Il settore calzaturiero chiude il 2016 a +2,4%. Ma è poco "brillante"

Il settore calzaturiero chiude il 2016 con un aumento medio del 2,4% dell’export nazionale rispetto al 2015, che sfiora i 9,2 miliardi di euro, tra calzature finite e componentistica. Risultati poco brillanti per il settore anche sul quarto trimestre 2016 che chiude con un +1,1% rispetto al periodo omogeneo del 2015, registrando una crescita più contenuta rispetto alle prime tre frazioni dell’anno.


Fra i cali più significativi quello degli operatori marchigiani (-6,7%), stabilità invece per la Campania e la Toscana (+0,5% e +0,8% rispettivamente) e aumenti per le restanti principali regioni calzaturiere, con variazioni tendenziali comprese tra il +2% della Puglia e il +14,4% dell’Emilia Romagna, che ha prontamente recuperato dopo la battuta d’arresto del 2015.

Il Veneto è risultato anche nel 2016 la prima regione per export, con un’incidenza del 27% sul totale Italia, seguito da Toscana (21%) e Marche (15,8%). Assieme, queste tre regioni coprono quasi i due terzi del fatturato estero nazionale (64,2%); le prime 7 generano ben il 93,3% in valore dei flussi in uscita.

Tra i distretti calzaturieri in crescita, Firenze si conferma al primo posto della graduatoria dell’export per provincia con oltre 1,2 miliardi di euro (+6% sul 2015), a seguire Treviso, con 1 miliardo di euro (+6,1%), e Milano, con 900 milioni di euro (+10%). Risultati negativi, invece, oltre che per le province marchigiane e per Forlì-Cesena (tutte tradizionalmente molto esposte verso la Russia), anche per Verona (-8,8%) e per Lucca (-16,2%), anch’essa caratterizzata da una domanda assai debole in Europa (pesanti cali dei flussi verso Francia, Regno Unito e Germania).

Il mercato comunitario si conferma il principale sbocco dell’export italiano 2016. È la Francia il primo mercato in valore per Veneto, Lombardia, Puglia e Campania. Nelle Marche e in Emilia Romagna, dove fino al 2014 primeggiava la Russia, ora invece è la Germania la prima destinazione. Soltanto per la Toscana, infine, è la Svizzera il principale mercato di export, grazie soprattutto al suo tradizionale ruolo di piattaforma logistica.

Dall’analisi condotta da Assocalzaturifici emerge infine che il peso del mercato russo sul totale export nel triennio 2013-2016 risulta dimezzato nelle Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Toscana e Campania. Segnali positivi sono giunti invece dalle manifestazioni fieristiche che si sono svolte nei primi mesi dell’anno, come theMICAM, dove le presenze di buyer russi hanno fatto segnare un incoraggiante +20% su febbraio 2016.

La speranza è che si giunga all’abolizione delle sanzioni dell’Unione Europea nei confronti di Mosca, che stanno aggravando il clima di incertezza indotto dalla difficile situazione economica in cui versa da tempo l’area, incidendo negativamente su tutti i comparti del Made in Italy.

Fonte: APCOM

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