Panoramica sui fatturati dei gruppi italiani nei primi 9 mesi

Luci e ombre sulle società e i gruppi del lusso e della moda quotati in Italia. I dati disponibili relativi ai primi nove mesi dell'anno - non è più fatto obbligo, secondo quanto previsto dal decreto legislativo numero 25 del 15 febbraio 2016, in attuazione della direttiva europea Transparency II - alle società quotate di pubblicare il resoconto intermedio di gestione di marzo e settembre entro quarantacinque giorni dalla chiusura del primo e del terzo trimestre dell’esercizio) mostrano, in generale, un giro d'affari in crescita per i gruppi italiani con alcune eccezioni, rappresentate da Salvatore Ferragamo, Tod's, Basicnet, Giorgio Fedon, Zucchi. E' Luxottica a detenere solidamente il primato con un fatturato reported che ammonta a 6,822 miliardi di euro, in crescita dell'1,8% rispetto ai 6,944 milioni (+1,8%) dello stesso periodo dello scorso anno e un importante incremento delle vendite sia nei mercati internazionali pari al +10,3% sia nel mercato italiano pari a +7,3%.


Prosegue la crescita del gruppo Aeffe, proprietario di Alberta Ferretti, Philosophy di Lorenzo Serafini, Moschino, Pollini, Jeremy Scott e Cédric Charlier, che ha chiuso i primi nove mesi del 2016 con ricavi consolidati pari a 213,8 milionidi euro, rispetto ai 206,5 milioni di euro dei primi nove mesi del 2015, con un incremento del 3,5%. Positivi i dati sulla redditività con Ebitda pari a 21,3 milioni, rispetto ai 17,9 dei primi nove mesi del 2015 (+19%). Vola anche l'utile che si attesta a 4,9 milioni, rispetto all’utile di 1,5 dei primi nove mesi del 2015 (+217%).

Continua il momento felice di Moncler che chiude i primi nove mesi dell'anno con ricavi consolidati pari a 639,3 milioni, rispetto a 561,5 milioni nei primi nove mesi del 2015 (+14% a tassi di cambio correnti e costanti) e performance positive in tutte le aree geografiche in cui il gruppo opera.

Giro d'affari a nove zeri anche per Yoox Nap che nei primi nove mesi dell'anno mette a segno una crescita dei ricavi 12,8% a 1,332 miliardi di euro. Bene anche il terzo trimestre dell'anno con un giro d'affari in crescita dell'11,7% a 435,4 milioni di euro. Segno positivo anche per Geox che chiude i primi nove mesi dell'anno con ricavi consolidati in incremento del 4,3% a euro 739,3 milioni (+4,7% a cambi costanti). Le calzature hanno rappresentato il 90% dei ricavi consolidati; l’abbigliamento è stato pari al 10%. 

Battuta d'arresto per un altro dei big a nove zeri, Salvatore Ferragamo, che chiude i primi nove mesi dell'anno con risultati sotto le attese: utile netto di 110 milioni di euro in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I ricavi si attestano a 1,014 miliardi di euro (-0,7% rispetto a 1.021 milioni di euro al 30 settembre 2015), mentre l'Ebitda cala dello 0,7% a 216 milioni di euro.

Altro segno meno per il Gruppo Tod’s (che comprende i marchi Tod’s, Hogan, Fay e Roger Vivier) che ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con un fatturato consolidato che ammonta a 757,7 milioni di euro, in calo del 3,7% rispetto al lo stesso periodo del 2015. In particolare Tod's 419,4 -7,5%, Hogan 171,9 -2,8%, Fay 45,5 +4,1%, Roger Vivier 119,8 +6,9%.

Per il re del cashemere, Brunello Cucinelli, crescita 'garbata', come il suo fondatore ama definire, ovvero high single digit nei primi nove mesi dell'anno: ricavi netti a 348,4 milioni di euro, +9,7% a cambi correnti rispetto al 30 settembre 2015. In contrazione le vendite di Basicnet, la società che opera attraverso un network di licenziatari: 556 milioni di euro nei primi nove mesi dell'anno rispetto ai 570 milioni al 30 settembre 2015.

Safilo ha messo a segno vendite nette per 939,1 milioni di euro, in decremento del 2,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Migliora però la performance del terzo trimestre: +1,1% a 288 milioni di euro, le cui vendite nei primi nove mesi dell'anno sono aumentate del 4,7% a cambi costanti. Per Zucchi il fatturato consolidato al 30 settembre 2016 è stato pari a 56,8 milioni di euro registrando un decremento del 14,9% rispetto all’analogo periodo dell’esercizio precedente (66,7 milioni di Euro). "I ritardi nei lanci di produzione registrati nell’ultimo trimestre 2015, a causa del processo di ristrutturazione all’epoca in corso, hanno determinato problemi negli approvvigionamenti influendo negativamente sul volume di affari dei primi cinque mesi del corrente esercizio" ha spiegato l'azienda.

Leggero calo anche per Giorgio Fedon che lima il giro d'affari dai 53,4 milioni dei nove mesi del 2015 ai 52,2 attuali. Migliora però la redditività, con un Ebitda pari a 2,9 milioni contro i 2,8 milioni al 30 settembre 2015.

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