Miniconf si focalizza sull’omnichannel e nomina Simona Luraghi responsabile Italia

Il gruppo di moda Bambino di Ortignano Reggiolo (AR) ha nominato una responsabile Italia, incarico di nuova creazione. Si tratta di Simona Luraghi, che recentemente è stata per 2 anni Brand General Manager di Clinique e A Designer Fragrances nel gruppo Estée Lauder, e prima ancora ha lavorato per Diageo, Novartis, Unilever e Barilla, aziende in cui si è sempre occupata di direzione manageriale.

Lo stile di iDo - Miniconf

“Il piano aziendale presentato due mesi fa prevede una nuova strategia multicanale per i tre brand del gruppo Miniconf (Sarabanda, iDo e Dodipetto), che da settembre sarà totalmente digitalizzato, e una riorganizzazione dell’intera struttura italiana”, racconta Simona Luraghi. “Verranno assunte delle competenze, anche commerciali, ma si punterà molto sulla formazione di persone già interne all’azienda”.
 
“Questa nomina identifica un progetto partito in Miniconf qualche anno fa per gestire una transizione aziendale che è anche generazionale, e che durerà un paio d'anni”, afferma il Cavaliere del Lavoro Giovanni Basagni, Presidente e cofondatore di Miniconf. “Il management che ha fatto le fortune dell’azienda per 25-30 anni è andato – o sta andando – in pensione, perciò è sorta la necessità di ricostruirne la parte apicale”.
 
Primo risultato di questa transizione è stato lo spostamento del figlio del Presidente, Leonardo Basagni, ex Responsabile dell’Export e dell’E-commerce, a Direttore Finanziario, il secondo è stato la nomina della Luraghi. “Volevamo una persona che non provenisse dal settore dell’abbigliamento, per portare competenze e contaminazioni nuove al gruppo. Tra circa un anno ci occuperemo di trovare la figura che diriga la logistica e la produzione”, continua il Presidente.

“Abbiamo anche inserito un nuovo dipartimento in azienda: il trade marketing, composto da 4 persone, che collaborerà con marketing e vendite”, aggiunge la responsabile Italia. “Vogliamo portare la mentalità dal sell-in al sell-out, per aiutare i clienti, soprattutto multimarca, a rinnovarsi come imprenditori e venditori”.

Simona Luraghi e Giovanni Basagni al Pitti Bimbo 87 - G.B.-FashionNetwork.com

Il fatturato di Miniconf ha raggiunto i 73,5 milioni di euro nel 2017, con iDo (che produce 5 linee dai 0 ai 16 anni) come primo marchio con il 50% del giro d’affari, seguito da Sarabanda (che realizza anch’esso 5 linee dai 0 ai 16 anni) con il 38%, e da Dodipetto, brand storico del gruppo aretino, canalizzato nel mercato all’ingrosso (che confeziona 4 linee 0-16 anni) con il 12%.
 
Miniconf prevede una stabilità del volume d’affari per il 2018, per via degli investimenti che sta sostenendo, e una leggera crescita nel 2019, “per poter dare il via a un rilancio importante dal 2020”, afferma Giovanni Basagni.

Il gruppo toscano possiede 42 monomarca (85% ad insegna iDo), 2 e-commerce, 2 outlet (oltre a quello online) ed è in apertura il terzo outlet store fisico a Marcianise (CE), di 120 mq. di superficie. La direzione punta a realizzare un paio di altre inaugurazioni entro la fine di quest’anno. Inoltre, Miniconf è presente in circa 600 multimarca con Sarabanda e 700 con iDo in Italia. L’85% del giro d’affari è italiano e il 15% estero. “Il target è di raddoppiare la percentuale estera nei prossimi due anni”, puntualizza Simona Luraghi. Secondo, terzo e quarto mercato sono Russia (insieme ai Paesi dell’area CSI), Spagna e Regno Unito, nell’ordine. Esistono poi clienti direzionali in alcune nazioni dell’Est Europa e altri nei Paesi arabi. 

Lo stile di Sarabanda - Miniconf

Il settore della moda Bambino, in grande espansione 6-7 anni fa, da un paio d’annate sembra vivere un certo ristagno. “Ci sono due semplici ragioni per questo”, sostiene il Presidente Basagni. “Primo: al Pitti Bimbo intervengono gli operatori dei negozi multimarca, non quelli del franchising. Nell’abbigliamento bambino, il 51% del mercato in valore è coperto dai negozi multibrand; se mettiamo nel dato anche le catene arriviamo al 63%. I monomarca ne realizzano il 12,5%. C’è uno studio del 1995 che indica come le vendite di kidswear nei multimarca allora rappresentavano il 65%. Negli ultimi 4 anni c’è stato un 50% di decremento di vendite in quel canale. Andando all’estero il fenomeno è ancora più evidente: le vendite di childrenswear si realizzano nei multimarca o nei department store”.
 
E il secondo motivo? “Stiamo parlando, certo, dei due saloni più importanti al mondo nei rispettivi settori, ma forse occorrerebbe che il Pitti Bimbo pensasse a rinnovare una formula di fiera più adatta all’abbigliamento Uomo. Quest’ultimo ha un potere d’attrazione nettamente maggiore, perché pesa 3-3,5 volte il kidswear in valore e ha il doppio della quota di mercato del Bambino nei multimarca (è sul 25-30%)”, conclude l’analisi Giovanni Basagni.

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