Moda: Francia vince per ricavi, ma Italia è più solida

La storica rivalità tra Italia e Francia ha uno dei suoi campi di battaglia più classici sulle passerelle. L'area studi di Mediobanca, alla vigilia della Milano Fashion Week ha messo a confronto i Top15 dei due Paesi. Luxottica è il campione del tricolore con 9 miliardi di fatturato, anche se quella che cresce di più è Valentino. E non si può non ricordare che all'orizzonte c'è la fusione con Essilor che creerebbe un colosso da 16 miliardi, secondo solo a LVMH (37,6 mld). Nel complesso però i 'bleu' fatturano e crescono di più e sono più redditizi mentre le italiane risultano più solide e molto più liquide.

Sfilata dei 20 anni di Angela Missoni alla direzione creativa del marchio - Instagram/cameramoda

La fotografia a livello mondiale del settore (dati Bain & C. Fondazione Altagamma) è scattata al 2016 (molte aziende non sono quotate e non sono disponibili dati più aggiornati), il giro d'affari mondiale dei beni di lusso si attesta a 250 miliardi (-0,4%), con stime positive per il 2017 (+5% sul 2016).

Il giro d'affari delle Top15 Moda Francia è pari a 76,9 mld, oltre il doppio di quello delle Top15 Moda Italia, ma è più concentrato, dove la parte del leone la fanno LVMH con 37,6 miliardi e Kering con 12,3 miliardi. In Italia regina per fatturato si conferma Luxottica con 9,1 miliardi, quasi tre volte più grande della seconda che è Prada con 3,2 miliardi. Quella che invece è cresciuta di più nel periodo 2012-2016 è Valentino (+155,6%), seguita da Moncler (+66,8%) e Calzedonia (+41,6%).

Anche sui margini industriali, seppur in un quadro comune di flessione, la moda italiana risulta meno redditizia di quella francese: l'EBIT margin nel 2016 delle Top15 Francia è del 17,2% contro l'11,6% delle big italiane. Hermes (32,6%), Chanel (22,4%) e LVMH (18,7%) sono i campioni francesi mentre sul podio tricolore salgono Moncler con il 28,6%, seguito da Ferragamo (18,4%) e Luxottica (15,1%).

Il 'segreto', almeno per le italiane, sembra essere la strategia di trattenere in azienda i profitti: nei cinque anni hanno cumulati profitti netti per oltre 10 miliardi ma distribuito dividendi solo per 5,5 miliardi (con un pay out medio del 54,6%, inferiore a quello della grande manifattura italiana che è del 69,3%). Invece i debiti finanziari delle italiane sono pari al 22,7% dei mezzi propri contro il 35,5% delle francesi e la liquidità sull'indebitamento è del 120% contro il 51,2% delle francesi. La più solida risulta Armani, sostanzialmente senza debiti finanziari, seguita da OTB (Diesel) e Calzedonia. Ed è sempre Armani a distinguersi per liquidità pari a 881 milioni di euro, insieme a Max Mara (1,1 miliardi) e Lir (Geox) con 428 milioni.

Mediobanca allarga lo sguardo alle 146 maggiori aziende con sede in Italia e con almeno 100 milioni di fatturato nel 2016. Complessivamente il fatturato è stato di 66,1 miliardi (+4,6%), pari al 4% del PIL nazionale (era il 3,3% nel 2012) di cui 57,6 miliardi dalla manifattura. Il 2016 si è chiuso con 3,4 miliardi di utili, l'anno migliore del periodo, pur registrando una continua erosione dei margini industriali (EBITDA margin al 9,6% rispetto al 10,9% dell'anno precedente). È attesa una crescita anche per il 2017 anche se messa sotto pressione dai cambi mentre per il 2018 è stimata una crescita mid single digit del fatturato con un miglioramento dei margini, beneficiando della scelta strategica di molti gruppo di aprire meno negozi, riducendo così i costi.

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