Mercatone Uno alla ricerca di un compratore

Mercatone Uno, il marchio dell'arredamento che accompagnò i trionfi ciclistici di Marco Pantani, è in cerca di nuovo un compratore, guardando anche all'estero. Sarà pubblicato in questi giorni il secondo bando di vendita per il gruppo nato nel 1978 e in amministrazione straordinaria dal 2015, dopo essere stato travolto da un dissesto fatto di licenziamenti, cassa integrazione e soprattutto 525 milioni di indebitamento.


Il Mise ha autorizzato la pubblicazione, anche in inglese sul Financial Times, del bando predisposto dai commissari straordinari Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari. Il prezzo di base è di riferimento e non vincolante, comprensivo dei 23 immobili di proprietà, e ammonta a 220 milioni di euro per l'intera azienda.

Saranno privilegiate le offerte per tutto il perimetro di 78 punti vendita (59 operativi, 23 di proprietà), ma se non ne pervenissero saranno valutate in via subordinata anche quelle a perimetri diversi, con la facoltà di includere o meno gli immobili. Però, ha precisato Coen, "non ci sarà spezzatino" ed eventuali cessioni a perimetro diverso "dovranno preservare la sostanziale unitarietà dell'azienda".

Il primo bando per Mercatone Uno si era chiuso a settembre senza offerte vincolanti. Prevedeva un prezzo base più alto e vincoli più rigidi: 280 milioni per l'intero compendio aziendale. Di offerte vincolanti non ne erano arrivate, ma 54 manifestazioni di interesse sì. Manifestazioni che ora, data la flessibilità del nuovo bando (che si chiuderà tra 90 giorni) portano i commissari ad essere ottimisti sulla possibilità di vendita e rilancio dell' azienda. Il prezzo viene giudicato compatibile col mercato, e appetibile soprattutto per quei 500 mila mq di superficie commerciale già a reddito.

Il gruppo impiega complessivamente 3.405 persone, la maggior parte in cassa integrazione a rotazione (prorogata fino al 14 gennaio 2018), 610 a zero ore. Il risultato netto del gruppo, ha spiegato Tassinari, seppur ancora negativo nel 2016 ha avuto un "deciso miglioramento rispetto all'esercizio 2015". L'anno scorso in sostanza "l'emorragia" è stata fermata, al punto che il pareggio viene giudicato "raggiungibile nel 2018". Il gruppo recupera quote di mercato, ed è passato dal 6,6% del luglio 2015 al 10% del dicembre scorso. Il 2016 si è chiuso con un fatturato in crescita del 12%. Dato su cui hanno influito certo le riaperture di negozi (17 dal giugno 2015, che hanno permesso di far crescere del 40% i dipendenti richiamati al lavoro), ma anche a perimetro omogeneo la crescita è stata del +2%.

Quanto ai recenti risvolti giudiziari - perquisizioni e sequestri nei confronti di dieci indagati, tutti ex soci e amministratori del gruppo, accusati di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione di circa 300 milioni di euro - i commissari hanno ribadito di apprezzare l'iniziativa della Procura di Bologna "a tutela dell'azienda, dei dipendenti e dei creditori". Se il 17 maggio, all'apertura delle buste, ci sarà un'offerta soddisfacente tutte le procedure per la cessione potrebbero essere concluse entro settembre.

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