Il jeans pulito ed equo rinasce ad Amsterdam

Il jeans “pulito” del futuro rinasce ad Amsterdam. Ogni anno nel mondo si produce una media di oltre 1,2 miliardi di paia di jeans, per lo più in Paesi poveri e a bassissimo costo di manodopera, e per farlo si consumano annualmente 70 miliardi di litri di acqua, senza contare la diffusione nell'ambiente di sostanze inquinanti. Intere aree specializzate, come quella de Xintang, nel sud-ovest della Cina, hanno raggiunto livelli di inquinamento insostenibili.

houseofdenim.org

Alcune industrie del denim sono corse ai ripari e da diversi anni hanno adottato tecniche per il fissaggio dell'indaco sulla tela a secco, per esempio con l'anidride carbonica invece che con l'acqua, o per l'usura e lo scolorimento del tessuto (stonewash).

Lontanissimo dai miasmi del Fiume delle Perle cinese, ad Amsterdam, una piccola azienda si sta proponendo come centro propulsivo di una rivoluzione globale: è la House of Denim, fondata alcuni anni fa da Mariette Hoitink e James Veenhoff con l'idea di creare un centro per la ricerca e l'innovazione e la promozione di un'industria jeans dallo sviluppo compatibile, tanto dal punto di vista ambientale quanto sociale. Il jeans come ricerca; il jeans come educazione, con lo slogan "Towards a Brighter Blue" (Verso un blu più brillante).

Il centro sorge in un ex deposito di tram ristrutturato (De Hallen) ad Amsterdam, ribattezzato Denim City, e ha aperto la prima scuola al mondo per stilisti jeans, che dal 2012 tiene corsi per 25 giovani fra gli allievi più meritevoli da tutto il mondo, che alla Jeans School in 3 anni imparano a padroneggiare l'intera filiera: dalla coltivazione del cotone alla vendita del prodotto finito ("From Crop to Shop"), passando ovviamente per il disegno e la sartoria.

La scuola, che attira allievi fin dalla Turchia e dalla Cina, usufruisce anche di un laboratorio di sperimentazione e lavanderia a basso inquinamento ed elevata efficienza (Blue Lab), un workshop, una collezione di tessuti e di modelli da tutto il mondo (Indigo Archive), una fondazione, una struttura di connessione globale con i potenziali partner (Indigo Embassy) e anche un piccolo marchio proprio: la Red Light Denim.

"La densità dei marchi grandi, piccoli e piccolissimi di jeans qui ad Amsterdam è una delle più elevate del mondo", spiega all'Ansa Mariette Hoitink. "L'Italia al jeans ha aggiunto il sex appeal" e ha guidato per questo l'industria negli anni '80 e '90 a livello europeo. "Noi olandesi non siamo così ferrati nello stile e nella moda, ma, storicamente, sappiamo vendere", dice Hoitink.

House of Denim, che si propone a livello globale come centro di sperimentazione e di innovazione che educhi anche alla riparazione, al riuso e al riciclaggio dei jeans e dei capi denim, collabora infatti con diverse aziende italiane. Presente alla Triennale di Milano, in corso dal 17 fino al 23 di giugno, presenzierà un forum nella capitale lombarda con varie ditte italiane e olandesi, fra cui G-Star, Denham, Tonello, Diesel, Berto, Candiani, Garmon. E' una delle varie iniziative della missione economica che accompagnerà la visita del re d'Olanda Willem-Alexander e della regina Maxima, che il 23 conoscerà una tappa a Milano.

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