Malo torna a Canessa

Dopo 15 anni di alterne vicende, Malo torna alle sue origini con un ambizioso progetto di rilancio che punta su qualità, espansione retail e potenziamento wholesale. Da gennaio 2015 l’azienda può, infatti, contare di nuovo sulla presenza di Giacomo Canessa, uno dei due fratelli che le diedero vita nel 1972, rientrato in qualità di Amministratore Delegato.

Giacomo Canessa, da gennaio 2015 nuovo AD di Malo

Quando nel 1999 Alfredo e Giacomo Canessa cedettero l’azienda al gruppo molisano It Holding, per Malo cominciò un lento declino, culminato, dopo il crac di It Holding, nella cessione ad Evanthe (gruppo italiano Exa-Engineering for architecture, specializzato nella realizzazione di negozi per marchi di lusso, ndr.). Complice una gestione non brillante sotto l’aspetto qualitativo, gestionale e delle scelte strategiche, a metà del 2014 la proprietà di Malo è passata ancora di mano, andando ad un fondo di investimento internazionale che, essendo totalmente al di fuori dal mondo della moda, ha deciso di puntare sul know how e sulle competenze di uno dei due uomini che aveva fatto della griffe un nome riconosciuto in tutto il mondo e sinonimo di cashmere e maglieria di altissima qualità: Giacomo Canessa.
 
Malo, Campagna Pubblicitaria AI 2015

“Il 2015 segna per Malo l’avvio di una quarta gestione, che torna di fatto alla prima, quella mia e di mio fratello, che fu vincente negli anni ‘80 e ‘90. I passaggi successivi non sono stati purtroppo felici, agli investitori venuti dopo di noi sono mancati probabilmente esperienza e competenze specifiche, il marchio ha quindi perso in qualità e posizionamento”, ha spiegato in anteprima a FashionMag Giacomo Canessa. “Quando a gennaio sono rientrato in Malo con il ruolo di Amministratore Delegato, portando con me un piccolo team di persone di fiducia, ho trovato una situazione tragica: dei nostri 4 stabilimenti produttivi ne erano rimasti solo 2, i negozi erano crollati da 25 a 12, la qualità non era più quella che ci aveva reso grandi… bisognava insomma rimboccarsi le maniche. Ed è così che ho dato il via ad un piano di rilancio basato su tre asset principali: ritorno alla massima qualità e attenzione allo stile, potenziamento della visibilità attraverso l’espansione retail, riconquista dei nostri clienti wholesale e dei mercati in cui eravamo forti, come per esempio gli Stati Uniti. Il fatturato negli ultimi anni ha subito un calo, dal 31/03/2014 al 31/03/2015 è passato da 22,5 a 17,4 milioni di euro. Sono fiducioso che ci sarà un'inversione di tendenza dal prossimo anno”, precisa l’AD.
 
Lo store Malo appena inaugurato all'interno del GUM di Mosca

“Quando negli anni ‘60-’70 ci affacciamo sul mercato del cashmere – continua Canessa -  in Italia non esistevano i nomi di oggi e i nostri principali competitor erano i mostri sacri della maglieria scozzese (Pringle of Scotland, Ballantyne, Drumohr…). In Scozia, però, facevano pochi colori, super classici, scuri e con fit molto largo/fuori moda. Mio fratello ed io abbiamo avuto l’idea di portare sul mercato offerte in cashmere con tanto colore, con un nuovo modo di tingere i capi e con fit più moderni e attualizzati per l’epoca. Fu questa la nostra forza. E oggi, dopo 9 mesi di lavoro, il primo obiettivo importante che posso dire di aver raggiunto è la svolta totale sulla qualità, con i nostri clienti che se ne sono già accorti. I filati come il cashmere e il cotone li produciamo noi direttamente: compriamo le materie prime in Mongolia, poi gestiamo filatura, tintura e tessitura, con un totale controllo della qualità. Stiamo poi facendo moltissima ricerca, con uno staff specializzato per ufficio stile e prodotto, affermando l’identità della donna, nuova, più attenta alla moda e sofisticata, per un risultato sportivo-chic. Per l’uomo stiamo lavorando su colore, sulla qualità e sempre su un’offerta sportivo-chic. Abbiamo ridotto il numero delle referenze, selezionandole: la collezione donna (60% del fatturato) si compone adesso di 180 capi (100 di maglia e 80 abbigliamento) e quella maschile di circa 150 capi (80 di maglia e 70 di abbigliamento), per dei total look costruiti sì intorno alla maglia, ma che spaziano dall’abbigliamento, all’homewear, fino al beachwear, dalla camiceria al capospalla, dagli accessori in pelle, alle calzature. Per il prossimo inverno faremo anche una micro capsule di grande lusso con pochissimi pezzi in vicugna, che è una fibra delicatissima e ultra pregiata, noi disponiamo di 10kg l’anno che importiamo dal Perù, per cui si tratterà davvero di un’offerta molto selezionata”.


Lo store Malo di Mosca

Altro punto fondamentale della nuova strategia avviata da Giacomo Canessa è l’apertura di importanti negozi  al fine di potenziale l’immagine di Malo nel mondo. Solo quest’anno sono state inaugurate tre nuove boutique, la prima a Courmayeur, in giugno, cui sono seguite Saint Tropez, sulla notissima Avenue du Commerce, per finire con Mosca, inaugurata il 17 settembre sulla Piazza Rossa, all'interno del department store GUM. Si tratta del primo negozio diretto nelle Repubbliche Sovietiche, parte di un progetto che vedrà diverse aperture nell’area; un secondo store a Mosca è già in programma entro la fine dell’anno. Tra gli obiettivi a medio termine dell’imprenditore c’è, poi, la riaperture di piazze storiche che furono importantissime per Malo, quali Parigi, in Avenue Montaigne e New York sulla Madison Avenue.

Infine c’è grande attenzione rivolta al canale wholesale e alla distribuzione su alcuni mercati chiave. “Stiamo puntando sugli area manager e su pochi showroom, ad oggi abbiamo il nostro a Milano, in Via Torquato Tasso ma stiamo per aprirne uno in Germania. Vogliamo poi curare molto anche Francia e Spagna con degli area manager, nonché la Gran Bretagna. Grandi progetti negli Stati Uniti, che per noi è stato un cavallo di battaglia negli anni d’oro, dove abbiamo già un’area manager e una bravissima venditrice e stiamo studiando se aprire un nostro showroom”, aggiunge Canessa. “Altri due mercati molto importanti sono Taiwan, dove abbiamo un importatore, e la Corea, che oggi è il nostro mercato principale in Far East, insieme al Giappone (i due insieme pesano per il 20% del fatturato, ndr.). Ci sono poi alcuni nuovi clienti da nuovi mercati, a Budapest, in Scandinavia, nei Paesi Arabi. Capitolo a parte la Cina, che per ora stiamo osservando (l’azienda vi aveva aperto due negozi nel 2013, poi chiusi, a causa di problemi con il partner locale).

Oltre a quelli già citati, Malo conta due flagship a Milano, nella centralissima Via Montenapoleone e a Roma, oltre ad un negozio sempre diretto a Forte dei Marmi e uno in franchising a Venezia.

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