Nonostante la CAFT, una stagione eccezionale per la London Fashion Week

Chiamatela un’eccezionale London Fashion Week, fatta di alcuni show epici, brillanti esibizioni di moda sperimentale, il debutto di un grande marchio heritage e un affettuoso addio allo stilista inglese di maggior successo di questo secolo.

Roksanda - Autunno-Inverno 2018/19 - Womenswear - Londra - © PixelFormula

La CAFT (Coalition to Abolish the Fur Trade-Coalizione per abolire il commercio di pellicce), ha preso di mira parecchi défilé, anche se molti di essi non contenevano nemmeno un centimetro di pelliccia. La loro presenza ha portato a dover adottare pesanti misure di sicurezza in tutti gli eventi e a momenti di vera tensione con il personale di sicurezza. Il fatto che fossero lì ha però rappresentato indirettamente la prova dell’enorme successo della London Fashion Week e della sua capacità di calamitare l'attenzione dei media a livello globale.
 
Le tre sfilate definitive di questa stagione sono state quelle di J.W. Anderson, Preen By Thornton Bregazzi e Roksanda, tutti eventi mattutini, il che significa che sono stati risparmiati dall'attenzione della CAFT, movimento che raramente entra in azione prima di pranzo.
 
Sebbene radicalmente diverse l’una dall’altra, ciò che ha reso queste tre sfilate così speciali è stata l’abilità di miscelare moda sperimentale con sapienza commerciale.
 
Prendiamo Roksanda Ilincic, con le sue forme organiche, gli abitini scarmigliati e una bella tavolozza di colori foschi, ispirata alle opere radicali dell’artista svizzera basata a Parigi Caroline Denervaud, che hanno portato a una collezione magnifica. Inoltre, la sua ricca proposta di borse (tote bag e tracolle in ruvida pelle martellata e colori abbinati) ha evidenziato l’abilità della designer di origine serba, il cui talento creativo si è ormai esteso agli accessori. Non c'è da stupirsi che abbia un così grande successo su Net-a-Porter.
 
Intanto, la giovane stella più celebre di questa stagione, Jonathan Anderson, ha mescolato il concettuale con il commerciale. Mixando la sua idea di un abbigliamento in “sospensione” (vestiti di calicò e abiti plissettati che fluttuavano fuori dal corpo, tutti ispirati ai kite paintings del pittore degli anni Settanta Richard Smith) con accessori spiritosi, come ciambelle di resina e una serie di scarpe da tennis declinate in una tavolozza di colori accesi da lecca-lecca
 
Anche Preen ha mostrato un’ispirazione avanguardista: le Haenyeo, pescatrici coreane che si tuffano nelle profondità del Mar Cinese Orientale per pescare molluschi e crostacei, che abbelliscono le loro mute in neoprene con magliette floreali. Il risultato: abiti da sera ecru multi-tessuto realizzati in strati di tulle, paillette e seta, rifiniti con patch costituiti da conchiglie vere, e dettagli che evocavano polipi e altre creature marine.
 
Questi tre marchi insieme sono stati da soli più stimolanti visivamente di qualsiasi cosa vista la scorsa settimana a New York. Una conferma del fatto che la capitale britannica della moda sia francamente riuscita a superare la stagione americana.

J.W. Anderson - Autunno-Inverno 2018/19 - Womenswear - Londra - © PixelFormula

Anche se c’è stato un altro momento ancor più definitivo: la sfilata dell’addio di Christopher Bailey, che ha chiuso una carriera durata 17 anni da Burberry con uno show ricco di significati politici nel suo supportare il movimento LGBTQ, dove il tartan-simbolo della casa di moda è stato rifatto come fosse una bandiera della nazione arcobaleno.
 
In questa stagione di sfilate londinesi si poteva anche apprezzare in calendario un quarto dei designer finalisti del “BFC/Vogue Fashion Fund 2018”: David Koma, Huishan Zhang, Marques’ Almeida eRejina Pyo.
 
Nessuno di loro ha realizzato show indimenticabili, anche se, ancora una volta, tutti hanno dimostrato di avere scaltrezza e buon senso a livello di business con la loro scelta di mostrare capi iconici. Non più tardi di un decennio fa, quando assistevamo ai défilé di giovani talenti britannici, sembrava sempre che per un paio di stagioni sarebbero stati degli eroi, ma anche che avrebbero scritto uno zero alla voce incassi. Internet, le sponsorizzazioni e il mentoring hanno cambiato tutto questo. Adesso i marchi alle prime armi hanno un vero futuro. È meritorio che il British Fashion Council abbia fornito 1 milione di sterline di supporto pro-bono raccolto fra i suoi partner del “BFC Fashion Business Network”; mentre i tutor hanno effettuato oltre 10.000 ore di sostegno ai giovani nel 2017. Difficile pensare che esista un’altra città così solidale con le nuove generazioni e attenta alle loro esigenze.
 
Lo stile baldanzosamente borchiato di Koma, con i suoi abiti dalle grafiche nere e argentee anni '80, gli ha fatto conquistare un pubblico fedele; così come i folli graffiti street-style che incontrano riferimenti alla storia britannica di Marques’ Almeida. Quest'ultima può anche non essere stata una collezione straordinaria, ma lo show (messo in scena in un magazzino con soffitto in mattoni e volta a botte sotto la stazione di Waterloo) è stato fantastico.
 
Come per Huishan Zhang, giovane stilista cinese che ha fatto riferimento al cinema di Wong Kar-wai, in un défilé dal quale sono scaturiti raffinati abiti per signora, sebbene piuttosto pomposi, presentati in maniera ricercata a Mayfair. Ora, se Zhang potesse dotarsi di un pulsante di auto-correzione dei propri errori e lo premesse, questo giovane dovrebbe avere un futuro interessante.
 
Londra è una città che amerà sempre una creatrice eccentrica come la meravigliosa Pam Hogg, le cui fantasie di party folli pieni di rockstar nell’East End spaziavano da “Querelle de Brest” di Fassbinder a “Le avventure del Barone di Münchausen” di Terry Gilliam, fino ai musical “Tommy” degli Who e “Godspell” di John Tetelax.
 
Anche se l'immagine che definisce la stagione la dobbiamo probabilmente ad Anya Hindmarch, la quale ha celebrato il suo amore per Londra in 29 luoghi iconici con i suoi palloncini giganti di grandi cuori paffuti, i cosiddetti “Chubby Hearts” – altri tre metri e/o fluttuanti sopra piazze emblematiche come Covent Garden. Quando è stata l'ultima volta che un designer parigino o milanese ha fatto la stessa cosa per la propria città?

Burberry - Autunno-Inverno 2018/19 - Womenswear - Londra - © PixelFormula

Comunque, nonostante la profonda preoccupazione dell'industria della moda per la Brexit, gli affari non potrebbero andare meglio. Mintel stima che nel Regno Unito le vendite di abbigliamento femminile siano cresciute del 2,9% nel 2017, per raggiungere i 28,1 miliardi di sterline (31,8 miliardi di euro) e si prevede che arrivino a 28,77 miliardi di sterline (32,6 miliardi di euro) nel 2021. L’e-commerce di moda online rappresenta il 24% della spesa totale per prodotti fashion.
 
La moda rimane un enorme datore di lavoro nel Regno Unito, con 850.000 posti di lavoro sostenuti in tutto il settore; un comparto alimentato dalle spese dei turisti. Quelli cinesi sono collettivamente coloro che spendono di più in prodotti di moda e lusso nel Regno Unito, comprandone il 23%, seguiti dagli americani con il 7%. 
 
I nuovi arrivi aggiuntisi al programma di questa stagione comprendono Delpozo di Josep Font, che ha sfilato a Londra per la prima volta. Anche se la sua visione altamente romantica dello stile non aveva la stessa eleganza e intelligenza di spirito dei suoi precedenti show a New York. La musa non canta per tutti in ogni stagione.
 
Infine, ha fatto un'apparizione in calendario anche un grande marchio storico: Johnstons of Elgin, brand di cashmere proveniente dalle Highlands scozzesi. Un lusso davvero cool, con il giusto quoziente di lettering, branding e styling, vale a dire loghi, nome del marchio e stile impeccabile al centro dell’attenzione. Celtico, fresco e intelligente.
 
Un fatturato di 74 milioni di sterline (83,9 milioni di euro) lo scorso anno, e ora Johnstons of Elgin sta cercando una location per aprire una boutique a Parigi. Restate in ascolto: questo è sicuramente un marchio da seguire.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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