegante e una cravatta lo si può utilizzare anche in una riunione d’affari. Oggi, dopo esser partiti dalla giacca formale ed esserci spostati verso la giacca destrutturata, con la giacca in maglia siamo arrivati alla giacca completamente “svuotata”, in una sua evoluzione più lifestyle”.

Drumohr al Pitti Uomo 92

Drumohr si appresta poi a debuttare con il proprio e-commerce. “Speriamo di aprirlo a novembre”, anticipa il manager, approdato in azienda nel settembre 2016 per sostituire Matteo Anchisi, passato a Dondup, e con esperienze in Ralph Lauren, Fay e da ultimo Brioni, dove era il responsabile delle vendite e dei franchising.
 
Apprezzato storicamente, fra gli altri, dal re di Norvegia, dalla famiglia reale inglese, da James Stewart e da Gianni Agnelli, Drumohr è stato fondato nel 1770, ma nel 2006 è stato acquistato dal gruppo Ciocca di Brescia (azienda familiare specializzata nella produzione di maglieria e calze attiva dal 1902, che fino a quel momento lo produceva in licenza), a sua volta parte della società Robertson of Dumfries.

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