L’acquisto di Lancel da Richemont da parte di Piquadro: un affare vincente?

Annunciando martedì 13 marzo di essere entrato in trattative esclusive con il gigante del lusso Richemont per comprare eventualmente il marchio francese di borse Lancel, il gruppo bolognese di pelletteria Piquadro ha visto crescere il proprio titolo azionario del 4% alla Borsa di Milano, dove è quotato dal 2007. L'acquisizione potrebbe essere finalizzata entro la fine del primo semestre di quest’anno.

Uno degli ultimi modelli prodotti dal marchio francese di borse - lancel.com

Il mercato non si sbaglia. Se l’operazione dovesse concretizzarsi, potrebe permettere al marchio italiano di borse e accessori high-tech di entrare in una nuova dimensione, come sottolinea Luca Solca, analista responsabile del lusso per Exane BNP Paribas. “Questo acquisto rappresenta una buona occasione per Piquadro, che crescerebbe in modo notevolmente significativo”.
 
Fondata nel 1987 da Marco Palmieri, in origine l’azienda era principalmente focalizzata sul segmento ‘Business & Travel’ con produzione cinese. Colpito dalla crisi, il brand ha invertito la tendenza alcuni anni fa diversificandosi con prodotti anche orientati sulla moda e riportando parte della produzione in Italia. Ma soprattutto si è diversificato nel lusso, comprando alla fine del 2016 il produttore di pelletteria fiorentino The Bridge.
 
All’epoca, Marco Palmieri evocava per il suo gruppo "l'inizio di un processo di aggregazione di marchi di accessori del segmento premium". L’acquisto di Lancel sembra andare in questa direzione e potrebbe consentire all’azienda con sede a Silla di Gaggio Montano (BO) di sfruttare le sinergie con la fabbrica toscana di The Bridge a Scandicci (FI).
 
L’arrivo di Lancel nel suo portafoglio rafforzerebbe inoltre una strategia di marchi complementari. Strategia che fino ad ora si è rivelata azzeccata, perché The Bridge ha contribuito ad accelerare la crescita di Piquadro, che ha raggiunto un giro d’affari di 71,32 milioni di euro nei primi 9 mesi dell’esercizio 2017-18 che termina il 31 marzo, in aumento del 39,2%, quando invece il fatturato annuo complessivo del marchio bolognese fu di 76 milioni di euro nell’esercizio precedente.
 
Per Lancel, entrare a far parte di un gruppo di pelletteria a pieno titolo e beneficiare di una struttura produttiva in Italia potrebbe tradursi in un nuovo promettente capitolo della sua esistenza. Lo storico marchio francese di borse, fondato nel 1876 a Parigi da Angèle Lancel, è impegnato da diversi anni in un percorso di ristrutturazione.
 
Comprata da Richemont nel 1997, la griffe era già stata messa in vendita nel 2012, ma senza successo, e il gruppo del lusso si era rassegnato a tenerla. Nel 2014, mentre accumulava perdite, Lancel aveva visto crollare le vendite. Affidato a Marianne Romestain, alla testa del marchio dal 2014, il rilancio è stato fatto partire contestualmente in quel periodo, e ha fatto risalire le vendite attorno ai 130 milioni di euro con una rete di 78 boutique, secondo una fonte finanziaria.
 
“Lancel potrebbe funzionare ancora meglio se, invece di provare a competere con Gucci, Burberry o Prada, provasse a concentrarsi sul lusso accessibile, occupando la nicchia che ha visto il successo di Michael Kors, Tory Burch, Coach e Longchamp”, nota ancora Luca Solca.
 
Il pellettiere non comunica cifre, ma secondo gli ultimi risultati di Richemont pubblicati l’11 gennaio scorso, le attività esclusi gioielli e orologi, che includono i marchi Lancel, Dunhill, Montblanc, Chloé e Azzedine Alaïa, risultavano stabili nel terzo trimestre, assestandosi sui 509 milioni di euro (0% a cambi costanti, -5% a cambi correnti). E il gruppo mette in evidenza, in questa situazione di stabilità, “la crescita in particolare di Montblanc, Chloé e Lancel”.
 
Il momento sembrerebbe dunque propizio per la cessione di Lancel da parte di Richemont. Tanto più che il numero 2 mondiale del lusso ha appena visto le sue vendite ripartire dopo due anni di declino. Il proprietario di Cartier, Piaget, IWC e Jaeger-LeCoultre, fortemente colpito dalla crisi del settore dell'orologeria, ha aumentato le adozioni di misure drastiche negli ultimi due anni per rimediare alla situazione: dall’acquisto delle scorte per riacquisire gli orologi invenduti e fare spazio alle nuove collezioni, alle centinaia di eliminazioni di posti di lavoro nelle sue menifatture, passando per l’ottimizzazione della sua rete distributiva e il drastico ringiovanimento del proprio management.
 
Il gruppo ginevrino di prodotti di lusso sta anche ridisegnando il suo portafoglio marchi, focalizzandolo sul lusso e l'orologeria. A tale scopo si è separato dalla sua filiale cinese di prêt-à-porter e pelletteria Shanghai Tang lo scorso luglio, e ha comprato l’azienda milanese di pelletteria di altissima gamma Serapian, che conosceva da molto tempo, poiché negli anni ’70 e ‘80 il suo stabilimento produceva fra l’altro le collezioni in pelle di Cartier e Dunhill.
 
Inoltre, Richemont ha annunciato questo gennaio di voler mettere sul piatto 2,8 miliardi di euro per comprare il 75% che ancora non possiede del distributore italo-inglese online Yoox Net-A-Porter, allo scopo di rafforzarsi in campo digitale. L'anno scorso, Richemont ha anche acquisito una partecipazione del 7,5% in Dufry AG, il più grande dettagliante al mondo di prodotti non tassati. Da due anni, la holding finanziaria quotata alla Borsa di Zurigo e con sede a Ginevra si è anche occupata di dare al gruppo un nuovo profilo strutturale, nel quale Lancel non sembra più poter rientrare.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

Copyright © 2018 FashionNetwork.com Tutti i diritti riservati.

Lusso - AccessoriLusso - AltroBusiness