Gucci rafforza il suo impegno per la sostenibilità con Gucci Equilibrium

Gucci rafforza il suo impegno per la sostenibilità con Gucci Equilibrium: il portale online segna un nuovo capitolo per la casa di moda di proprietà del gruppo francese Kering e diventa il cuore pulsante delle iniziative di tutale ambientale, delle persone e di nuovi modelli produttivi della griffe.

La homepage di Gucci Equilibrium - equilibrium.gucci.com

Il nome, “Equilibrium”, ben esemplifica la vera sfida raccolta da Gucci: assicurare ai clienti l’alta qualità dei propri prodotti, mantenendo, al contempo, un impatto sociale ed ambientale positivo. Il tutto si traduce, infondo, nella ricerca di un difficile equilibrio tra urgenza estetica, seguire ciò che è bello, e agire etico, fare ciò che è bene.
 
Per districarsi in questo percorso che tanto rassomiglia a una selva oscura, Gucci si affida a un nuovo approccio mentale e operativo, che definisce “Cultura dello Scopo”, una sorta di “Virgilio” dantesco che guida la maison nelle scelte aziendali da compiere, sul come e su dove investire e spendere le proprie energie.
 
La piattaforma, una vetrina digitale pensata per ospitare gli obiettivi e le azioni concrete realizzati dalla maison fiorentina in fatto di sostenibilità, punta ad ispirare e motivare l’intera industria della moda. Ricerca di materiali meno inquinanti, identificazione dei processi meno invasivi, creazione di soluzioni innovative e cura delle persone e dei lavoratori sono le parole chiave del progetto.
 
Parità di genere, diversità e empowerment delle donne sono alcune delle battaglie sostenute dalla griffe, che si impegna ad assicurare la parità di genere ad ogni livello aziendale entro il 2025.

Il progetto “I Was a Sari” - equilibrium.gucci.com
 
Sul tema del processo produttivo, Gucci ha stretto una forte collaborazione con alcune realtà innovative, tra cui H-Farm, Singularity University, Fashion for Good e Plug and Play, per promuovere la ricerca sul fronte della sostenibilità dei materiali e dei modelli di business.
 
Tra le tante iniziative spicca l’impresa sociale dedicata al riciclo degli scarti di produzione “I Was a Sari”: un programma lanciato da Stefano Funari nel 2013, basato sull’economia circolare, che prevede la collaborazione con donne svantaggiate dell’area di Mumbai e impegnate nella riconversione dei sari.

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