Pellicceria Made in Italy: nel 2015 cala la produzione Façon, ma crescono le esportazioni verso USA e Giappone

Nonostante il calo registrato nei mercati di riferimento di Cina, Russia e Ucraina, lo sbocco per la ripresa della pellicceria Made in Italy nasce dall'incremento delle importazioni di pellicce italiane negli USA e nel Far East, soprattutto in Giappone. Comunque, anche nel 2015 il comparto ha manifestato diverse criticità, come nel 2014, con una produzione Façon calata dell'8,5%. A livello di committente, il peso delle griffe rimane stabile e aumenta la quota dei marchi di abbigliamento, a discapito di quelli specializzati in pellicceria, dice uno studio di AIP e PricewaterhouseCoopers.

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PRODUZIONE
Nel 2015 la Produzione a valore ha registrato un calo nella fase di Confezione dell’8,5%, causato in parte da una generale crisi dei consumi, in parte dal persistere della decrescita delle esportazioni verso importanti Paesi destinatari del Made in Italy quali Russia ed Ucraina (-34% e -30% anno su anno), in parte da un abbassamento dei prezzi medi delle pelli, in particolare in Russia (per esempio, il calo del 4% del prezzo dello zibellino), nonostante il recente, ma lieve, aumento rispettivamente del 4% e del 13% alle aste di Helsinki e Copenaghen.

A livello Wholesale si osserva un ulteriore calo nel 2015 (-6,7%) per effetto di un maggiore share (48%) delle griffe alle quali si applica un mark-up superiore. Nel 2016 si prevede che la produzione dei confezionisti decresca ulteriormente (-10,0% in un anno), e questo trend sarà osservabile anche a livello Wholesale e Retail (-11,2% e -11,3% rispettivamente). Il sentiment dei produttori per il breve-medio periodo ha infatti portato a prevedere un nuovo calo, seppure in misura più contenuta rispetto al 2015.

Sempre nel commercio all'ingrosso, i prodotti in pelliccia, siano essi capi, accessori o inserti, sono realizzati da produttori specializzati del settore in misura prevalente per il proprio brand (40%) o per le griffe (48%), e in via residuale per altri marchi di abbigliamento.

Il crescente peso delle griffe denota un cambiamento nel modo di concepire la pelliccia, che è sempre più legata al mondo del lusso, e della moda in generale, e sempre più utilizzata per creare nuovi tagli e movimento.

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Intanto, le esportazioni di prodotti di pellicceria dall'Italia hanno continuato a calare nel 2015, principalmente a causa della crisi russo-ucraina e dei cambiamenti economici che stanno avvenendo in Cina ed altri Paesi emergenti. I consumi interni sono legati a fattori macro-economici e all'andamento del mercato del lusso.

CONSUMO
Nel 2015 la quota di produzione destinata all’export ha raggiunto il 35% a valore, in calo di 2 punti percentuali rispetto al 2014. Le esportazioni sono state in costante crescita tra il 2009 e il 2013 (+31%) per poi cominciare a calare nel 2014 a causa di crisi geopolitiche e cambiamenti socio-economici nei principali Paesi importatori di prodotti di pellicceria Made in Italy. Nel 2015, il calo dell'export di circa il 13% a valore sull'anno precedente è stato dovuto alle minori importazioni di prodotti di lusso e pellicceria da parte di Cina, Russia ed Ucraina. Altri Paesi, come USA e Giappone, continuano, invece, ad aumentare le importazioni di pellicce dall'Italia.

Nonostante l'importanza dell'export, molti operatori non hanno recentemente implementato iniziative per incrementare la propria presenza nei mercati esteri, principalmente a causa dell’alta competizione e della scarsa conoscenza dei mercati esteri da parte dei brand, oltre che al diverso modello distributivo.

I principali Paesi destinatari delle esportazioni italiane nel 2015 sono stati USA (15%), Cina/HK (14%) e Francia (13%). Anche le importazioni, sebbene molto più limitate delle esportazioni, riportano un calo dell’11% rispetto al 2014 e rimangono molto concentrate (43% da Cina e Hong Kong).

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Dopo i recenti cali, i consumi Retail mostrano valori stabili intorno a 1,1 miliardi di euro. Gli operatori del settore indicano come causa principale dei bassi consumi al dettaglio fattori macro-economici, in particolare la crisi geopolitica che coinvolge Russia e Ucraina e i cambiamenti socio-economici che stanno avvenendo in Cina, nello specifico il clima di austerità promosso dal governo e la conseguente contrazione del mercato del lusso.

Di particolare interesse è il legame con la moda, che dal lato degli acquirenti appare sempre più forte in un contesto in cui la pelliccia è in continua evoluzione.

A livello di trend, pellicce corte aprono il mercato a consumatori più giovani, mentre collezioni "Nostalgia" soddisfano anche i gusti più classici. Acquistano sempre più popolarità gli inserti di pelliccia più discreti.

TENDENZE
I Trend produttivi stilistici vedono le pellicce lunghe lasciare sempre più spazio a quelle corte, che nel 2015 hanno pesato per il 60% sulla produzione, e agli accessori e inserti, che coprono il 20%. Torna a crescere la produzione di stole e ponci.

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Interviste agli operatori evidenziano che il consumatore straniero ha in genere preferenze differenti dal consumatore italiano, in quanto ricerca prodotti con maggiore qualità. Cresce però anche il numero di produttori che non crede ci sia tale differenza.

La pelliccia continua ad essere un capo di alta moda e a comparire sulle catwalks di importanti stilisti. Nella stagione 2015-2016 spiccano in particolare i collage di colori e fantasie e tagli più moderni. Rimane comunque un richiamo nostalgico al passato e alla tradizione, ma la pelliccia si afferma sempre più come un prodotto in grado di rinnovarsi e innovarsi.

Ma la pelliccia è anche simbolo delle maestranze e della tradizione manifatturiera italiana e quindi l’espressione più alta del Made in Italy e ciò che distingue i produttori italiani da quelli stranieri. Diventa quindi importante per gli operatori del settore il continuo aggiornamento alle nuove tendenze ed esigenze di acquisto del consumatore, rimanendo però fedeli agli standard e all’immagine del Fatto (Bene) in Italia, conclude lo studio che AIP-Associazione Italiana Pellicceria ha realizzato in collaborazione con PricewaterhouseCoopers.

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