Kering deve tanto a Gucci

In questo momento da Kering ce n’è solo per Gucci. La maggioranza delle buone notizie per il gruppo francese, che ha appena reso pubblici risultati economici brillanti per il primo semestre, è da mettere nel conto del marchio fiorentino.

Le vendite di Gucci sono aumentate del 45% nel primo semestre - Gucci

“Non penso che ci siano molti gruppi della nostra dimensione che possano aumentare il loro giro d'affari di oltre un miliardo di euro partendo da una piattaforma che non si è ampliata in modo significativo”, ha dichiarato il vicedirettore generale del gruppo Kering, Jean-François Palus. “La spettacolare performance di Gucci non ha eguali nel nostro settore”.
 
Jean-François Palus era anche desideroso di sottolineare la crescita dei ricavi del gruppo al di fuori di Gucci in una call riservata con gli analisti nella serata di giovedì scorso. Il responsabile ha cautamente aggiunto che nel medio termine Kering non ha previsto di effettuare nuove acquisizioni e si concentrerà sulla piena potenzialità dei suoi asset esistenti.
 
Kering, società quotata controllata dalla famiglia Pinault, ha registrato un aumento delle vendite di gruppo del 28,2%, a 7,296 miliardi di euro. Nello stesso tempo, Gucci ha visto crescere i ricavi del 45%, a 2,832 miliardi di euro, trainati dalle crescite nel retail e nel wholesale.
 
Tuttavia, se si fa il calcolo, si scopre che il 76% dell’aumento complessivo delle vendite di prodotti di lusso di Kering proviene da Gucci. I clienti di tutto il mondo hanno visitato i negozi del marchio italiano per ammirare le ultime idee dello stilista Alessandro Michele, che è diventato il direttore creativo della casa di moda a gennaio 2015.
 
Gucci è occupato nel rifacimento della sua rete di negozi. Fino a oggi 109 di essi sono stati rinnovati sotto la direzione di Alessandro Michele, e altri 40 dovrebbero essere aggiornati entro la fine dell'anno. La griffe fiorentina ha anche previsto un accordo con il portale di prodotti di lusso Farfetch per garantire consegne in 90 minuti nelle grandi città. Inoltre ha aperto un nuovo sito di e-commerce nella Cina Continentale e ha visto crescere le vendite sul web del 52% nel primo semestre. Quindi è probabile aspettarsi una crescita ancora maggiore. “È un approccio a 360 gradi”, ha affermato Jean-François Palus sorridendo.
 
Kering, che si descrive come gruppo di lusso e di lifestyle, possiede 15 brand mondiali, tra i quali un gruppo di marchi di moda molto conosciuti come Yves Saint Laurent, Alexander McQueen, Bottega Veneta e Stella McCartney, e il marchio tedesco di articoli sportivi Puma, oggi rinvigorito. Kering può anche sentirsi particolarmente soddisfatto della performance di Saint Laurent, che ha ottenuto un incremento delle vendite del 29,7%, a 711 milioni di euro, mentre lo stilista assunto di recente, Anthony Vaccarello, ha affascinato i clienti con il suo stile oscuro e glamour.

Il direttore generale di Kering, Jean-François Palus,ha dichiarato che Kering Eyewear è “un ottimo esempio" della capacità del gruppo di sfruttare la crescita organica - Gucci

L’unica preoccupazione riguarda Bottega Veneta, che ha visto crescere le vendite complessive del 3,4%, a 590 milioni di euro. L’etichetta maschile Brioni (che ha licenziato il suo vecchio stilista Justin O'Shea dopo solo una stagione) resta nel frattempo un “figlio indisciplinato” per il gruppo, benché Jean-François Palus abbia insistito sul fatto che ci siano stati “dei progressi nei vestiti classici e su misura” grazie alla nuova direttrice creativa, Nina-Maria Nitsche.
 
Per quanto riguarda gli altri marchi, Balenciaga si è avvalso di una “accoglienza notevole” delle collezioni del suo nuovo direttore creativo, Demna Gvasalia, mentre Stella McCartney e Alexander McQueen, “hanno un buon livello di redditività”, ha dichiarato il direttore finanziario Jean-Marc Duplaix.
 
Tra le altre buone notizie, Kering ha quasi raddoppiato il flusso di cassa disponibile, a quasi un miliardo di euro, che è un altro risultato impressionante. L'Europa Occidentale ha registrato un aumento del giro d’affari globale del 42% grazie ai suoi clienti locali e ai turisti, soprattutto in Italia, Francia e Regno Unito. In America del Nord, il retail è cresciuto del 22%, grazie soprattutto ai residenti, mentre in Asia-Pacifico le vendite sono progredite di più del 31%, dappettutto salvo a Taiwan.
 
Infine, l’altra bella novità per gli azionisti è la performance di Kering Eyewear, che Jean-François Palus ha considerato “un buon esempio della nostra capacità come gruppo a sfruttare la crescita organica”. Lanciato nel2014, Kering Eyewear (segmento che riunisce gli occhiali da vista e da sole, ndr.) ora beneficia di ricavi per 209 milioni di euro, mentre un recente accordo con Richemont gli permette di svilupparsi al di fuori dei marchi del gruppo.
 
“Abbiamo la massa critica necessaria per internalizzare i nostri asset nell’occhialeria e svilupparci insieme a Richemont. Questo ci permette di costruire una nuova importante categoria. Gli occhiali sono ora molto presenti nelle nostre sfilate, pubblicità e negozi. E la divisione "Eyewear" è riuscita a mantenere il suo spirito da start-up, che noi di Kering alimentiamo”, ha detto Jean-François Palus.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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