Hyères: Bertrand Guyon racconta il rilancio di Schiaparelli

È con la master class di Bertrand Guyon, direttore artistico della maison Schiaparelli, che si sono aperti il 28 aprile a Hyères i diciassettesimi Incontri Internazionali della Moda organizzati dalla Fédération Française de la Couture con il sostegno del DEFI e la collaborazione dell’Institut Français de la Mode. La firma è quest’anno l’ospite d’onore del Festival di Moda e Fotografia con Bertrand Guyon presidente di giuria del concorso di moda.

Bertrand Guyon durante la sua master class - PixelFormula

Lo stilista che dirige lo stile del brand ha raccontato in questa occasione la rinascita della griffe, di cui Diego Della Valle ha acquisito diritti e archivi nel 2006. Intrigato dal nome di Schiaparelli, che figura al numero 21 di place Vendôme, direttamente adiacente al Ritz, dove pernotta abitualmente quando viene a Parigi, il boss di Tod’s ha avuto un vero e proprio colpo di fulmine per questa stilista nata a Roma, che nel 1927 ha fondato la sua casa di moda a Parigi “con lo spirito della couture parigina”.
 
“Si tratta di una storia personale. Schiaparelli non appartiene al gruppo Tod’s, ma a Diego Della Valle, che ha voluto ripartire dall'inizio per rilanciare il marchio. Così, nel corso degli anni ha acquistato una gran parte dell’edificio che la maison aveva occupato in passato”, ricorda Bertrand Guyon. L’imprenditore marchigiano non ha lesinato sull’impiego di mezzi per rilanciare nel 2012 questo marchio leggendario, posizionandolo su un segmento esclusivo.
 
È stato Christian Lacroix a realizzare la prima collezione d’inaugurazione, presentata nel luglio 2013, che non è stata commercializzata. In seguito è stato chiamato lo stilista italo-scandinavo Marco Zanini, al quale è succeduto nell’aprile del 2015 Bertrand Guyon, conosciuto in particolare per il suo lavoro per Pierre Cardin, Givenchy e Lacroix per 10 anni e per Valentino per un periodo di sette anni.
 
“Schiaparelli non è una semplice casa di moda. Fa parte della storia della moda del XX secolo e nello stesso tempo ha avuto un’attività limitata poiché il suo business nella couture è durato solamente 20 anni, anche se il nome ha resistito nel tempo grazie all'attività nei profumi. Si tratta di una piccola griffe con un nome emblematico, un po’ come quello di un giovane designer”, sottolinea il direttore artistico.
 
“Troppo spesso si riduce Elsa Schiaparelli solamente al suo lavoro con i surrealisti. Ma non è così. Proprio come non è vero il fatto che il colore rosa shocking sia onnipresente nelle sue creazioni. Lei ha iniziato facendo maglieria. Grazie al successo ottenuto, ha cominciato a proporre capi per lo sport, inventando lo sportswear. È stato solo molto tempo dopo che il suo lavoro è diventato più artistico. Ma anche in questo caso i suoi vestiti erano assolutamente portabili”.
 
“Il suo colpo di genio è stato quello di avere per prima l’iniziativa di collaborare con gli artisti della sua epoca. Ma lei non voleva essere puramente artistica. Bisognava che l’azienda andasse bene commercialmente. Era una business woman molto cosmopolita, che si divideva tra Parigi, Londra, l’Italia e gli Stati Uniti. In pochi lo sanno, ma nel 1930 vendeva più profumi di Chanel! Lei era in anticipo sui tempi”, prosegue Bertrand Guyon.

Una creazione di Bertand Guyot esposta a Hyères durante il Festival - Schiaparelli

Lo stilista porta come prova il modo in cui “Schiap”, come la soprannominavano i suoi amici, è stata letteralmente "saccheggiata". Dal tessuto stampato col motivo del giornale del 1933 ripreso da John Galliano all’occhio con la lacrima che ha recentemente ispirato Alessandro Michele da Gucci. “Quando cito alcuni dei suoi motivi o elementi originali, mi capita di essere accusato di copiare, perché nel frattempo questi sono già stati ripresi da altri!”
 
Ma nulla del lavoro di questa incredibile storia è stato registrato. Inoltre, esistono poche opere sulla maison e praticamente nessun archivio. Tranne per alcuni ritagli di giornale dell’epoca, e dei fac-simile delle illustrazioni della stilista, non esiste un suo archivio tessile.
 
“Quando sono arrivato avevo una conoscenza molto superficiale di Elsa, a parte i suoi modelli iconici. Ogni mese vengo a scoprire nuovi aspetti della sua personalità”, afferma Bertrand Guyon. “La mia missione era difficile ed è tale ancora oggi. Dovevo studiare e trarre ispirazione dagli archivi o prenderne le distanze? In realtà realizzo un equilibrio tra i due aspetti, in cui istintivamente metto tanto di me”.
 
Da quando si è rilanciata, la maison Schiaparelli ha ripreso la propria attività sartoriale sviluppando, a fianco dell’alta moda, una linea di prêt-à-porter di altissima gamma, di “prêt-à-couture”, che propone capi quotidiani lavorati nei minimi dettagli e materiali da sartoria. “Volevamo far scoprire la griffe e mostrare che l’alta moda non è fattta solo di vestiti da mettere sotto una teca di vetro. Oggi abbiamo la fortuna di avere una meravigliosa clientela internazionale. Si tratta di una vera attività commerciale”, conclude il designer.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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