Nicolas Ghesquière sull'eccentricità “site-specific” nella moda

Quando Nicolas Ghesquière ha presentato la sua quinta collezione cruise (o resort) per Louis Vuitton lunedì sera, in una famosa fondazione artistica sulla Costa Azzurra, ha praticamente inventato una nuova categoria nel design – l’alta moda site-specific, ispirata ai luoghi in cui sfila.

Nicolas Ghesquière (al centro) con DJ Woodkid (a sinistra) e Jennifer Connelly (a destra), davanti a una scultura di Joan Mirò alla Fondazione Maeght - Photo: FashionNetwork.com/ Godfrey Deeny

La linea di 61 capi presentata sul sentiero di ghiaia della leggendaria Fondazione Maeght, arroccata su una ripida collina sopra l'antico villaggio di Saint Paul de Vence, era anche volontariamente eccentrica, e l’insieme funzionava benissimo.
 
FashionNetwork.com ha raggiunto Ghesquière nel post-show dopo che lo stilista aveva posato per le foto con una dozzina di attori – compresi Sienna Miller, Jennifer Connolly, Emma Stone e Justin Theroux – per discutere del bilanciare l'arte di creare una griffe di moda forte, sapendo contemporaneamente farla essere molto attuale e in grado di essere al passo con il contesto del momento. 
 
Perché ha scelto questa location?
 
“Perché è un posto che amo da tantissimi anni. Penso di essere venuto qui più di 25 anni fa. Mi sono innamorato della fondazione e da quel momento ho dovuto tornarci più e più volte. Così, sono stato qui lo scorso luglio e sono iniziate le discussioni su dove avremmo scelto di presentare la nostra cruise collection Louis Vuitton. E quindi, quando sono tornato a Parigi ho detto: 'Perché non rendiamo omaggio alla genesi di una fondazione d'arte?’. A questa storia d'amore tra una famiglia, gli artisti e l’architettura? E ho proposto quest’idea a Monsieur Arnault (il presidente del colosso LVMH, proprietario di Vuitton), Delphine (Arnault) e Michael Burke (il CEO di Vuitton), e naturalmente gli è piaciuta molto. Ecco come tutto è iniziato, e perché siamo qui oggi”, ha risposto Ghesquière, in piedi davanti a un enorme marmo bianco di Joan Miró.
 
Negli anni ‘50, Marguerite ed Aimé Maeght, i galleristi di Miró, commissionarono a Josep Llúis Sert di cominciare a costruire lo spazio, la prima fondazione privata di arti visive in Europa. È un capolavoro dell’architettura modernista praticamente disseminato di grandi opere di scultura. Murales e dipinti giganti di Ellsworth Kelly, Marc Chagall e Vassily Kandinsky, i cui colori inondavano gran parte della collezione. Un abito da cocktail bianco, giallo, argento e nero sembrava quasi staccato da un’opera ceramica di Fernand Leger esposta su una parete della Fondazione.
 
Quali sono stati i collegamenti tra tutta l'arte moderna esposta nell’edificio e la collezione attuale?
 
“Ovviamente, ho dovuto prendere in considerazione la ghiaia! (lo stilista ride ad alta voce). Fa parte del suono e del feeling di questo posto. E poi dovevamo mostrare le nostre nuove scarpe da ginnastica”, ha sorriso, riferendosi alle straordinarie nuove sneaker alte fino alla coscia indossate dalla metà del cast di modelle.
 
“Per me è più interessante pensare che tipo di donna possa evolversi in questo tipo di ambiente. Era un mio obiettivo di fantasia. Questo show riguarda l'eccentricità. Parla di come un individuo possa creare il proprio stile, e io amo quest’idea di qualcuno che mescola le cose in un modo unico. È così che ho lavorato con Grace Coddington”.
 
La Coddington, ex direttrice moda, ora in pensione, di “Vogue America”, ha giocato con l’iconico monogramma LV per tutto lo show, inserendovi illustrazioni dei suoi due gatti, Pumpkin e Blanket, accanto a disegni del cane Labrador marrone di Ghesquière, Léon.
 
“Erano anni che volevo lavorare con Grace. Siamo amici, e tutte queste borse hanno rappresentato una bella opportunità per creare insieme. Abbiamo un rapporto cane-gatto! Lei è più persona da gatti, mentre io amo i cani”.

Sopra: un outfit dalla collezione Resort Louis Vuitton 2019 (Foto: Pixelformula). Sotto: un'opera in ceramica dell'artista Fernand Leger (Foto: FashionNetwork.com/ Godfrey Deeny)

Gran parte della collezione riflette lo stile degli spazi individuali e delle sculture realmente esposte in tutta la Fondazione.
 
“Quando siamo venuti a preparare la passerella dello show è stato difficile decidere se dovesse essere allestita nel cortile Giacometti o nel labirinto di Mirò. O davanti alla scultura di Alexander Calder sul prato di fronte all’ingresso. Ma alla fine abbiamo deciso di renderlo un tour completo della location. E la forma delle statue ha influenzato molto la mia silhouette. Assolutamente. Combatti sempre con la forza di gravità quando disegni vestiti. Vuoi che siano leggeri o sospesi, o che si muovano insieme al corpo della donna. Ecco perché c'è questa relazione tra il movimento e questi meravigliosi monoliti d'arte. C'è qualcosa di davvero magnetico in questo”.
 
Circa 600 persone hanno partecipato al défilé, la metà di esse clienti, e tutte sono state invitate il giorno seguente a visionare (e ordinare) gli outfit direttamente dallo show in un enorme showroom Vuitton creato per l’occasione sulla Croisette di Cannes. Molti dei dettagli della collezione, e la tavolozza dei colori, sembravano basati sul luogo in cui la sfilata si è svolta. Giusto?
 
“I colori di questo posto sono molto specifici. La cartella colori è molto legata agli anni Sessanta, quando la fondazione è stata costruita. Quindi, la mia risposta è stata di proporre una cartella colori che fosse più “in stile Miami”, qualcosa di molto acido”.
 
La scorsa settimana, Ghesquière ha postato su Instagram la notizia del rinnovo del suo contratto con Louis Vuitton. Il suo post è stato taggato #notgoinganywhere, e ha fatto notizia; comprensibilmente, visti tutti i sensazionali cambiamenti di direzione creativa avvenuti nelle grandi case di moda l'anno scorso.
 
Quindi, quanto è importante l'iconoclastia e l’infrangere le regole?
 
“È importante, ma è anche importante costruire un vocabolario. Ed è quanto ho fatto in cinque anni con Louis Vuitton. Tutti sogniamo di giocare con il vocabolario; escuoterlo e trasgredirlo. Ma allo stesso tempo tutti sogniamo di goderci ogni momento. Ogni designer sta cercando di rispondere al bisogno e al desiderio di avere nuove emozioni nella moda. Quindi c'è una costante ricerca di equilibrio nel voler durare a lungo e avere una propria firma distintiva, ma anche di adattarsi al contesto in cui si vive. Ecco perché ho scelto questo tipo di moda e questo lavoro”.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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